Intervista a Paolo Batori, Head of Global Bonds di Fideuram Asset Management Ireland
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Credete che l’attuale rendimento cedolare offerto dalle obbligazioni emergenti sia in grado di compensare i rischi che un investitore si accolla con la sottoscrizione di strumenti dedicati a questi bond?

Le economie emergenti hanno attraversato un lungo periodo di trasformazione, da un modello obsoleto basato soprattutto sulle esportazioni di materie prime e di semilavorati a basso valore aggiunto a una attività economica trainata da una crescente domanda interna.
Segnaliamo due punti di forza di lungo periodo: l’aspetto demografico e la possibilità di chiudere il differenziale tecnologico con i Paesi sviluppati.
Per quanto riguarda i possibili punti di debolezza, rimangono invece la necessità di accesso ai mercati di finanziamento internazionale. E la credibilità delle istituzioni sia politiche che finanziarie.
Da questo punto di vista però, le economie emergenti sono sempre meno dipendenti da forme di finanziamento in dollari o altre divise “forti” (il cosiddetto debito esterno), grazie al marcato sviluppo di mercati del debito in valuta locale. Anche per questo motivo le banche centrali emergenti sono riuscite ad attuare politiche anticicliche importanti durante la crisi Covid. Senza doversi preoccupare troppo della debolezza delle divise.
Gli attuali rendimenti sono adeguati, a nostro avviso. Sebbene non si possa escludere un ulteriore consolidamento dei mercati obbligazionari emergenti nel breve periodo, a causa della normalizzazione delle politiche monetarie da parte della banca centrale statunitense, caratterizzeremmo tale correzione come un “salutare” ribilanciamento delle valutazioni e un’opportunità attraente per incrementare l’esposizione al segmento.
In questa fase di mercato, quali em bond (per Paesi, affidabilità creditizia, valuta) ritenete opportuno sovrapesare nei vostri portafogli e quali sottopesare?
A favore della validità dell’investimento nell’obbligazionario emergente, si sottolineano anche gli importanti miglioramenti dei principali Paesi emergenti in termini di bilancia commerciale.
Paesi quali Sud Africa, India, Indonesia, Brasile e Messico storicamente caratterizzati da deficit di partite correnti anche significativi, che dovevano essere finanziati con flussi di capitale dall’estero, si trovano ora in una situazione di sostanziale pareggio o addirittura surplus.
Per questo motivo questi Paesi sono oggi meglio equipaggiati ad affrontare eventuali fasi di volatilità.
Le dinamiche macroeconomiche e politiche sono molto variegate e fluide. Quindi si consiglia un investimento strategico tramite portafogli molto diversificati e gestiti da specialisti. A nostro avviso, una crescente diversificazione dei portafogli verso le economie emergenti è oramai una necessità, oltre che un’opportunità.
Preferiamo il debito esterno a quello locale ma, allo stesso tempo, favoriamo una esposizione alle divise emergenti per agganciarsi al motore di crescita globale con maggiore potenziale.
Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.

