Contesto precario. I mercati finanziari non sono certo di facile lettura in questi tempi: le variabili in gioco sono diverse e la direzionalità dei corsi è incerta. Vincenzo Vedda, chief investment officer, DWS

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«Al momento è praticamente impossibile formulare previsioni significative sul se, come e quando la crisi giungerà al termine», afferma Vincenzo Vedda, chief investment officer di Dws, «allora non resta che guardare a quanto successo in passato, in momenti paragonabili a quelli attuali e fare dei raffronti», da cui emergere che la situazione attuale presenta caratteristiche simili a quelle pregresse, durante le quali dopo una correzione degli indici di mercato gli indici hanno ripreso al rialzo.

Continua l’incertezza

L’incertezza dei mercati traspare anche nei dati. Vedda sottolinea il raddoppio dell’indice di volatilità Vix (30) da dicembre 2025 prima di ritirarsi a 21 in seguito all’annuncio della tregua in Medio Oriente. Dallo scoppio della guerra, si sono registrate perdite in quasi tutte le classi di attività (azioni, obbligazioni e persino oro), ma, secondo il cio, l’impatto del conflitto nel Golfo risulta attualmente gestibile e l’atteggiamento dell’asset manager nei confronti del mercato rimane costruttivo, nonostante siano attesi fasi di aumento della volatilità. Certamente, la situazione potrebbe sensibilmente cambiare se ci si trovasse di fronte a un prezzo del petrolio che rimane elevato per un lungo periodo: le prospettive di crescita peggiorerebbero notevolmente, con l’Europa e l’Asia che sarebbero probabilmente tra le regioni più gravemente colpite. Inoltre, i danni causati dalla chiusura dello Stretto di Hormuz rischierebbero di protrarsi, con l’interruzione delle catene di approvvigionamento che si tradurrebbe in un indebolimento degli utili societari.

Ma gli operatori finanziari, per il momento, si attendono che la situazione gradualmente migliori come è testimoniato dai prezzi forward del greggio, la cui curva rimane in backwardation (ossia il prezzo spot è superiore al prezzo dei relativi contratti futures con scadenza futura). Detto ciò, ricorda Vedda, gli effetti negativi causati dalla limitazione del traffico delle merci e il conseguente aumento dei prezzi dei beni in questione o di quelli a essi collegati dovrebbero essere un evento una tantum, così come l’aumento dell’inflazione complessiva. L’asset manager, però, prevede che, se la crisi dovesse rientrare, le quotazioni del greggio scenderanno ai livelli pre-conflitto.

Cosa fare sui mercati

Lo scenario di fondo, con il rischio di crescita in rallentamento e inflazione in aumento, vede riflesso nei prezzi di mercato una divergenza di comportamento da parte delle banche centrali: la Bce è attualmente attesa aumentare 2,5 volte i tassi d’interesse, mentre la Fed dovrebbe diminuirli. Pesa su questo divario il costo dell’energia. In Germania, l’inflazione è balzata al 2,7% a marzo dall’1,9% di febbraio, mentre nell’area dell’euro è salita al 2,5% dall’1,9%.

In un contesto così incerto, oltre alla diversificazione, il Cio vede opportunità, una volta terminato il conflitto, in titoli azionari nel settore dell’energia alternativa e nucleare, dell’edilizia e dell’ingegneria, nonché del settore della difesa, in particolare in Asia e in Europa. Vedda infatti pensa che i corsi dei titoli abbiano già corretto più della media storica di eventi paragonabili, spazzando così via l’ipotesi che vi sia un eccesso di ottimismo da parte degli investitori: «I mercati azionari non guardano all’imminente, ma considerano le aspettative per i prossimi sei-12 mesi degli utili aziendali, il cui livello di sensibilità all’aumento del costo delle materie prime, petrolio in primis, varia e, come nel caso dell’S&P500, è ultimamente diminuito. Va anche ricordato come le stesse imprese siano, in generale, diventate più resilienti alle oscillazioni dei costi energetici.

L’asset manager continua a preferire il mercato azionario europeo e asiatico a quello americano:

le valutazioni di quest’ultimo (soprattutto del Nasdaq) non sono incentivanti e, vista ancora l’alta concentrazione su una decina di titoli legati alla tecnologia, sarebbe preferibile individuare alternative in alcuni segmenti della catena del valore che sono indispensabili nella diffusione dell’intelligenza artificiale. Sebbene i rendimenti dei governativi siano aumentati per validi motivi dato l’aumento delle aspettative di inflazione, l’incremento appare eccessivo. Ciò vale soprattutto per i Treasury statunitensi a breve termine, e in misura minore per i Treasury statunitensi a dieci anni e i Bund tedeschi.

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Pinuccia Parini

Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav