Cinque settori che potrebbero beneficiare o essere colpiti dall’inflazione

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Rebecca Chesworth, senior equity strategist di SPDR ETFs (gruppo State Street Global Advisors) analizza i settori che potranno beneficiare o subire gli effetti del possibile aumento delle pressioni inflazionistiche

Per molti investitori, l’inflazione oggi rappresenta una minaccia di gran lunga maggiore del COVID per i mercati. Mentre si può discutere per quanto tempo e per quanto ancora i prezzi possano salire, ci aspettiamo che i timori relativi all’inflazione persistano almeno nel breve termine, fintanto che i pacchetti di stimolo, i prezzi delle materie prime e le riaperture continuano a manifestare i loro effetti. È probabile che l’inflazione sia maggiore negli Stati Uniti, la cui economia sta vivendo una fase di veloce ripresa economica, rispetto alle regioni del mondo che devono ancora fare i conti con l’output gap. 

L’impatto dell’inflazione sui settori

Dato l’impatto dell’inflazione sul potere d’acquisto dei consumatori e delle aziende, diventa rilevante prendere in considerazione la possibilità di trasferire il maggiore costo degli input. Il risultato netto per settore è determinato da una combinazione di fattori, quali l’elasticità della domanda o la disponibilità del prodotto. L’impatto dei tassi d’interesse più alti è un altro fattore importante da tenere in considerazione, dal momento che spesso l’aumento dei tassi va di pari passo con le pressioni inflazionistiche e si traduce in conseguenze non omogenee per i vari settori. Recentemente abbiamo assistito all’incremento dei rendimenti obbligazionari, ma le principali banche centrali non sembrano aver intenzione di introdurre una stretta monetaria.

Nel complesso, i settori ciclici tendono a sovraperformare quelli difensivi durante i periodi di aumento dell’inflazione.

Di seguito, prendiamo in considerazione i vari tipi di impatto che un aumento dei prezzi può avere su cinque settori: tre potrebbero subire un effetto positivo e due negativo.

 

Materiali: Un settore che può essere il punto di partenza per il superciclo delle materie prime

Le materie prime, compresi tutti i tipi di metalli, il petrolio e i principali prodotti agricoli, hanno sperimentato una forte crescita all’inizio dell’anno e rappresentano uno dei fattori che ha portato al rialzo delle aspettative di inflazione. I prezzi stanno rispondendo sia ai driver di domanda relativi alla riapertura delle economie sia all’impatto sull’offerta causato dal COVID.

Riteniamo che le società minerarie siano ben posizionate nell’attuale ciclo per trasferire sui clienti i prezzi più alti dei metalli industriali. Anche se gli aumenti dei prezzi spesso stimolano una nuova offerta in questo settore, possono volerci diversi anni per ottenere i permessi e costruire nuove miniere, quindi l’attuale dinamica di domanda e offerta potrebbe persistere.

Anche i produttori di prodotti chimici e i produttori di materiale edile stanno assistendo a trend positivo per la domanda e l’offerta, anche se dovranno subire una pressione sui costi derivanti da manodopera e materie prime.

Energia: il beta di inflazione più elevato

L’aumento dei prezzi del greggio di quasi il 25% da inizio anno ad oggi si sta traducendo in aumenti elevati dell’inflazione sia nei mercati sviluppati sia in quelli emergenti. Il settore dell’energia è molto sensibile a questo aumento. La correlazione dello 0,6 tra l’S&P 500 Energy e l’inflazione negli ultimi 10 anni è tre volte superiore a quella media dell’indice statunitense. Esiste un collegamento diretto tra i prezzi del petrolio e del gas – che sono una componente core ma volatile dei dati dell’indice dei prezzi al consumo – e i titoli del settore dell’energia, che hanno una forte correlazione con i futures sul petrolio. Per ogni aumento dell’1% dell’indice dei prezzi al consumo, l’indice S&P Energy 500 sale mediamente del 9% (negli ultimi 10 anni).

La capacità delle aziende del settore dell’energia di trasferire l’aumento dei prezzi varia a seconda dell’industria, ma nel complesso i benefici si possono osservare tramite i forti miglioramenti delle stime degli utili negli ultimi mesi. Guardando al futuro, l’attuale equilibrio tra domanda e offerta potrebbe indebolirsi qualora dovesse verificarsi un qualsiasi deterioramento dell’accordo OPEC+ per limitare la produzione e il ritorno del fracking a prezzi più elevati. Il settore dell’energia ha una maggiore correlazione con l’inflazione, ma allo stesso tempo soffre di un alto livello di volatilità, che danneggia i rendimenti corretti per il rischio nel lungo periodo.

