Em: pandemia e rischi geopolitici fanno lievitare l’eterogeneità

Il conflitto, il Covid e l’inflazione hanno messo in evidenza le profonde differenze tra i paesi emergenti. Tuttavia, ci sono elementi che fanno ben sperare. Alessia Berardi, head of Em macro & strategy research, Amundi Institute

Amundi

Credete che le aspettative di prospettive economiche migliori in molti paesi emergenti contribuiranno ad attenuare il rischio rappresentato dall’aumento dei tassi di interesse globali?

Considerando lo scenario macro-finanziario globale (decelerazione delle maggiori economie e condizioni monetarie progressivamente più restrittive), la performance dei Paesi Emergenti è stata ad oggi molto positiva sul piano macroeconomico e resiliente sul piano finanziario. In particolare, i tassi di crescita macroeconomica sono stati particolarmente positivi per i paesi esportatori di materie prime. Sicuramente la performance economica ha attenuato la percezione del rischio sui paesi emergenti rappresentato dall’aumento dei tassi di interesse globali, ma altri fattori hanno giocato un ruolo non trascurabile. Quando ancora la Federal Reserve rassicurava gli agenti macro-finanziari sulla natura temporanea dei rialzi inflazionistici e manteneva una condotta di politica monetaria estremamente accomodante, le banche centrali dei paesi emergenti cominciavano il loro ciclo di normalizzazione della politica monetaria dimostrando una ortodossia che alcuni commentatori definivano eccessiva. Ancora recentemente, l’ultimo gruppo di paesi del Sud dell’Asia si è mosso in questa direzione più per necessità di natura domestica che per condizioni finanziarie globali più restrittive.

 

Quali paesi o aree emergenti potrebbero uscire rafforzate in caso di attenuazione o risoluzione delle tensioni geopolitiche in corso?

Un ruolo importante giocano le posizioni relativamente meno vulnerabili sulla Bilancia dei Pagamenti così come un robusto stock di riserve valutarie accumulate in precedenza. Chiaramente la prospettiva presentata non è uniforme per tutti i Paesi Emergenti che rimangono un universo altamente eterogeneo. Rischi idiosincratici sono visibili in economie che hanno sostenuto in modo robusto la loro domanda domestica ampliando drasticamente il disavanzo delle partite correnti (Turchia o Cile per citarne un paio) e che solo tramite una significativa decelerazione economica potranno aggiustare i suddetti disavanzi. Un secondo gruppo piuttosto cospicuo di economie, quelle in una fase anteriore di sviluppo, che ha beneficiato massivamente di condizioni relativamente propizie di finanziamento nella decade passata, si trova ora in grave difficoltà a seguito della pandemia e della incapacità di approvvigionarsi di beni essenziali, esasperata dalla guerra in Ucraina (paesi africani a sud del Sahara, Pakistan, Sri Lanka per citarne alcuni). Questi paesi chiaramente presentano un elevato grado di rischio al rialzo dei tassi globali.

L’attenuazione dei rischi geopolitici consentirebbe una riduzione delle sanzioni economiche e finanziarie nonché una riduzione delle misure protezionistiche e dunque un allentamento degli attuali trend stagflazionistici che sono ampiamente diffusi sia tra i paesi sviluppati che tra quelli emergenti. Verosimilmente, i paesi importatori di materie prime e quelli più integrati nelle catene di produzione globale beneficerebbero relativamente più degli altri (India, Cina tra i grandi paesi, così come le piccole economie più aperte o importatrici nette).

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.