Blockchain sempre più mainstream e ritorno dei portafogli bilanciati per l’anno in corso. Stephen Dover, head of Franklin Templeton Institute
Guardando indietro al 2022
L’anno scorso di questi tempi avevamo formulato cinque previsioni per il 2022. Un paio di queste si sono avverate, altre si sono dimostrate completamente erronee. Ecco una sintesi.
La prima previsione che si è poi realizzata in pieno era che nel 2022 sarebbe fortemente aumentata la domanda di veicoli elettrici (EV) in tutto il mondo, con vendite totali superiori alla produzione complessiva di General Motors. Già nella prima metà del 2022 le vendite globali di veicoli elettrici erano salite a 4,3 milioni di unità, quasi il doppio della produzione semestrale di 2,8 milioni di auto di GM.2 È una chiara dimostrazione di come la tecnologia stia rendendo i veicoli elettrici forme di trasporto affidabili, oltre a diventare sempre più accessibili grazie a sussidi e sgravi fiscali.
La nostra seconda previsione corretta ha riguardato il collasso dei prezzi delle criptovalute. Avevamo ritenuto che il valore di mercato delle criptovalute sarebbe crollato del 20% nel 2023 con lo spegnersi dell’entusiasmo per la moneta digitale. Alla fine, avevamo peccato di un eccesso di prudenza. In base ai nostri calcoli, nei dodici mesi passati le criptovalute hanno perso circa il 60% del loro valore.
Non vogliamo vantarci, ma due previsioni si sono avverate in pieno. Pensavamo che l’inflazione delle spese per i consumi personali core sarebbe scesa a meno del 3% entro la fine del 2022. L’inflazione si è dimostrata molto più vischiosa di quanto pensassimo, e probabilmente finirà l’anno oltre il 5%. Avevamo inoltre pensato che una flessione dell’inflazione quest’anno avrebbe portato a un rialzo superiore al 20% dei mercati azionari. I principali indici azionari chiuderanno prevedibilmente il 2022 con un risultato più negativo del -10%.
Infine, per una previsione relativa al 2022 il verdetto ancora non è stato deciso. Un anno fa avevamo affermato che gli “asset sostenibili” (ossia quelli con una gestione rispettosa dei criteri ambientali, sociali e di governance [ESG]) sarebbero aumentati da un terzo fino al 40% del patrimonio gestito negli Stati Uniti. Sebbene sembri che l’investimento ESG continui a espandersi, alla data in cui andiamo in stampa non sono ancora disponibili i dati necessari per convalidare la nostra view.
Guardando avanti al 2023
Questo per quanto riguarda i punti salienti dell’anno passato. Su che cosa siamo pronti a scommettere per il 2023?
Per cominciare, ci scostiamo leggermente dal nostro approccio per l’anno passato. Normalmente vogliamo avere un parametro di riferimento per misurare i successi e i fallimenti delle nostre previsioni, tuttavia riteniamo anche importante evidenziare certi temi fondamentali sui quali gli investitori continueranno a concentrarsi nei prossimi 12 mesi (o più a lungo). Le nostre scelte per il 2023 sono quindi di natura più tematica.
Tuttavia, fidatevi. L’anno prossimo di questi tempi giudicheremo imparzialmente che cosa avremo previsto correttamente e dove avremo sbagliato. Non esitiamo a vantare i nostri successi, ma neanche a riconoscere i nostri errori.
La blockchain diventa mainstream
La nostra prima previsione per il 2023 è che i sostenitori della tecnologia finanziaria relativa alla blockchain cercheranno una struttura regolamentare in cui inquadrare le proprie innovazioni. Questo risultato sembra sempre più probabile, vista l’implosione dell’exchange FTX a novembre 2022.
Una regolamentazione della finanza basata sulla blockchain era sempre nelle previsioni. Dopo tutto, la regolamentazione dei mercati finanziari è un evento della vita. Gli ideali quasi-libertari di un set parallelo di titoli, asset e valute non regolamentati e non soggetti ad alcuna supervisione sono sempre stati un volo di fantasia.
La regolamentazione finanziaria è onerosa, e ci si può chiedere apertamente se in certi casi non potrebbe essere eccessiva, tuttavia al centro di tutta la finanza, vecchia e nuova, vi sono asimmetrie di informazione e disallineamenti di incentivi che, se non sono controllati, danneggiano il funzionamento dei mercati finanziari e ne paralizzano la crescita. La regolamentazione rafforza la fiducia tra i fornitori e gli utenti di servizi finanziari. A tale riguardo, una regolamentazione appropriata consente al settore dei servizi finanziari di realizzare il proprio potenziale.
