Stefano Fiorini, Global Fixed Income Fund Manager di Generali Asset Management

 

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In Ungheria si chiude un’epoca: quella di Viktor Orbán come primo ministro, che ha caratterizzato la vita politica del Paese negli ultimi 16 anni. Tisza, il partito guidato da Péter Magyar, ha ottenuto 138 seggi sui 199 disponibili, superando così la soglia dei due terzi necessaria per modificare la Costituzione. Si tratta di un risultato che va oltre quanto previsto dai sondaggi preelettorali e che determina un cambiamento radicale nella politica ungherese, sia interna sia internazionale.

Il nuovo governo, in forte contrasto con la linea politica di Orbán, ha un orientamento filo-europeo e filo-NATO. Il risultato delle elezioni è stato accolto con favore nelle principali capitali europee e a Bruxelles. Orbán, infatti, ha rappresentato a lungo una spina nel fianco della politica internazionale europea, assumendo spesso posizioni fortemente critiche verso l’Unione e talvolta percepite come più vicine agli orientamenti americani o russi.

Sul fronte interno, le difficoltà per il nuovo governo saranno significative, poiché negli ultimi 16 anni l’esecutivo guidato da Orbán ha occupato tutti i principali centri di potere, e ci sarà probabilmente una certa resistenza all’attuazione dell’agenda del nuovo governo. Nonostante ciò, il cambiamento appare delineato e i mercati hanno accolto positivamente l’esito del voto.

Il fiorino ungherese si è apprezzato di circa il 3% contro l’euro, mentre il rendimento del decennale è sceso di circa 40 punti base nella giornata odierna, in controtendenza rispetto ai principali mercati obbligazionari, dove i rendimenti sono saliti marginalmente.

Eravamo positivi sia sulla valuta sia sulle obbligazioni locali nei mesi precedenti alle elezioni, sia per la possibilità di un cambio di leadership, sia per l’elevato livello dei tassi reali, che lasciava spazio a una possibile riduzione dei tassi ufficiali da parte della banca centrale, seppur in maniera prudente, nel prossimo futuro.

Inoltre, la Commissione Europea – che ha visto favorevolmente il risultato elettorale – dovrebbe collaborare con il nuovo governo per sbloccare i 35 miliardi di euro congelati negli ultimi anni a causa delle posizioni assunte dall’esecutivo Orbán.

Riteniamo che il momento positivo degli attivi ungheresi possa proseguire e che questo effetto possa estendersi anche agli attivi degli altri Paesi dell’Europa dell’Est. L’Ungheria è stata nel recente passato il Paese che è cresciuto meno nell’area. La nuova svolta politica dovrebbe colmare il gap tra l’Ungheria e gli altri Paesi, grazie a condizioni monetarie più favorevoli e allo sblocco dei fondi europei. L’area dell’Europa dell’Est dovrebbe sovraperformare in termini di crescita l’Europa centro-occidentale e questo dovrebbe riflettersi nella performance degli asset locali.

 


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Redazione

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