L’analisi del Team di gestori di Fidelity International

Qual è la vostra visione attuale del mercato azionario cinese?

«Quando si guarda alle valutazioni delle azioni cinesi, sembra che stia emergendo una separazione significativa tra il sentiment e i fondamentali. Il catalizzatore immediato è stato la conclusione del 20° congresso del Partito comunista, quando il presidente Xi Jinping si è assicurato un terzo mandato come massimo leader cinese ed è stato annunciato un nuovo Comitato permanente del Politburo, l’organo politico più potente della Cina, composto da sette membri. In tale occasione, i mercati hanno evidenziato movimenti significativi, ma se gli investitori stranieri hanno reagito con elevati livelli di vendite registrati sul North-bound stock connect, a giudicare dai numeri del South-bound stock connect, gli investitori nazionali sono stati invece compratori netti, dimostrando che le vendite dall’estero sono state probabilmente una reazione eccessiva. Queste ultime hanno riguardato diverse società che generano flussi di cassa, pagano dividendi e non hanno debiti, dimostrando che i segnali sono positivi e che i fondamentali di molte aziende sono rimasti intatti. Gli eventi, pertanto, mostrano un quadro più articolato e ricco di sfumature, che potrebbe creare opportunità di riposizionamento per le nuove modalità di crescita del paese. La crescita economica rimane, infatti, una priorità fondamentale per il governo cinese, mentre le vendite in blocco hanno ignorato i fondamentali e i potenziali beneficiari del cambiamento di orientamento delle politiche».

In tempi recenti, però, la leadership cinese non ha reso la vita facile alle società più avanzate.

«Alcuni commentatori hanno suggerito che il consolidamento del potere del presidente Xi e la composizione del comitato implicano che in futuro la politica si concentrerà soprattutto sulle questioni sociali, cioè sulla “prosperità comune”, e che le strategie di crescita e di innovazione passeranno in secondo piano. Riteniamo che queste preoccupazioni siano malriposte. È vero che le nuove dichiarazioni politiche indicano che la Cina sta cercando di riequilibrare la propria economia ponendo l’accento sulla sicurezza nazionale, sulla crescita a basse emissioni di carbonio e sull’uguaglianza sociale sotto la bandiera della “prosperità comune”, ma vi sono aree come la produzione di alta gamma, i veicoli elettrici, l’energia rinnovabile, le reti intelligenti, l’economia digitale e l’innovazione, dove il sostegno politico è maggiore e dove si potrebbero vedere opportunità di investimento. Anche le aziende che contribuiscono alla sostituzione delle importazioni e all’autosufficienza della Cina dovrebbero trarne vantaggio. Xi ha poi ribadito chiaramente l’importanza della crescita in numerosi settori, da quelli emergenti e strategici, come l’aerospaziale, l’informatica e la biofarmaceutica, alle infrastrutture e alla produzione di alto livello. Il riferimento alla costruzione di una Cina più sana dovrebbe avere un impatto positivo sul settore sanitario, insieme ai consumi legati alla cultura e alle attività sportive. Garantire un futuro sostenibile continua a essere un tema centrale e ci aspettiamo che la Cina aumenti il suo focus come leader nella tecnologia green e a bassa emissione di carbonio, che rimarrà una fetta importante dell’economia. Prima di trarre conclusioni è, dunque, necessario osservare i risultati della nuova leadership e gli eventi chiave, come la prossima Conferenza centrale di lavoro economico di dicembre, che fornirà maggiore chiarezza sulle politiche settoriali. Le riunioni del Congresso nazionale del popolo, in primavera, faranno luce anche sui nuovi obiettivi di crescita economica del paese e, forse, su un maggiore stimolo fiscale». 

La Cina continuerà ad aprirsi?

«Sebbene non vi siano stati cambiamenti nella politica dello zero Covid (Zcp), il discorso di Xi ha fatto riferimento a una possibile apertura della Cina a livello globale, che ci aspettiamo si concretizzi nel corso del prossimo anno. Non dovremmo essere troppo sorpresi dal ritmo lento della riapertura. Nonostante il congresso non abbia apportato alcun cambiamento stravolgente, sono comunque in corso alcune modifiche alla politica zero Covid: dall’abbandono delle chiusure totali delle città, alla possibilità di rivalutare la propria posizione sulla politica Covid nel caso in cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità dovesse cambiare la sua visione generale sul virus. Riteniamo che l’anno prossimo il paese sia pronto a perfezionare la sua politica di zero Covid e ad allentare gradualmente le restrizioni sui viaggi, dando così una spinta all’economia cinese. Inoltre, finora la Cina ha registrato un’inflazione relativamente contenuta, consentendo alla Banca centrale di perseguire un ulteriore allentamento quando necessario». 

Quali sono i tempi prevedibili per una ripresa del mercato?

«In Cina siamo ancora in un mercato orso e la ripresa economica sarà graduale, per cui resta importante un posizionamento difensivo. Le preoccupazioni dovrebbero diminuire nelle prossime settimane, quando un sostegno più costruttivo renderà chiaro che l’economia non è stata messa in secondo piano. Ma ci vorrà un po’ di tempo e potrebbero essere necessari ulteriori chiarimenti su come il nuovo gruppo dirigente intenda risollevare l’economia del paese. La Banca Popolare Cinese possiede ancora tutti gli strumenti per sostenere la crescita, laddove necessario, ponendo la Cina in una posizione opposta rispetto ai paesi occidentali in termini di traiettoria politica. È inoltre possibile che la leadership metta in atto altre misure volte al sostegno dell’economia nel breve termine. Il settore immobiliare non è stato menzionato in modo specifico al congresso, ma abbiamo visto diverse azioni politiche a sostegno del mercato prima della conferenza e ci aspettiamo un ulteriore sostegno e riassetto per generare una posizione più stabile e sostenibile». 

 


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Pinuccia Parini

Dopo una lunga carriera in ambito finanziario sul lato, sia del sell side, sia del buy side, sono approdata a Fondi&Sicav