La finanza basata sulla blockchain, in tutte le sue forme, ha iniziato a riconoscere che la regolamentazione costituisce un passo avanti verso una sua maggiore adozione, ed è questo passo che secondo noi compirà gran parte del settore nel 2023.
Ritornano i portafogli bilanciati
Il 2022 è stato un anno funesto per i cosiddetti portafogli “bilanciati” costituiti da azioni e obbligazioni. Entrambe le classi di asset hanno risentito dell’inflazione elevata, a causa di aumenti dei tassi d’interesse e dei premi al rischio.
Tuttavia nessuna strategia d’investimento può essere giudicata, e ancora meno bocciata, in base alla performance di un solo anno. Ciò è particolarmente giusto se, come crediamo noi, l’aumento dell’inflazione nel 2021-2022 si dimostrerà temporaneo. Un irrigidimento delle politiche monetarie sta già rallentando la crescita e raffreddando le pressioni sui prezzi. I rendimenti obbligazionari sono crollati quasi di un intero punto percentuale rispetto ai picchi ciclici. Vi è una flessione dei tassi previsti dell’inflazione e dovrebbero scendere nel corso del 2023, avvicinandosi alla norma degli ultimi due decenni.
I rendimenti obbligazionari hanno già cominciato ad aumentare. Una stabilizzazione dei mercati azionari tuttavia richiederà probabilmente più tempo. Dopo tutto, una crescita economica più debole implica anche utili minori, e né gli analisti né gli investitori nel mercato azionario potrebbero essere già pronti per farvi fronte.
Il punto fondamentale tuttavia è questo: considerando un ritorno dell’inflazione ai livelli perseguiti dalle banche centrali, le obbligazioni forniranno una zavorra nei portafogli, diversificando il rischio di una possibile recessione degli utili. Quando le valutazioni del mercato azionario sconteranno più adeguatamente la crescita futura degli utili, siamo convinti che sia le azioni che le obbligazioni dovrebbero offrire rendimenti allettanti. Questi prerequisiti secondo noi si avvereranno verso la metà del 2023. “Essere bilanciati” è un tema chiave per il 2023.
Una “neo” nuova normalità
Prima della pandemia, il termine “nuova normalità” descriveva un mondo di crescita moderata, bassa inflazione e bassi tassi d’interesse. Il successo del ritorno dell’inflazione dopo i livelli massimi del 2022, tuttavia, non porterà a un ritorno della “nuova normalità”. È prevedibile invece l’emergere di una “neo” nuova normalità.
Certi aspetti potrebbero apparire simili. L’inflazione retrocederà presumibilmente a livelli più auspicabili, facendo scendere i tassi d’interesse. Tuttavia la prima metà del 2023 sarà probabilmente segnata da recessioni negli Stati Uniti, nel Regno Unito, nell’Unione Europea, forse in Giappone e in molti mercati emergenti. Sono già in atto svolte negative nelle spese in conto capitale, nel settore abitativo, nelle costruzioni e molte industrie nella produzione di merci stanno già presagendo questo risultato.
Tuttavia la “neo” nuova normalità persisterà oltre un breve periodo di recessione. L’invecchiamento demografico, i tassi di partecipazione alla forza lavoro e la crescita dell’impiego informale nei settori della gig economy e del lavoro ibrido diventeranno segni persistenti della “neo” nuova normalità. La carenza di competenze continuerà a far salire i salari reali per certi lavoratori. Le carenze di personale saranno incentivi per l’innovazione e l’investimento in tecnologie che consentano di risparmiare manodopera. Siamo convinti che questi trend dureranno molto oltre il 2023: diventeranno storie decennali.
Altri trend emergeranno l’anno prossimo. Ad esempio, ampie divergenze tra il reddito medio delle famiglie e l’accessibilità delle abitazioni ritarderanno prevedibilmente la capacità delle generazioni più giovani di cominciare a salire sulla scala delle abitazioni. I progressi tecnologici nelle comunicazioni e il telelavoro, in combinazione con il cambiamento della mentalità relativa al tempo libero e la coscienza della salvaguardia ambientale, eroderanno ulteriormente gli approcci convenzionali al lavoro, al pendolarismo e allo stile di vita. I cambiamenti generati dalla pandemia per quanto riguarda la mentalità relativa al posto di lavoro e gli stili di vita non torneranno allo status quo ante.
Tuttavia la sfida probabilmente maggiore della “neo” nuova normalità è la scarsa produttività. L’aspetto forse più ironico della nostra età è l’osservazione che pur vivendo in un’era di innovazione sbalorditiva, la crescita della produttività è tuttavia assolutamente insufficiente. Secondo l’US Bureau of Labor Statistics, gli anni tra il 2007 e il 2019 sono stati il periodo di crescita più debole della produttività non agricola negli Stati Uniti dagli anni ’70, e al secondo posto tra i periodi peggiori a tale riguardo dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Con l’invecchiamento della popolazione e la scarsa partecipazione della forza lavoro, ripristinare la crescita della produttività è diventata la singola sfida economica più importante di questo decennio per gli Stati Uniti (e per quasi tutti i paesi sviluppati).
