A cura di Luca Finà, Head of Active Equity di Generali Asset Management

Il 2024 appresta a chiudersi in modo molto positivo per gli indici azionari globali, con quasi tutti i principali mercati che stanno realizzando performance comprese fra il 10% e il 30%, fatte salve poche eccezioni.

I primi mesi dell’anno sono stati caratterizzati da rialzi già a doppia cifra in tutte le aree sviluppate, guidati prevalentemente da risultati societari superiori alle attese degli investitori, da aspettative su futuri tagli di interesse da parte delle Banche Centrali e dalla continua sovraperformance del settore tecnologico, in particolare, delle “solite” MegaCaps.

 

Fra il secondo e terzo trimestre, gli andamenti dei differenti “paesi” e “aree” hanno iniziato a divergere in modo anche significativo, a causa sia di ragioni economiche che politiche. Mentre le Banche Centrali dell’Eurozona (giugno) e degli Stati Uniti (settembre) iniziavano ufficialmente la tanto attesa dagli Investitori attività di “easing” monetario.

Da un lato, gli Stati Uniti hanno continuato a mostrare dati macroeconomici e risultati societari molto solidi, con gli “indici” che ai primi di luglio registravano i nuovi massimi dell’anno.

Dall’altro, l’Europa e in particolare l’Area Euro si è invece dovuta confrontare con alcuni esiti elettorali, in primis quello in Francia, che hanno portato incertezze tuttora presenti, e un  economia in continuo indebolimento soprattutto sul fronte manifatturiero; incertezze, che insieme ad una Cina ancora debole e alle preoccupazioni su possibili “dazi” in caso di vittoria “Repubblicana” negli Stati Uniti, ne hanno condizionato l’andamento portandola a sottoperformare materialmente gli indici globali.

A fine luglio/inizio agosto, complici alcuni dati negativi in US, una bassa liquidità stagionale, un cambio di politica monetaria in Giappone e gli impatti di marcato posizionamento su strategie di carry trade chiuso velocemente, i mercati azionari globali hanno “ritracciamento” quasi di circa il 10%, recuperato poi prontamente nel giro di poche settimane.

L’ultimo trimestre è di fatto stato caratterizzato e impattato dall’esito delle elezioni americani, con la vittoria di Trump che ha spinto la fiducia e i listini US ai massimi dell’anno sia in termini assoluti che relativi, salvo un ritracciamento nella seconda metà di Dicembre a causa di un atteggiamento più prudente della Federal Reserve americana nei confronti politica monetaria nel prossimo anno.

Nel 2025 il mercato azionario inizierà l’anno con una economia forte e attese di crescita degli utili vicine al 15% ma valutazioni storicamente alte negli Stati Uniti. Mentre con valutazioni storicamente più contenute ma maggiore incertezza economica e politica in Europa.

Considerando inoltre che l’indice azionario globale negli ultimi due anni è salito quasi del 50%, sarà necessario che le attese sugli utili societari e la fiducia nella nuova amministrazione Trump siano rispettate o addirittura “battute” per avere un terzo anno di soddisfazioni sui mercati equity mentre, un efficace “stimolo fiscale” con recupero dell’economia Cinese” e un accordo in “Ucraina” sarebbero gli scenari perfetti per un rinnovato di interesse su un attualmente “trascurato” mercato europeo.


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Redazione

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