Focus Etf: accessibili, trasparenti e resilienti

Gli Etf hanno assunto un ruolo di rilievo all’interno delle strategie di investimento, raccogliendo sempre più ampio consenso tra i soggetti attivi sui mercati finanziari. Sono strumenti che vengono usati per acquisire un’esposizione a una determinata asset class, a un indice o a un tema di investimento in un’ottica anche di lungo periodo e permettono di operare scelte di allocazione di portafoglio in tempi rapidi e in modo efficace. I tassi di crescita sono stati consistenti e nell’ultimo anno sono stati trainati dagli Etf tematici e da quelli legati alla sostenibilità. Hanno affrontato questi argomenti Emanuele Negro, executive director di Goldman Sachs Asset Management (Gsam) e Vincenzo Saccente, Caia, managing director &  head of sales per Lyxor Etf in Italia.

Quali evoluzioni prevedete per l’industria degli Etf?

Emanuele Negro (Gsam): «Il mercato degli Etf ha raggiunto dimensioni consistenti e in Europa le masse gestite sono pari a circa 1.500 miliardi di euro, con tassi di crescita a doppia cifra. I segnali che il mercato è molto dinamico sono quindi evidenti, con una fortissima attenzione da parte degli attori che vi partecipano. Nonostante la divisione Asset Management di Goldman Sachs abbia iniziato a proporre le proprie strategie Etf in tempi relativamente recenti, circa sei anni fa, lo sviluppo è stato molto rapido, anche rispetto alla concorrenza, così come l’aumento della nostra presenza sul mercato.  In termini di evoluzioni future, identifichiamo due filoni principali: la sostenibilità e gli investimenti tematici. Il primo trova motivazione nella sempre più elevata sensibilità legata ai temi Esg che sta permeando tutti i prodotti finanziari. Si tratta di un trend che accomuna le case di gestione e gli investitori e comporta sia una nuova produzione di Etf focalizzati sulla sostenibilità, sia una rivisitazione di quelli esistenti, con l’incorporazione di questi criteri nel progetto di costruzione dello strumento. A tale proposito, nel caso dei nostri prodotti, incorporiamo i fattori Esg all’interno degli Etf multifattoriali già lanciati, modificandone in parte il “Dna”, ma lasciandone inalterata la struttura. È stata un’attività che ci ha impegnati molto nell’ultimo anno e mezzo, prima dell’introduzione della Sfdr. Riteniamo che questa tendenza continuerà a essere dominante nel prossimo futuro, considerati i flussi che continuano ad andare in questa direzione e la necessità da parte degli stessi asset allocator di confrontarsi con indici che tenderanno a incorporare sempre più i parametri Esg. Il secondo filone di forte sviluppo riguarda gli Etf tematici, un trend quest’ultimo che si ritrova anche nel campo dei fondi attivi. Per Goldman Sachs sostenibilità e investimenti tematici sono due evoluzioni già in essere e continueranno ad attrarre interesse».

Vincenzo Saccente (Lyxor Etf): «Nell’universo della gestione passiva, che durante il periodo di pandemia ha confermato la sua resilienza, riscontriamo un interesse crescente verso gli strumenti tematici: nel corso degli ultimi anni è infatti aumentata l’attenzione da parte degli investitori verso temi quali gli sviluppi tecnologici, l’urbanizzazione, la mobilità del futuro, i mutamenti demografici, insieme a una maggiore consapevolezza dell’urgenza dei cambiamenti climatici. In questo contesto, gli investimenti Esg stanno catalizzando gran parte dell’attenzione, dato che combinano gli aspetti ambientali con un’attenzione sempre più marcata verso quelli sociali e di governance delle aziende. Negli ultimi tempi, in particolare, abbiamo registrato un crescente interesse verso i temi ambientali e verso, quindi, quegli strumenti focalizzati sulla ‘E’ di Esg. Una grande spinta in tal senso è stata data anche dalle istituzioni europee: nel definire gli obiettivi per i piani di ripresa dalla pandemia di Covid-19, si sono concentrate sulle sfide poste dai cambiamenti climatici e su tematiche quali la scarsità d’acqua, uno dei punti al centro della crisi climatica, e le energie rinnovabili, anche e soprattutto alla luce degli sforzi globali per raggiungere l’obiettivo di azzeramento delle emissioni nette entro il 2050. Gli Etf in linea con gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 permettono agli investitori di avere un ruolo cruciale nella lotta al cambiamento climatico, investendo nelle aziende leader della rivoluzione sostenibile e dando la possibilità di riallocare il proprio capitale verso realtà a basse emissioni di carbonio, su larga scala.  A riprova del grande appetito degli investitori per questa tipologia di strumenti, gli otto Etf climatici di Lyxor che replicano gli indici S&P Paris-Aligned Climate (Pab) e Msci Climate Change (Ctb), concepiti per essere in linea con l’Accordo di Parigi per contrastare i cambiamenti climatici, hanno raccolto complessivamente più di un miliardo di euro a solo un anno dalla loro quotazione. Infine, nel comparto obbligazionario, i green bond si stanno affermando sempre più come veicoli di investimento in ambito climatico. Ciò si è riflesso nel crescente interesse registrato da parte degli investitori per il Lyxor Etf sui green bond, il primo al mondo sulle obbligazioni verdi che ha di recente superato 550 milioni di euro di patrimonio in gestione».

