Emergenti pronti a fronteggiare l’arrivo della recessione

Questa volta l’universo emergente sembra avere le carte in regola per non capitolare in caso di contrazione dell’economia. Intervista ad Andrew Ness, portfolio manager di Franklin Templeton Em equity

franklin templeton sui bond e sull'economia e i consumi

Ritiene che le aspettative di un miglioramento delle prospettive economiche in molti paesi emergenti contribuiranno a mitigare il rischio rappresentato dall’aumento dei tassi di interesse globali?

Quest’anno i mercati emergenti devono affrontare una serie di avversità ma possono anche nutrire un certo ottimismo essendo entrati nell’attuale fase di contrazione in condizioni migliori rispetto ai cicli precedenti: la leva finanziaria delle società è diminuita, si sono attuate riforme del settore finanziario e non solo e la maggior parte dei decisori politici sta affrontando le sfide attraverso politiche monetarie e fiscali convenzionali.

Le banche centrali dei paesi emergenti hanno anticipato quelle dei paesi industrializzati nel rivedere al rialzo i tassi d’interesse. Questi interventi tempestivi, insieme agli andamenti stagionali in base ai quali il quarto trimestre è il periodo migliore per i mercati, ci inducono a credere che i mercati emergenti possono sovraperformare gli omologhi sviluppati anche nel resto dell’anno.

Nonostante l’inflazione continui a suscitare timori e le valutazioni dei mercati azionari emergenti siano scese, il livello insolitamente basso di volatilità delle valute emergenti rispetto a quelle forti e la sovraperformance dei mercati azionari emergenti rispetto a quelli sviluppati nella prima metà del 2022 testimoniano che i mercati hanno recepito questa nuova realtà.

Crediamo nel potenziale di lungo periodo dei mercati emergenti e in prospettive positive a lungo termine per gli investitori dei ME; a nostro avviso, una volta superata l’attuale fase di contrazione, i Paesi emergenti potranno sfruttare meglio la ripresa della crescita.

 

Quali paesi o aree emergenti potrebbero rafforzarsi se le tensioni geopolitiche in corso venissero attenuate o risolte?

Dopo un decennio in cui gli Stati Uniti hanno guidato i mercati azionari e nel contesto di un mercato globale ribassista, i titoli dei mercati emergenti sono ora una asset class profondamente sottoutilizzata – le allocazioni azionarie sono a livelli pari a circa la metà di quelli di dieci anni fa. Le valutazioni sono a buon mercato rispetto sia ai livelli storici e sia ai titoli dei mercati sviluppati.

Questo nonostante i mercati emergenti ospitino non solo i migliori esportatori di materie prime a livello globale – agricoltura, metalli, energia – ma anche molte aziende leader del futuro, dai produttori di energia solare e di batterie per veicoli elettrici ai produttori di semiconduttori. Da un punto di vista sia tattico che strutturale, continuiamo quindi a ritenere che vi siano catalizzatori di performance.

All’inizio di quest’anno noi abbiamo evidenziato la probabilità di una ripresa trainata da India e Cina.  I flussi di investimenti esteri sono aumentati in India e si registra un miglioramento del sentiment nei confronti della Cina, che ha mostrato resilienza nonostante si confermi una delle componenti più deboli dell’indice dei mercati emergenti da inizio anno.

 

 

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.