Per preservare la massima agilità e flessibilità di fronte alle incertezze e dislocazioni di mercato senza precedenti di queste settimane, abbiamo preparato il nostro playbook. Un compendio che riporta le nostre tattiche e strategie di investimento per un ampio ventaglio di scenari economici possibili.

“Prima che tutto questo accada, può darsi benissimo che ci capiti di assistere nuovamente ad altri ‘eventi irripetibili'”, scriveva Joe Amato per concludere le Prospettive settimanali di lunedì scorso.

Dodici ore più tardi, per la prima volta nella storia, i future di maggio sul petrolio WTI sono scesi in territorio negativo, precipitando allo sconcertante prezzo di meno 38 dollari al barile. Contemporaneamente, tuttavia, l’indice S&P 500 metteva a segno un rialzo del 26% sui minimi di marzo. Senza ombra di dubbio si è trattato di una giornata irripetibile, dove a fronte di un -320% dei future petroliferi, l’azionario del settore energetico ha registrato una flessione di soli 3,3 punti percentuali.

Questo ci ricorda semplicemente che le straordinarie dislocazioni di mercato osservabili al momento sono solo una funzione delle profonde incertezze che gli investitori devono affrontare.

In questo contesto, riteniamo della massima importanza non lasciarsi travolgere dalle circostanze e sapersi adattare. Altrettanto importante è non farsi prendere dal panico o lasciarsi sedurre da rally insostenibili. Ecco perché abbiamo trascorso le ultime tre settimane a tracciare una serie di possibili scenari per gli sviluppi della crisi da COVID-19, definendo le nostre tattiche e strategie d’investimento per ciascuno di essi.

Siamo convinti che questo aiuterà gli investitori ad affrontare meglio le incertezze, stabilizzando le loro view, preservando la loro capacità di muoversi in modo agile e proattivo ed evitando loro reazioni incontrollate.

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Knutzen Erik, CIO Multi-Asset Class di Neuberger Berman, sugli shock futuri possibili
Knutzen Erik, CIO Multi-Asset Class di Neuberger Berman

Gli eccessi di petrolio e mercato del lavoro

Il crollo del mercato petrolifero della settimana scorsa ci ha insegnato qualcosa?

Per certi versi, l’evento è riconducibile ad alcuni aspetti tecnici relativi alle strutture logistiche e di stoccaggio del WTI a Cushing, in Oklahoma. Allo stesso tempo, però, rappresenta anche un’ulteriore prova che l’attività economica globale ha subito uno shock senza precedenti, se non altro come non se ne vedevano da almeno 90 anni.

L’indicatore più visibile è stata la crescita dei disoccupati. Negli Stati Uniti, è bastato appena un mese per spazzar via i posti di lavoro creati nell’arco di dieci lunghi anni.

La settimana scorsa sono anche state diffuse le stime dell’indice PMI (Purchasing Managers’ Index) relative al periodo di lockdown globale. Com’era prevedibile, i dati relativi al settore dei servizi sono risultati particolarmente negativi, registrando minimi prima inimmaginabili. 27 negli USA, 22,8 in Giappone, 12,3 nel Regno Unito, 15,9 in Germania, 10,4 in Francia e 11,7 per l’Eurozona in generale.

Prima dello scoppio dell’epidemia di coronavirus, era stato il settore dei servizi a tenere a galla l’economia mondiale, mentre quello manifatturiero cercava con fatica di uscire da una flessione ciclica. Il crollo di questo settore è un esempio delle nuove difficoltà che la crisi ha riversato sull’economia globale nell’esatto momento in cui stava iniziando a superare gli ostacoli esistenti alla crescita.

Il fenomeno appare evidente soprattutto nell’Eurozona dove negli ultimi anni Spagna e Portogallo erano tornate al lavoro, la Grecia era nuovamente sbarcata sul mercato obbligazionario, l’Italia aveva iniziato a sistemare il proprio sistema bancario ed erano stati compiuti alcuni passi per risolvere la debolezza strutturale della moneta unica.

Riunitosi la settimana scorsa, il Consiglio europeo ha concordato la necessità di creare un vasto fondo per la ripresa, evitando però di scendere nei particolari quanto a consistenza e tipo di finanziamento (cioè a fondo perduto o prestiti). E i leader europei potrebbero metterci settimane a definire tutti questi dettagli.

