Le due principali banche centrali faticano a convincere i mercati che non sia in vista alcuna inversione di marcia sui tassi. Paolo Zanghieri, Senior Economist di Generali Investments

Con forti segnali circa standard di prestito più severi, che accelereranno la recessione, e un’inflazione di base ostinatamente elevata, le due principali banche centrali faticano a convincere i mercati che non sia in vista alcuna inversione di marcia sui tassi.
Nella riunione di mercoledì scorso, la Fed ha sostituito la forward guidance con un approccio secondo cui le decisioni verranno assunte riunione per riunione. Ma ha anche sottolineato che le aspettative del mercato per tagli già in estate si basano su una previsione troppo ottimistica di una rapida disinflazione. E, comunque una stabilizzazione dell’inflazione al 3% non sarebbe sufficiente perché la Fed inizi ad allentare i tassi.
Giovedì, la Presidente Lagarde ha poi insistito sul fatto che l’inflazione rimane molto alta e che la pressione dei salari si è rafforzata, che rendono necessari ulteriori aumenti dei tassi. I rendimenti sono comunque scesi su tutta la curva dopo entrambi gli incontri, poiché i mercati rimangono convinti che a un certo punto i timori di recessione prevarranno sulla necessità di apparire duri contro l’inflazione.
Questa tensione sarà probabilmente una caratteristica rilevante delle dinamiche di mercato in futuro, contribuendo alla volatilità dei tassi di interesse.
Non ci aspettiamo ulteriori rialzi da parte della Fed ma due tagli a fine anno. Mentre la BCE dovrebbe alzare di altri 25pb a giugno e mantenere i tassi invariati fino al 2024, con qualche rischio di ulteriori rialzi.
Redazione
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