Emergenti, bene i Paesi che hanno protetto da variazioni eccessive dei prezzi

Intervista a Anna Tandstad Ege, Portfolio Manager Emerging Markets Debt di Nordea Asset Management

Nordea

Credete che le aspettative di prospettive economiche migliori in molti paesi emergenti contribuiranno ad attenuare il rischio rappresentato dall’aumento dei tassi di interesse globali?

Anna Tandstad Ege

I punti di forza e di debolezza economica di un Paese sono determinati da fattori interni ed esterni che interagiscono tra loro. Le fragilità legate a condizioni esterne possono essere mitigate dalla presenza di meccanismi di protezione economica.

In genere, ciò implica la disponibilità di un discreto livello di riserva valutaria e di un’economia diversificata, sostenibile e in crescita. Nel breve termine, la bilancia dei pagamenti può rivelare potenziali debolezze, mentre nel medio-lungo termine consideriamo le politiche fiscali, le prospettive di crescita e gli sforzi di diversificazione, nonché i rischi politici, ambientali e sociali.

Questi fattori indicano se l’economia si sta muovendo in una direzione giusta per costruire meccanismi di protezione durevoli per far fronte a futuri rischi esterni.

Quest’anno stiamo affrontando l’impatto del conflitto in territorio ucraino. I prezzi delle materie prime e dei generi alimentari sono saliti alle stelle. E le banche centrali hanno avviato politiche monetarie più restrittive per contrastare l’aumento dell’inflazione.

L’aumento dei tassi d’interesse implica generalmente una contrazione della crescita globale. Che solitamente si traduce in un’ulteriore sfida per i mercati emergenti danneggiandone le esportazioni, le rimesse, il turismo e i flussi di capitale.

Le conseguenze generate da un deterioramento delle prospettive di crescita globale sulle economie emergenti dipendono dall‘esposizione di questi stessi paesi ai cicli di crescita globale e da livello di riserve interne.
Di sicuro, i Paesi emergenti che saranno in grado di superare questo periodo di contrazione saranno quelli in grado di proteggersi con riserve costituite nel periodo pre-pandemico, prima dello scoppio della guerra in Ucraina e dell’inizio della fine del ciclo economico statunitense. Le famose parole di Warren Buffett sono più che mai adatte a descrivere la situazione attuale: “solo quando la marea si ritira, scopriamo chi sta nuotando nudo”.

Questo è certamente il caso anche dei titoli di stato in affanno, per i quali quest’anno abbiamo assistito a diversi default. D’altro canto, gli attuali fattori critici creano anche opportunità in termini di performance relativa. Un esempio è l’Egitto, un paese con rating singola B e con diverse criticità per quanto riguarda il livello e la traiettoria del debito.

Tuttavia, a differenza di altri Paesi, l’Egitto ha espresso la volontà di risolvere alcune problematiche strutturali che ostacolano la crescita. E di rivedere la propria politica valutaria, ponendo le basi per la costituzione di riserve più sostenibili in futuro.

Quali paesi o aree emergenti potrebbero uscire rafforzate in caso di attenuazione o risoluzione delle tensioni geopolitiche in corso?

Una risoluzione della guerra in Ucraina gioverebbe direttamente ai paesi confinanti e ai suoi partner commerciali. Più in generale, la pressione che questo conflitto ha esercitato sui prezzi delle materie prime è stato un fattore chiave di differenziazione per determinare l’esposizione al conflitto. Indubbiamente, il recente attenuarsi della pressione inflazionistica su materie prime e prodotti alimentari è stato un segnale positivo per gli importatori.

Soprattutto i beni alimentari sono particolarmente critici nei Paesi emergenti. Con meccanismi di protezione a shock esterni dei prezzi più deboli, le popolazioni dei Paesi più fragili rischiano di subire direttamente l’impatto dell’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari intaccando il reddito disponibile. Inoltre, nei Paesi emergenti i generi alimentari rappresentano generalmente una quota maggiore della spesa rispetto ai Paesi sviluppati.

Questo pone ulteriori sfide agli equilibri governativi in termini di sussidi. E, in alcuni casi, può portare a disordini sociali. I Paesi che sono stati effettivamente in grado di proteggere le loro popolazioni da variazioni eccessive dei prezzi, senza sovraccaricare eccessivamente i conti pubblici, usciranno da questa difficile situazione geopolitica con aspettative promettenti.

Stefania Basso
Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.