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Dal Recovery arriva una sfida cruciale per il Bel Paese

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Dal Recovery arriva una sfida cruciale per il Bel Paese

 

Il Pil italiano è ancora inferiore del 5% a quello del 2009. L’utilizzo dei fondi europei sarà decisivo per il futuro della crescita domestica. Pasquale Diana, senior macro strategist, AcomeA Sgr

 

La spinta economica relativa al Recovery Fund potrebbe favorire i Paesi periferici. In modo particolare Italia e Spagna, i cui mercati azionari potrebbero prendere quota. Condividete quest’ipotesi? 

Da un punto di vista macroeconomico, è chiaro che sia l’Italia che la Spagna sono tra i Paesi che più possono trarre beneficio da questa iniziativa. Guardando ai prossimi anni e ipotizzando l’utilizzo pieno sia dei trasferimenti a fondo perduto (grants) che dei prestiti (loans), l’Italia potrebbe usufruire di fondi pari al 1,4% del PIL quest’anno, 2,4% nel 2022 e 2,7% nel 2023.

I numeri della Spagna potrebbero teoricamente essere un po’ più alti come % del PIL (rispettivamente 1,6%, 2,6% e 3% del PIL per gli stessi anni), ma va detto che la Spagna non sembra intenzionata per adesso ad usare la sua quota di prestiti.

Pertanto, l’effetto sulla crescita in Italia potrebbe essere particolarmente significativo, ovviamente qualora questi fondi andassero a finanziare progetti nuovi, piuttosto che rimpiazzare finanziamenti di opere che si sarebbero fatte in ogni caso, ma finanziate con debito pubblico.

Va detto anche che per l’Italia, unica tra i grandi Paesi dell’Unione, c’è il passaggio da contribuente netto a recipiente netto.

Le risorse del Recovery Fund rappresentano pertanto un’importante opportunità per invertire il trend negativo che la nostra economia vive da oltre un decennio. Ad esempio, il nostro PIL reale è ancora sotto di circa il 5% rispetto ai valori del 2009, mentre la Germania ha aumentato il suo PIL di circa il 16%, la Francia dell’8% e anche la Spagna ha fatto meglio di noi (+1%).

Mentre l’export italiano ha tenuto, quelli che hanno sofferto in maniera molto marcata sono i consumi interni e gli investimenti, sia privati che pubblici.

Nel breve periodo, i nuovi progetti avranno un impatto positivo sull’attività economica, a prescindere dalla bontà stessa dei progetti.

Ovviamente, in un’ottica di medio-lungo periodo, l’impatto sulla crescita potenziale dipenderà dall’utilità effettiva dei progetti che verranno intrapresi. La sfida che il Recovery Fund rappresenta è, quindi, dimostrare che in Italia sappiamo investire e costruire le basi per migliori prospettive economiche future. 

Se il Recovery riuscirà a spingere i mercati periferici dell’Eurozona, credete che saranno le small cap o le large cap di questi listini a trarre i maggiori vantaggi?

Le small e mid cap sono le naturali beneficiarie del Recovery Fund, date le loro caratteristiche di business e di prodotti.

Le SME italiane sembrano particolarmente favorite in quanto incastrate nelle catene di valore delle grandi multinazionali. Il comparto delle SME italiane è, infatti, parte integrante dei settori più esposti agli investimenti (infrastrutture, telecomunicazioni, manifattura) grazie ai loro prodotti di nicchia e all’altissima qualità dei loro servizi.

In aggiunta, oggi le SME italiane mostrano una marginalità sostenibile, cioè vantaggi competitivi difendibili in alcuni segmenti di mercato, e una situazione patrimoniale solida anche in caso di scenari macroeconomici sfavorevoli.

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