Diversificare il portafoglio con quote crescenti di titoli europei, giapponesi e degli Em potrebbe rivelarsi una scelta vincente. Oleg Schantorenko, client portfolio manager & ESG Specialist Institutional Clients di DJE Kapital

In che termini la guerra commerciale potrebbe tornare a farsi sentire?
Gli effetti negativi della politica tariffaria erratica degli Stati Uniti potrebbero colpire i profitti di vari settori verso fine estate/ inizio autunno). Finora questi rischi non sembrano essere stati valutati.
Mentre nel 2024 si applicava un’aliquota tariffaria media del 2,5%, il mercato si aspetta ora il 15-18%. È probabile che ciò abbia un impatto negativo sui dati economici e sugli utili aziendali – con un certo ritardo, ma con un effetto evidente.
Potrebbero esserci anche effetti collaterali qualora i prodotti colpiti dalle tariffe raggiungessero altri mercati, come quello europeo
Abbiamo già assistito a un aumento dell’8,4% su base annua delle importazioni di prodotti finiti dalla Cina in Europa, con particolare attenzione alle apparecchiature elettriche, ai prodotti chimici e ai veicoli.
Pertanto, esiste un potenziale eccesso di offerta in settori come quello automobilistico che può portare a una concorrenza sui prezzi e a dislocazioni del mercato nei prossimi mesi.
Inoltre, i controlli sulle importazioni e sulle esportazioni legati alle tariffe possono portare a colli di bottiglia nella catena di approvvigionamento, come nel periodo 2020-2021.
Ad esempio, la questione irrisolta delle esportazioni delle terre rare (settore dominato dalla Cina con una quota di lavorazione pari al 90%) può mettere in crisi la produzione globale di macchinari, automobili ed elettronica, apparecchiature per le energie rinnovabili e molto altro.
Pensate che, a livello azionario, oggi vi siano maggiori opportunità al di fuori degli Usa?
Dal punto di vista del portafoglio, crediamo fermamente nella necessità di una diversificazione globale che vada oltre i vincitori del passato negli Stati Uniti (tecnologia, comunicazioni, finanza).
Esistono enormi opportunità in tutti i settori dell’Europa, del Giappone e dei mercati emergenti che sembrano ben posizionati per affermarsi in un mondo meno incentrato sugli Stati Uniti.
Il mercato giapponese, ad esempio, è attualmente sostenuto da revisioni positive degli utili e da valutazioni basse
L’aumento dei tassi di interesse a lungo termine potrebbe avere un impatto positivo sui titoli finanziari giapponesi nel medio termine.
Quali settori potrebbero beneficiare in uno scenario di crisi economica in cui le banche centrali si trovassero a perseguire politiche monetarie decisamente espansive?
I settori già orientati al mercato interno e che non dipendono fortemente dal commercio nel loro modello di business (ad esempio, i servizi di pubblica utilità, i settori finanziari, il settore immobiliare).
Boris Secciani
Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.