 

Industriali: Riapertura e i benefici dei pacchetti di stimolo

Il settore industriale è particolarmente eterogeneo, includendo produttori del comparto aerospaziale, dell’ingegneria elettrica, società fornitrici e di consulenza del settore dei trasporti e, pertanto non è facile offrire delle indicazioni generali a riguardo. Tradizionalmente però il settore beneficia dei trend ciclici in questa fase della ripresa economica. I possibili driver di performance di quest’anno includono un ritorno delle spese in conto capitale, un continuo percorso di modernizzazione dei processi di produzione e nuovi ordini come conseguenza dei pacchetti di stimolo fiscale.

Le componenti dei prezzi degli ultimi dati PMI statunitensi segnalano l’intensificarsi delle pressioni inflazionistiche, con i produttori che soffrono l’impatto degli aumenti dei prezzi degli input, vicini ai massimi degli ultimi quattro anni, così come beneficiano dell’aumento dei prezzi del prodotto finito, ai livelli massimi da gennaio 2017. Ancora una volta, è importante osservare la capacità delle diverse industrie nel far ricadere gli aumenti dei costi sui consumatori. Il settore industriale è la scelta ciclica più opportuna per avere una elevata correlazione all’inflazione ed evitare un’elevata volatilità.

Utility: limitato potere di determinazione dei prezzi

Le società del settore delle utility hanno un rapporto complicato con l’inflazione. Attualmente, i fornitori di elettricità, gas e acqua devono affrontare costi di input più elevati di alcune materie prime, come il carbone e il gas naturale, che potrebbero avere un impatto sui margini di profitto. Queste società hanno un limitato potere di determinazione dei prezzi, dato che una parte significativa dei loro flussi di entrate è regolamentata.

I regolatori nazionali o statali detengono il controllo su prezzi, produzione e ambiente in cambio della concessione del monopolio. I prezzi vengono fissati in modo da permettere ai fornitori di ottenere un ritorno specifico sul capitale dalla loro attività. Se i costi per queste aziende aumentano a causa dell’inflazione, viene concesso loro di aumentare i prezzi per farli ricadere sul cliente finale. Tuttavia, a seconda della regolamentazione, i costi più alti potrebbero non essere recuperabili fino al prossimo ciclo di contrattazione.

Si stima che il 60% degli utili del settore a livello globale derivi da attività regolamentate coperte dall’inflazione, fattore che offre una certa protezione, ma varia a seconda della regione e del business. La generazione e la fornitura di energia elettrica sono in gran parte deregolamentate (vale a dire che i profitti sono soggetti ai prezzi di mercato), mentre la sua trasmissione e la distribuzione tendono ad essere disciplinate e possono riuscire a recuperare l’inflazione nel corso del tempo. Quindi le utility integrate, che rappresentano gran parte del settore, non hanno necessariamente un alto grado di protezione dall’inflazione.

Prodotti di prima necessità: Consumatori sensibili al prezzo e forte concorrenza

Il settore dei beni di prima necessità include rivenditori di generi alimentari, produttori di cibi e bevande e fornitori di prodotti per la cura della casa e della persona. Queste aziende sono relativamente difensive a causa della relativa inelasticità della domanda dei beni che offrono, ma soffrono di basse barriere all’entrata. La quantità di concorrenza, così come la forte commoditizzazione del prodotto e dell’etichettatura, si traduce nel fatto che spesso le aziende fanno fatica a trasferire i costi, a meno che non possiedano marchi leader di settore o un’offerta esclusiva. I margini di profitto sono sotto costante pressione, che può intensificarsi durante i periodi di inflazione.

I cambiamenti della supply chain causati dalla pandemia non sono stati di supporto e potrebbero tradursi in un cambiamento forzato dell’approvvigionamento in futuro. Inoltre, il desiderio di produrre in modo più sostenibile spesso porta a costi di produzione più elevati. Ci sono però alcune tendenze positive a lungo termine, tra cui la valorizzazione e una maggiore consapevolezza dell’importanza della salute e del benessere, fattori che potrebbero portare a un aumento dei prezzi dei prodotti. I dati recenti mostrano un’inflazione dei prezzi dei prodotti alimentari molto bassa e piccoli aumenti anticipati rispetto alla media stagionale per i prodotti per la cura della casa. Allo stesso tempo, i costi degli input in tutto il settore stanno affrontando pressioni sui prezzi delle materie prime e sui costi di distribuzione.

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