Una simile inconcludenza non fa che aggravare le incertezze. Ci si chiede se il coronavirus saprà stimolare azioni decise o se invece non metterà in pericolo i progressi compiuti finora. O, ancora, se non rischia di mettere in forse addirittura l’esistenza stessa del progetto europeo.

Scenari di base e ribassista

Se alla luce del nostro playbook consideriamo eventi quali il tracollo della domanda di petrolio e degli indici PMI, l’impennata della disoccupazione e il cedimento della solidarietà internazionale, dobbiamo concludere che ci troviamo di fronte allo scenario di base se non addirittura a quello peggiore.

Secondo il nostro scenario di base, il picco dei contagi da coronavirus negli Stati Uniti giungerà nei mesi di maggio e giugno, i nuovi contagi verranno contenuti e le politiche di confinamento saranno revocate. La disoccupazione salirà al 15%, per poi essere riassorbita gradualmente, e l’economia americana chiuderà il 2020 in contrazione del 6%.

Secondo il nostro scenario ribassista, invece, ci vorrà più tempo per mettere il virus sotto controllo e le ricadute aumenteranno prima che vengano sviluppati un vaccino o un protocollo terapeutico. La disoccupazione arriverà al 24% e l’economia americana si contrarrà del 10% nel 2020, con crescita a rilento per tutto il primo semestre del 2021.

In circostanze così difficili, riteniamo che gli investitori possano ricercare rendimenti tra le azioni di alta qualità, intercettare rendimento nel credito investment grade e puntare a monetizzare le dislocazioni di mercato e l’elevata volatilità nei mercati privati e tra le strategie liquid alternatives. Nello scenario ribassista, le strategie alternative e i titoli di Stato potrebbero rivestire un ruolo più rilevante.

Viceversa, nel nostro scenario rialzista il picco dei contagi si verificherebbe questo mese, la disoccupazione rientrerebbe rapidamente e l’economia statunitense chiuderebbe l’anno con una contrazione di appena il 3%. In un simile scenario, il portafoglio potrebbe orientarsi maggiormente verso l’high yield, i mercati emergenti e le azioni di tipo value.

È evidente che il recente rally dei mercati azionari va visto più come un indicatore di prospettive rialziste. Oltre a sottintendere ottimismo, però, segnala anche la necessità di muoversi con cautela: a determinare l’inversione, infatti, non sono stati né i mercati emergenti né le azioni cicliche e value, ma gli investitori che hanno pagato di più per titoli growth difensivi o per azioni come quelle di Netflix, che probabilmente trarranno vantaggio da un lockdown prolungato. Quindi, nonostante il rally di sollievo, le dinamiche di mercato sono più coerenti con il nostro scenario di base attuale.

Reimporre alcune certezze

Per registrarti al webinar, in italiano, dove presenteremo nel dettaglio il nostro Playbook, che racchiude i temi di investimento e le strategie da adottare a seconda di quale forma avrà la ripresa (U, V o L), clicca qui.

Al momento, due aspetti spiccano su tutti: il primo riguarda la diversificazione, il secondo la necessità di prepararsi.

Nelle settimane e nei mesi a venire, le circostanze potrebbero subire cambiamenti radicali a causa dei diversi sviluppi sul versante politico, epidemiologico o della ricerca farmaceutica. In un simile contesto, riteniamo importante considerare investimenti capaci di resilienza in qualunque scenario (parliamo di azioni di qualità, credito investment grade e investimenti basati su dislocazioni e volatilità). E creare portafogli con questo orientamento, anziché scommettere su un unico esito specifico.

Ma “diversificazione” non vuol dire “decidere una composizione per poi dimenticarsene”. La descrizione di diversi scenari e delle relative strategie di asset allocation può aiutarci a inquadrare quali eventi ci costringerebbero a modificare lo scenario di base e, in tal modo, ad adottare in anticipo orientamenti di portafoglio diversi.

Quando i trader di petrolio riescono a smerciare l’oro nero solo pagando gli acquirenti e i mercati azionari registrano un rialzo mentre milioni di persone perdono il lavoro, crediamo che il contesto richieda di reimporre alcune certezze a un mondo estremamente incerto.

Erik Knutzen, Chief Investment Officer – Multi-Asset Class, Neuberger Berman


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Redazione

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