Da quale inflazione coprirsi?

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Inflation linked bond a breve scadenza e future sul petrolio sembrano più adatti ad affrontare la potenziale inflazione in arrivo. Sylvain De Bus, Deputy Head of Global Bonds di Candriam

 

Quali asset class ritenete sia opportuno detenere in portafoglio per proteggersi al meglio dal potenziale arrivo di una fase caratterizzata da rialzi dell’inflazione?

Diverse asset class (azionario, real estate, materie prime – tra cui oro, petrolio – inflation linked bond) hanno “caratteristiche di copertura dall’inflazione” ma spesso non rappresentano una copertura perfetta. Il grado di correlazione positiva dipenderà dal punto in cui ci troviamo nel ciclo di inflazione e dal regime di volatilità dell’inflazione.

Per esempio, l’oro ha dimostrato di essere un bene rifugio in regimi di inflazione molto volatile (negli anni 70-80 durante due shock inflazionistici) ma non ha dato i risultati sperati in contesti a bassa volatilità. Anche per le azioni dipenderà dal livello di inflazione e da dove ci troviamo nel ciclo dell’inflazione.

Le asset class che ci sembrano più interessanti sono i futures sul petrolio, poiché sono un driver significativo dell’inflazione headline, e le obbligazioni legate all’inflazione, poiché parte del loro rendimento è direttamente legato all’inflazione stessa.

Tra gli inflation linked bond è comunque molto importante fare la distinzione tra i linker a lungo termine e quelli a breve termine. In effetti, i primi fungono meno da copertura dall’inflazione a causa della predominanza dei rendimenti di duration piuttosto che dell’inflazione stessa.

La nostra preferenza – come copertura dall’inflazione – va quindi chiaramente ai linker a breve termine. Infatti, questi permettono di avere una quota maggiore di rendimenti da inflazione rispetto ai linker a lungo termine.

Credete che l’eventuale rialzo dell’inflazione sia solo temporaneo o rappresenterà la nuova normalità in una fase post-pandemia permeata da tassi crescita dei Pil in accelerazione e necessità di gestire debiti  pubblici molto elevati?

 

In futuro, vediamo un margine per un aumento dell’inflazione. Mentre alcuni eventi sono guidati da base effect (ripresa dell’inflazione statunitense verso il 3% in aprile) e dovrebbero essere temporanei, altri elementi potrebbero comunque portare ad un’inflazione più alta nei prossimi anni.

 

Due driver importanti da evidenziare sono la gestione dell’alto debito pubblico, sull’onda dell’importante impulso fiscale, e il cambiamento della modalità di reazione delle Banche Centrali. In effetti, una delle conseguenze più importanti che ha avuto la pandemia sono gli elevati livelli del debito strutturale e dei deficit su entrambi i lati dell’Atlantico.

 

Questo aumento del debito pubblico spingerà allo stesso tempo le Banche Centrali a mantenere i tassi più bassi del necessario per controllare l’inflazione. Un’inflazione un po’ più alta sarà quindi un risultato necessario.

Le Banche Centrali stanno allo stesso tempo modificando o mettendo in discussione la loro funzione di reazione all’inflazione (FED…) e si muoveranno più lentamente e più tardi in questo ciclo.

 

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