Le aspettative in vista della riunione della Federal Reserve di Generali Investments, Crédit Mutuel Asset Management e BNY

Paolo Zanghieri, senior economist di Generali Investments, commenta:

Paolo Zanghieri

“Non ci aspettiamo che la Fed prenda alcuna decisione oggi. Ma la riunione non sarà priva di eventi. Il FOMC dovrà presentare una visione su ciò che si aspetta dalle prossime tariffe e su come adeguare la politica.

Prevediamo che la previsione di crescita per quest’anno venga leggermente rivista al ribasso in linea con il dato negativo del primo trimestre. Questo sarà probabilmente accompagnato da una revisione al rialzo dell’inflazione prevista, poiché i numeri dell’anno in corso si sono dimostrati molto persistenti e l’impatto delle tariffe sarà completamente considerato.

Il comunicato stampa, e ancor più la sessione di domande e risposte, metteranno in evidenza l’estrema e senza precedenti incertezza che circonda le previsioni. Questa incertezza suggerisce che, per il momento, la risposta migliore della Fed sia aspettare fino a quando l’impatto delle tariffe non si manifesterà nei dati sui prezzi e sull’attività.

La proiezione mediana per il tasso di politica monetaria non dovrebbe cambiare rispetto alla riunione di marzo. Il che indica che la Fed vede come ottimali altri due tagli quest’anno.

Tuttavia, la distribuzione delle proiezioni sarà inclinata verso una minore accomodazione. Per il momento, ci aspettiamo ancora due tagli dei tassi quest’anno (a settembre e dicembre), ma i rischi sono orientati verso un solo taglio, alla fine dell’anno”.

François Rimeu, Senior Strategist di Crédit Mutuel Asset Management, aggiunge:

François Rimeu

“È ampiamente atteso che nella riunione del 18 giugno la Federal Reserve mantenga invariati i tassi d’interesse, per la quarta decisione consecutiva da gennaio di mantenere lo status quo.

Il focus, quindi, non sarà tanto sul livello dei tassi – già largamente previsto dai mercati – quanto sulla revisione delle proiezioni economiche e sul dot plot.

In un contesto caratterizzato da rischi di stagflazione ed elevata incertezza, è probabile che la Fed confermi un approccio prudente, rimandando eventuali tagli dei tassi finché i dati economici oggettivi (“hard data”) non giustificheranno in modo chiaro un allentamento della politica monetaria.

Ci aspettiamo che la Fed mantenga invariato l’attuale intervallo obiettivo dei tassi di interesse tra il 4,25% e il 4,50%, in linea con le attese. Il PIL reale, invece, è previsto in rallentamento nel 2025, con una crescita prevista tra l’1,0% e l’1,5%, un ritmo inferiore al potenziale di lungo periodo.

A nostro parere, le pressioni inflattive dovrebbero rimanere elevate nel corso di quest’anno (l’indice dei prezzi al consumo core dovrebbe attestarsi tra il 3,0% e il 3,5%) per poi attenuarsi gradualmente verso un intervallo tra il 2,0% e il 2,5% entro il 2027. La Fed dovrebbe anche sottolineare l’elevato grado di incertezza che riguarda queste proiezioni.

Pensiamo, inoltre, che il tasso di disoccupazione si attesti intorno al 4,5% per l’intero orizzonte di previsione. E che il dot plot indichi un solo taglio dei tassi da 25 punti base per quest’anno, rispetto ai due previsti a marzo. Il che porterebbe il tasso di riferimento al 4,1% entro fine anno.

Durante la conferenza stampa, il presidente Jerome Powell dovrebbe ribadire l’approccio data-dependent, mettendo in evidenza le incertezze legate agli effetti delle politiche economiche dell’amministrazione Trump. E rimarcare l’importanza del duplice mandato della Fed, per bilanciare la stabilità dei prezzi e la piena occupazione.

È improbabile che la Fed prenda in considerazione un taglio dei tassi finché non avrà maggiore chiarezza sugli effetti combinati delle misure economiche e normative introdotte dall’amministrazione Trump.

Tuttavia, in caso di un peggioramento forte e inatteso del mercato del lavoro, potrebbe intervenire a sostegno dell’economia, a condizione che le attese di inflazione di lungo periodo restino ben ancorate.”

Harvey Bradley, Co-head of Global Rates, Insight Investment, BNY, conclude:

“Oltre alla conferenza stampa del presidente Powell, i mercati osserveranno con molta attenzione il “dot plot” trimestrale della Fed alla ricerca di indizi su come e quando la banca centrale riprenderà il ciclo di tagli dei tassi.

Sia a marzo sia a dicembre, la previsione mediana è stata di due tagli dei tassi entro la fine dell’anno, in linea con le attuali aspettative dei mercati.

Data l’incertezza che i mercati stanno affrontando, è difficile prevedere se le loro previsioni cambieranno in modo significativo. Da un lato, i membri del comitato della Fed potrebbero ora tenere conto di un tasso effettivo di dazi più elevato rispetto al passato.

E, con i primi segnali di inflazione legata ai dazi che iniziano a emergere, alcuni potrebbero optare per un approccio più prudente — soprattutto considerando che le tensioni in Medio Oriente potrebbero peggiorare ulteriormente il quadro inflazionistico. Non si può escludere che le previsioni vengano riviste per riflettere un solo taglio dei tassi quest’anno.

Dall’altro lato, le componenti dell’inflazione meno volatili — o più “resistenti” — in particolare in grandi categorie come gli affitti, stanno mostrando segnali di disinflazione notevoli e potenzialmente sostenibili.

Anche il mercato del lavoro inizia a mostrare alcune crepe, con le richieste continuative di sussidi di disoccupazione ai massimi del ciclo. Tutto ciò potrebbe aiutare la Fed a proseguire nel percorso di normalizzazione della politica monetaria.

Nel complesso, questo potrebbe tradursi in proiezioni sostanzialmente invariate. Lo scenario di base di Insight prevede due tagli dei tassi quest’anno, seguiti da ulteriori riduzioni nel 2026, fino a raggiungere un tasso terminale del 3%, trainato da una crescita che rimane al di sotto del trend — un livello che la Fed probabilmente definirebbe come “ampiamente neutrale.

In ogni caso, mentre la Fed resta in attesa, crediamo che questa possa essere una buona opportunità per gli investitori per bloccare rendimenti relativamente elevati nel reddito fisso finché sono ancora disponibili”.


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Redazione

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