La Cina cerca una nuova strada
Il nostro quarto tema per il 2023 riguarda la Cina. Anche in Cina non vi è alcun ritorno alla “vecchia” nuova normalità. Nei quattro decenni dagli anni ’80 in poi, un commercio fiorente e la partecipazione agli investimenti del resto del mondo sono stati i propulsori della rapida ascesa della Cina, ma è improbabile che tale successo prosegua invariato nel futuro. Sconvolta dall’indebitamento domestico, dovendosi confrontare con una reazione populista globale contro le sue esportazioni e scetticismo riguardo alle sue ambizioni geopolitiche, e con il peso di una popolazione in rapido invecchiamento, la Cina deve trovare nuove strade per bilanciare le domande concorrenziali di mercati, geopolitica, demografica e debito, mentre compete con gli Stati Uniti per diventare la massima economia nazionale del mondo.
Dopo aver consolidato la sua leadership politica nel 2022, il presidente Xi Jinping ora deve pilotare la Cina in nuove direzioni. Come tutti i paesi a reddito medio che l’hanno preceduta, la strada della Cina per aumenti sostenibili degli standard di vita passa per l’innovazione e la produttività. Nel 2023 dovremmo pertanto attenderci un impegno del governo cinese negli investimenti nei settori del futuro: energia rinnovabile, intelligenza artificiale e progressi nella tecnologia per l’informatica (soprattutto considerando le restrizioni alle esportazioni imposte dagli USA alla Cina per i chip per computer avanzati).
Tuttavia anche la Cina non può prosperare se non risolve i problemi di inefficienza, soprattutto l’enorme errore di allocazione delle risorse degli ultimi due decenni nelle abitazioni, lo sviluppo urbano e le infrastrutture. Dovremmo quindi attenerci che la Cina avvii notevoli sforzi per la ristrutturazione del debito e gli asset nel 2023 e oltre.
Mettere energia nell’energia
Il nostro tema finale da tenere sotto osservazione nel 2023 è la trasformazione dell’energia. Sotto certi aspetti fondamentali, ovviamente, la trasformazione dell’energia è a buon punto, considerando il passaggio di paesi, industrie e singoli in tutto il mondo da fonti di energia generatrici di emissioni di carbonio a energie rinnovabili.
Vi sono tuttavia anche altri fattori, soprattutto geopolitici, che integrano la necessità per tutti gli attori di affrontare più energicamente la questione dell’energia. L’invasione russa dell’Ucraina e le sanzioni imposte alla Russia da gran parte del mondo stanno forzando cambiamenti drammatici nella fornitura e la distribuzione dell’energia. Il Regno Unito ha già sottoscritto un accordo per la fornitura di gas naturale dagli Stati Uniti, mentre la Germania ha sottoscritto accordi analoghi con il Qatar. È necessario risolvere le carenze di terminal per il gas naturale liquefatto in tutta Europa, e va ristrutturata la configurazione delle reti per la distribuzione del gas.
Negli Stati Uniti, l’Inflation Reduction Act rappresenta un cambiamento notevole della politica ambientale statunitense, includendo sussidi per incoraggiare un passaggio dall’energia generata da petrolio, gas naturale e carbone all’energia solare ed eolica. Per quanto encomiabile sia tale transizione, non è facilmente compatibile con accordi commerciali internazionali che scoraggiano i sussidi a protezione delle industrie domestiche. Nel 2023 sono da prevedersi discussioni e controversie, e forse addirittura inasprimenti delle tensioni commerciali, in quest’area tra Stati Uniti, Europa, Giappone e forse la Cina.
Infine, nonostante la corsa a testa bassa alle energie rinnovabili, merita ricordare che i mercati dell’energia globale sono caratterizzati da un rigido rapporto tra forniture e domanda. Un motivo è la diminuzione delle esportazioni di greggio e gas naturale dalla Russia, un altro è la restrizione della produzione dell’OPEC. Investimenti insufficienti cronici in paesi produttori chiave, quali il Venezuela, sono un altro fattore limitativo per la produzione mondiale di greggio. Se la geopolitica o qualche altro shock dovesse sferrare un colpo alla capacità di produzione dell’Iran o di un altro produttore chiave, nel 2023 si potrebbe facilmente assistere a un’impennata notevole dei prezzi dell’energia, in concomitanza con un crollo in recessione dell’economia globale.
Redazione
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