Intervista a Gianrico Nicodemo, gestore Zest

 

Come si sono comportate le small cap europee in questa difficile fase di mercato e quali scelte di portafoglio (per paesi, settori etc) avete messo in atto per fa fronte alla situazione?
Gianrito Nicodemo

Le small cap europee durante questa difficile fase di bear market hanno subito in maniera significativa la fuoriuscita di capitali che ha riportato le valutazioni ai livelli di fine 2020.

Il P/E di questo particolare segmento di mercato ci permette di capire come in questi periodi ribassisti le small cap soffrano di più rispetto alle società più grandi.

Osservando i dati storici si può notare come nelle fasi espansive l’indice delle small cap, in media, è generalmente più caro rispetto alle large cap. Mentre durante le fasi di contrazione di mercato questa dinamica si inverte.

Ad oggi il P/E di mercato relativo al paniere europeo delle piccole società quotate, è pari a 11.9. Ed è diminuito di circa il 50% rispetto a fine 2019, prima che si verificassero gli eventi che in questi ultimi due anni hanno riportato alta volatilità sul mercato.

La ragione principale di questo crollo è il rialzo repentino dei tassi da parte delle Banche Centrali. Dopo un decennio di politiche accomodanti hanno deciso di combattere l’elevata inflazione dilagata in questo ultimo anno in parte a seguito delle loro stesse manovre di politica monetaria intraprese durante il periodo Covid. E in parte alle tensioni geopolitiche che viviamo dall’inizio di quest’anno.

Questa mossa ha inciso pesantemente sulle valutazioni delle società più piccole, il cui costo del debito è generalmente più elevato rispetto a quelle a maggior capitalizzazione. In particolare il costo del debito che si è alzato in maniera vertiginosa rispetto al trend dell’ultima decade, costringendo le aziende a impegnare maggiori risorse per rifinanziare le proprie obbligazioni e di conseguenza a diminuire le stime sugli utili frutto di margini meno elevati.

Le tensioni geopolitiche sull’altro fronte hanno reso sempre più alto il costo delle materie prime e dell’energia. Incidendo ulteriormente sui margini aziendali. E anche lì le società più piccole non potendo sfruttare importanti economie di scala risultano più penalizzate.

A questo si aggiunga una minore liquidità dei titoli in questione. E abbiamo un quadro che spiega il forte deprezzamento delle small cap in questa fase.

A vostro avviso, quali condizioni dovrebbero materializzarsi per consentire alle quotazioni delle small cap del Vecchio Continente di risalire la china nel corso dei prossimi anni?

Prima di poter osservare una ripresa di questo comparto bisognerà attendere una discesa dei tassi che, ridando fiato al mondo dei corporate bond e accompagnata da una normalizzazione dello scenario economico e geopolitico, potrà ridare slancio anche alle small cap.

Probabilmente non è una condizione che si verificherà nell’immediato. Finché questa situazione permarrà, la risalita delle valutazioni delle small cap, sebbene molte opportunità inizino ad emergere in maniera importante, sembra essere non ancora molto vicina.


Avatar di Sconosciuto
Stefania Basso

Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.