Nonostante gli aiuti monetari e fiscali di mezzo mondo, la crisi scatenata dalla pandemia di coronavirus rischia di tramortire il mercato del lavoro globale e innescare una serie di fallimenti di PMI e default creditizi a catena. Si mette male dunque per i consumi e si riduce la possibilità di vedere materializzarsi una tanto agognata ripresa decisa.
I livelli di debito delle famiglie sembravano sostenibili prima dello scoppio della crisi. Ora le perdite di posti di lavoro senza precedenti, specie in Usa, hanno reso la situazione precaria. Anche in seguito al round di assegni dispensati ai cittadini nell’ambito del piano da ultima spiaggia dell’helicopter money lanciato dalle autorità Usa, molti nuclei famigliari, privati del reddito mensile, faranno fatica a pagare le bollette e arrivare alla fine del mese.
Perché i tassi di default non dovrebbero aumentare
Stando a quanto calcolato dal team di ricerca economica di Goldman Sachs, a breve termine ci sono due ragioni per restare ottimisti e due ragioni per invece attendersi il peggio. Quanto al primo aspetto, ci sono due validi motivi per credere che il tasso di insolvenze e di default è destinato a salire meno di quanto l’impennata della percentuale di disoccupati americani possa fare immaginare.
Per prima cosa i tagli al personale e le perdite di impieghi sono concentrate soprattutto nei settori a basso reddito. Per i dipendenti con salari modesti, dice la banca, i sussidi straordinari e gli assegni del governo dovrebbero bastare a compensare le perdite.
In secondo luogo, altre disposizioni pubbliche e private in materia di tolleranza e perdono del debito dovrebbero alleviare l’onere che grava sulle famiglie a causa dei debiti e dell’obbligo di pagare le bollette. I tassi di insolvenza per i prestiti al consumo sono aumentati solo in maniera limitata in aprile. Mentre l’80% degli affittuari ha pagato l’affitto in tempo a maggio (contro l’82% nel 2019).
Perché i tassi di default rischiano di aumentare
Oltre l’orizzonte a breve termine, gli economisti vedono due ragioni per cui le insolvenze e i default potrebbero aumentare. In primo luogo, “le insolvenze potrebbero aumentare nel 2020 se gli aiuti non vengono promulgati. Probabilmente i tassi in questo caso aumenterebbero nel 2021, “poiché i sussidi e assegni saranno ridotti, mentre la disoccupazione rimarrà ancora elevata.
Ci vorrà tempo per far ripartire il mercato del lavoro e i consumi. In tema di consumi, il secondo motivo per cui potrebbe avverarsi lo scenario peggiore di Goldman Sachs è che “le maggiori spese mediche dovute alla perdita dell’assicurazione sanitaria finanziata dal datore di lavoro potrebbero spingere un numero sempre più alto di famiglie sull’orlo del crac finanziario.
Per quanto riguarda le imprese, un altro sondaggio, condotto da Repower in Italia per scoprire come le aziende italiane hanno vissuto l’emergenza coronavirus e soprattutto di quali sono le loro aspettative e previsioni circa i prossimi mesi, mette in luce come a correre i rischi maggiori siano le piccole e medie imprese (PMI).
L’impatto dell’emergenza coronavirus sulle PMI
Dall’indagine, che ha coinvolto oltre 600 PMI per calcolare l’impatto del Covid su attività e consumi, emerge che quasi il 90% ha fermato le proprie attività parzialmente o totalmente. Un altro dato interessatee riguarda le questioni ambientali, che vengono concepite sempre più come una leva di business nelle strategie delle PMI italiane.
Oltre il 70% delle PMI italiane consultate tra il 22 e il 28 aprile ha anche riscontrato una drastica riduzione del business. Per il 76% sono diminuiti i consumi di energia, per l’80% di gas. Per l’87% l’attenzione verso i temi ambientali rimarrà immutata o crescerà. Resta scarsa, infine, la fiducia nelle istituzioni centrali.
Il tessuto imprenditoriale è in sintesi sicuramente preoccupato (circa il 70%) con la fiducia negli enti di prossimità (regioni, banche locali ecc) che è superiore a quella nei confronti delle autorità nazionali. Metà del campione dichiara di aver fermato completamente i battent, mentre il 24% ha mantenuto in essere solo alcune funzioni, con il settore alberghiero/ristorativo tra i servizi prevedibilmente più colpiti.
Temi ambientali: 40% PMI vede incremento dell’interesse
Le aziende che si sono viste costrette a ridurre drasticamente le attività (70%) sono dovute ricorrere ad aiuti e sovvenzioni. Secondo circa l’80% dei rispondenti le misure messe in atto dalla propria azienda per proseguire l’attività sono efficaci. Ne deriva poi che il 58% di chi ha adottato per i propri dipendenti misure di smart working crede che questa iniziativa continuerà anche in futuro.
Il 49% del campione dice che non cambierà il proprio atteggiamento verso le questioni ambientali in futuro, ma quasi un 40% degli intervistati afferma che presterà ancora maggiore attenzione verso questi temi. Durante i lockdown in mezzo mondo, le emissioni inquinanti di gas serra sono diminuite di un clamoroso 17%, un calo senza precedenti.

Sempre in ambito di sostenibilità è interessante evidenziare come per il 36% i piani di efficienza energetica in programma saranno portati a termine. Un’azienda su due ha dovuto modificare alcuni processi per poter continuare a servire i propri clienti. La metà dichiara che, anche in caso di ripartenza, avrebbe delle difficoltà ad adeguarsi alle norme richieste.
Consumi in drastico calo, vista ripresa a U
Per quanto riguarda i consumi, gli intervistati hanno registrato una diminuzione netta. Si prevede rimarranno stabili o diminuiranno ulteriormente nei prossimi mesi, con il 37% degli intervistati che si aspetta nel breve una riduzione dei consumi di energia elettrica e il 54% che prevede una riduzione delle spese relative al gas.
La maggior parte degli investitori e money manager interpellati da Bank of America Merrill Lynch dice di aspettarsi una ripresa economica piủ a U che a V. Il timore di una seconda ondata di contagi dopo l’allentamento soft delle misure di contenimento in diversi paesi occidentali colpiti dal virus ẻ ritenuto da oltre la metà del campione interpellato nel sondaggio (52%) il rischio principale per i mercati finanziari.
Il 15% teme che il tasso di disoccupazione permanga su livelli elevati a lungo. Mentre l’11% una spaccatura dell’area euro. Questo nonostante l’accordo storico sul recovery fund, che è stato accolto con favore dalla comunità di analisti e gestori.
Daniele Chicca
Laureato in lingue e letterature straniere all'Università di Bologna, con un anno presso la UCL di Londra, è giornalista professionista dal 2007. Partendo da Reuters si è con il tempo specializzato in finanza, economia e politica. Grazie a competenze SEO e social, ha contribuito a portare a un incremento del traffico progressivo sul sito Wall Street Italia (in qualità di responsabile editoriale). È stato inviato da New York per Radio Rai e per varie agenzie stampa, tra cui AGI e TMNews (ex Apcom). Al momento si occupa della strategia di comunicazione di alcune startup svizzere specializzate in crypto, FinTech, materie prime e mondo del lavoro.

