Diversificazione passaggio obbligato. Prevediamo che la strategia di investimento della prima metà del 2025 rimarrà rilevante sotto diversi aspetti. Marc Seidner, CIO Strategie non tradizionali, e Pramol Dhawan, Portfolio Manager di PIMCO

 

Continuiamo a prevedere un deprezzamento del dollaro statunitense e un irripidimento della curva dei rendimenti, in particolare alla luce della possibilità che il One Big Beautiful Bill Act aumenti il deficit degli Stati Uniti indipendentemente dai risultati della crescita.

Riteniamo che i mercati globali possano continuare a sovraperformare gli Stati Uniti.

Continuiamo a privilegiare le obbligazioni a breve e medio termine sui mercati globali.

Continuiamo a ritenere che le banche centrali potrebbero tagliare i tassi più del previsto.

Restiamo cauti sull’azionario e sul credito corporate alle attuali valutazioni.

Per gli investitori, il primo semestre di quest’anno offre molti spunti positivi.

Abbiamo assistito all’introduzione delle misure tariffarie più punitive della storia recente e a un conflitto su vasta scala in Medio Oriente che ha scosso i mercati delle materie prime. Eppure, i rendimenti solidi e diffusi hanno messo in evidenza la resilienza dei mercati finanziari.

Ma l’inizio del 2025 è stato anche un campanello d’allarme, soprattutto per gli investitori statunitensi, poiché la rapida ripresa dei mercati interni ha mascherato i rischi esistenti e il costo opportunità di una sottoesposizione ai mercati globali.

In un contesto geopolitico ed economico sempre più frammentato e ancora pieno di rischi, gli investitori dovrebbero continuare a privilegiare la diversificazione per rafforzare i propri portafogli.

Riteniamo che alcuni temi fondamentali si distinguano per la loro rilevanza costante:

Diversificazione a allontanamento dagli asset statunitensi

Dopo anni di sovraperformance dell’economia e dei mercati finanziari statunitensi, gli investitori hanno dirottato i propri capitali altrove sulla scia dei bruschi cambiamenti di rotta della politica americana.

Il dollaro USA ha registrato la peggiore performance semestrale dal 1973, segnalando sia una diminuzione della fiducia negli asset statunitensi sia l’attrattiva degli investimenti all’estero.

Un irripidimento delle curve dei rendimenti

Il premio a termine, ovvero il rendimento aggiuntivo richiesto dagli investitori per detenere obbligazioni a più lungo termine, ha continuato a salire. I timori relativi ai deficit pubblici, in particolare negli Stati Uniti, hanno spinto al rialzo i rendimenti delle obbligazioni a più lunga scadenza rispetto a quelli a breve termine.

Il rimbalzo degli asset rischiosi ha evitato la débâcle, lasciando però le valutazioni elevate

Il sell-off di aprile sui mercati azionari e del credito, innescato dall’annuncio dei dazi statunitensi, ha lasciato spazio a un rally che ha spinto l’S&P 500 oltre i massimi precedenti. Il rovescio della medaglia: gli indicatori di valutazione azionaria e del credito sono nuovamente vicini ai massimi storici.


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Redazione

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