A colloquio con Antonio De Negri, Founder & Ceo di Cirdan Capital

 

Dopo l’ampliamento dello spread Btp/Bund registrato nelle ultime settimane, come valutate il rapporto rischio/rendimento dei titoli di stato italiani?
Antonio De Negri

Lo scenario attuale, con guerra in corso, inflazione alle stelle e contesto post pandemico, ha portato molte preoccupazioni sui mercati finanziari, in particolare per le economie più deboli, con poca crescita e alto debito: come l’Italia. E questo fenomeno di tensione si è amplificato nel corso dell’ultima riunione della BCE con le dichiarazioni del presidente.

Ad alimentare le preoccupazioni è stato infatti il discorso del presidente Christine Lagarde, con cui ha annunciato la fine degli acquisti sul mercato di titoli secondo i vari programmi (Pepp, App) varati nel periodo di pandemia.

Inoltre, ha annunciato che alla riunione del 21 luglio inizierà il rialzo dei tassi ufficiali. Senza sconti per le economie periferiche. Questo ha fatto allargare gli spread e la curva dei tassi a medio su tutte le curve. La BCE ha sostenuto che la crescita europea è frenata “dagli elevati costi energetici, dall’intensificarsi delle interruzioni delle catene di approvvigionamento e dalla maggiore incertezza”. Ma è convinta che l’intervento non peggiorerà il quadro, riducendo l’effetto sui prezzi.

La verità è che i maggiori beneficiari di questo ambiente inflattivo sono i paesi estremamente indebitati come l’Italia. Specialmente dopo un lungo periodo di tassi bassi, nel quale Draghi ha guidato il riprezzamento del costo del debito pubblico italiano ad un tasso medio inferiore al 2%. Ed ora che scadranno i BTP decennali emessi nel 2012 al 6%, il costo si ridurrà ulteriormente.

Se l’inflazione è prevista al 6,8% su base annua nel 2022 (prima di scendere al 3,5% nel 2023 e al 2,1% nel 2024) con il costo del debito intorno a 1,62% (tasso reale medio implicito a fine 2021), l’Italia si troverebbe in una posizione di significativo vantaggio in termini di costo reale del debito, negativo, che consentirebbe una forte diluizione del debito pubblico nei prossimi anni. L’Italia è uno dei paesi più interessanti da questo punto di vista.

Quali tipologie di titoli di stato italiani ritenete meritevoli di essere inserite in portafoglio in questa fase?

L’investimento in BTP sulla durata 7-10 anni ci sembra particolarmente interessante in questo momento, soprattutto nei momenti di tensione quando i rendimenti si avvicinano al 4% lordo. Ci piace in particolare il BTP a 9 anni, il BTP con tasso 0,6% scadenza agosto ‘31 che dà un rendimento molto interessante in termini netti, specialmente a chi può compensare minusvalenze dato che si compra a 78 punti verso i 100 nominali.

Il credito governativo italiano è quindi un segmento che ci sembra particolarmente attrattivo in questo momento per la componente difensiva di portafoglio di medio periodo.


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Stefania Basso

Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.