Andrew Chang, Analista degli investimenti azionari di Capital Group

Corea del Sud

 

La riforma societaria è uno dei pilastri fondamentali del processo che definiamo la “Grande ristrutturazione globale”. Negli ultimi anni, i mercati azionari asiatici in particolare hanno affrontato una difficoltà persistente: il disallineamento tra gli azionisti di maggioranza e gli investitori di minoranza. I rendimenti per gli azionisti in Asia sono rimasti costantemente indietro rispetto a quelli statunitensi, e hanno spinto i capitali verso i mercati occidentali. Questo ha messo in evidenza la necessità di un cambiamento.

La Corea del Sud sta aprendo la strada in questa direzione, sostenuta da un forte appoggio presidenziale – dopo l’elezione, a giugno 2025, del democratico Lee Jae Myung.

Il suo obiettivo è ribilanciare gli asset delle famiglie con un progressivo spostamento dagli immobili ai mercati dei capitali, nella convinzione che ciò possa contribuire a risolvere alcune delle principali criticità del Paese, tra cui l’elevato indebitamento delle famiglie e la sostenibilità del reddito per una popolazione di pensionati in rapida crescita.

È dunque probabile che nei prossimi anni il mercato azionario coreano sarà favorito dall’intensificarsi dell’attivismo azionario e da maggiori afflussi di capitale.

I chaebol sono dei conglomerati a controllo familiare coreani. I 15 chaebol più grandi rappresentano oggi due terzi del mercato azionario coreano e il persistente disallineamento con gli azionisti di minoranza continua a esercitare pressione sulle valutazioni.

I chaebol “governano” la Corea

Andrew Chang

Questo gruppo di 15 chaebol esercita una forte influenza sull’intera economia, estendendosi ai media, alla sanità, alle istituzioni pubbliche e persino allo sport professionistico. Pur essendo organizzati come entità giuridicamente distinte, nella pratica questi gruppi a controllo familiare operano come organizzazioni fortemente integrate – non sono una semplice aggregazione di società indipendenti quanto piuttosto ecosistemi aziendali unificati.

Le affiliate in genere condividono una visione a lungo termine, oltre a branding, cultura aziendale, percorsi di carriera e in molti casi la sede centrale. Le principali acquisizioni e i progetti di investimento su vasta scala sono spesso coordinati e finanziati a livello di gruppo e non dalle singole controllate. Anche le promozioni a livello dirigenziale vengono gestite centralmente, con annunci coordinati e frequenti trasferimenti infragruppo di personale senior.

I chaebol sono profondamente radicati nella società coreana e le loro origini risalgono al regime militare di CH Park negli anni Sessanta. L’amministrazione Park selezionò deliberatamente gruppi come Samsung, Hyundai, LG e Daewoo per guidare lo sviluppo delle industrie chiave. A questi conglomerati fu affidato il compito di attrarre capitali esteri.

Nuove priorità: dalle dimensioni al valore

L’era del regime militare autoritario appartiene al passato e molti chaebol sono oggi guidati da eredi di terza o quarta generazione, altamente istruiti e con formazione internazionale. Di conseguenza non sono più esclusivamente focalizzati sulla crescita dimensionale o sulla generazione di valuta estera come in passato. Tuttavia, l’enfasi sulla dimensione del gruppo resta evidente: i chaebol continuano a investire in modo aggressivo in nuove attività, spesso con l’obiettivo di ampliare l’impronta strategica a lungo termine del gruppo e diversificare i rischi settoriali.

Anche se questo approccio può risultare sensato a livello di gruppo, gli azionisti di minoranza di un’affiliata quotata autonomamente tendono a preferire che il capitale sia investito per rafforzare i vantaggi competitivi nel core business della società. Invece, le società operative sono spesso chiamate a finanziare nuove iniziative o affiliate meno performanti nell’interesse del gruppo nel suo complesso.

Questo disallineamento è aggravato dal fatto che gli eredi fondatori esercitano ampio controllo sui gruppi pur detenendo una partecipazione effettiva molto limitata nelle società operative di maggior valore.

Questa discrepanza tra potere decisionale e partecipazione economica genera, ancora una volta, un disallineamento con gli azionisti di minoranza. Anziché concentrarsi esclusivamente sulla massimizzazione del valore aziendale – che avvantaggerebbe gli eredi solo in proporzione alla loro effettiva quota – le famiglie fondatrici hanno sempre sfruttato la loro enorme influenza per perseguire obiettivi più ampi di gruppo o personali.

Pressione politica

Sotto l’amministrazione attuale, i chaebol sono obbligati a cambiare. Lee, probabilmente il Presidente coreano più influente degli ultimi trent’anni, ha assunto una posizione ferma in materia di riforma societaria. La modifica più rilevante è stata l’esplicita estensione dei doveri fiduciari dei membri del consiglio di amministrazione agli azionisti di minoranza, che espone gli amministratori – spesso eredi delle famiglie fondatrici – a potenziali responsabilità penali in caso di decisioni discutibili in materia di allocazione del capitale.

Per incentivare un cambiamento comportamentale, l’amministrazione ha inoltre introdotto nuove regole per l’elezione dei CdA, efficaci dal 2027, che riducono nettamente la soglia necessaria agli azionisti attivisti per ottenere rappresentanza in consiglio.

Nel loro insieme, queste misure rappresentano un forte cambiamento nell’equilibrio di potere tra famiglie controllanti e azionisti di minoranza. La riforma potrebbe concretamente generare un cambiamento duraturo nei chaebol – e una potenziale rivalutazione del mercato azionario coreano. Nel tempo, questo processo dovrebbe sostenere un aumento dei ritorni sul capitale e una riduzione degli sconti di valutazione nei segmenti di mercato interessati.


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Redazione

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