Sempre in termini di evoluzioni future, quali sono le vostre considerazioni sul mercato degli Etf obbligazionari?

Emanuele Negro (Gsam): «Crediamo che sia potenzialmente un altro ambito di crescita e pensiamo, a tendere, di aumentare la nostra presenza in questo segmento, che al momento è limitata a un solo strumento che permette l’accesso al mercato delle obbligazioni governative cinesi. Riteniamo che ci siano ampi spazi di sviluppo, soprattutto in un contesto come quello attuale con tassi di interesse particolarmente bassi. Siamo convinti che l’utilizzo di Etf obbligazionari possa rendere più efficiente la gestione di portafoglio, sia da un punto di vista operativo, sia per quanto riguarda i costi e, contestualmente, aiuti il gestore a implementare strategie di investimento con maggiore efficacia e immediatezza, intervenendo sull’asset allocation del portafoglio».

Per quale motivo la rivoluzione sostenibile cammina così bene sulle gambe degli Etf?

Vincenzo Saccente (Lyxor Etf): «La rivoluzione sostenibile è qui per rimanere, è un trend, non una moda. È al centro delle agende politiche, dei progetti delle aziende grandi e piccole, di tanti player del risparmio gestito, che hanno scelto di sposare questa causa per venire incontro anche alla crescente sensibilità dei cittadini e di tutte le tipologie di investitori. Per loro stessa natura, gli Etf sono caratterizzati da facilità di accesso, commissioni di gestione contenute, ampia diversificazione, trasparenza (su composizione degli indici e sottostanti) e importanza dei dati: tutte caratteristiche che rendono questi strumenti particolarmente adatti agli investimenti socialmente responsabili. La gestione passiva risponde, infatti, alle esigenze di chi è alla ricerca di prodotti tematici (sull’acqua, sulle energie rinnovabili, sulla parità di genere, sui green bond…) e di chi vuole inserire in maniera stabile in portafoglio strumenti ampiamente diversificati, che investono secondo criteri Esg a 360°. Inoltre, accompagnare e alimentare la rivoluzione sostenibile non vuole dire semplicemente puntare sulle aziende più virtuose, ma anche stimolare il mondo dell’economia ad avvicinarsi sempre più a questo nuovo approccio. Gli attori del risparmio gestito possono avere un peso anche in questo secondo ruolo, entrando in contatto con le imprese, dialogando con loro affinché siano più rispettose delle tematiche legate alla sostenibilità, dall’attenzione al clima alla parità di genere. In quanto azionisti, i fondi possono anche votare nelle assemblee generali delle società in cui investono: si tratta dell’attività di voto & engagement che anche Lyxor conduce in prima linea».

Quali trend intravedete per l’industria gli Etf di classi alternative?

Vincenzo Saccente (Lyxor Etf): «Gli investitori stanno sempre più diversificando la loro esposizione alle materie prime. Mentre l’oro raccoglie ancora la maggior parte degli investimenti all’interno di questa asset class, i flussi recenti degli Etf suggeriscono che gli investitori stanno aumentando la loro esposizione alle materie prime in generale e ai metalli industriali in particolare. La transizione green e gli sviluppi infrastrutturali messi in campo recentemente dai governi dovrebbero mantenere alta la domanda di metalli industriali. Ciò sosterrebbe i prezzi nel lunghissimo termine e potrebbe portare a un altro super-ciclo delle materie prime. In questo contesto, un’esposizione bilanciata a questo comparto non solo dovrebbe beneficiare della transizione green e degli sviluppi infrastrutturali, ma al contempo potrebbe mitigare i rischi idiosincratici legati all’esposizione a una sola commodity. Per fare un esempio pratico, l’indice Bloomberg Energy & Metals Equal-Weighted, al quale fa riferimento uno dei nostri Etf, fornisce un’esposizione bilanciata ai settori dei metalli e dell’energia rispetto ad altri indici ampi di materie prime, grazie alla particolarità di essere esposto egualmente per il 33,3% a ciascuno dei seguenti panieri di commodity: metalli preziosi, metalli di base ed energia. Le componenti dell’energia comprendono greggio Wti, greggio Brent, gasolio a basso tenore di zolfo e gas naturale, mentre le componenti dei metalli includono oro, argento, platino, palladio, rame, zinco, nichel e alluminio. Negli ultimi anni, questa strategia equiponderata si è rivelata premiante».

Emanuele Negro (Gsam): «Pensiamo che non ci siano ampi margini per avere strutture capaci di investire in strumenti che abbiano come sottostante asset privati, soprattutto per la liquidità limitata e la difficoltà di avere un prezzo di riferimento. Certo, negli anni sono aumentati gli Etf legati alle commodity, sono nati anche prodotti che permettono l’accesso al mercato immobiliare, ma ci sono alcune caratteristiche fondanti degli Etf, quali la liquidità e la trasparenza, che sono imprescindibili e senza le quali la funzione dello strumento finirebbe per perdere la sua valenza.  È grazie proprio a queste due caratteristiche che gli Etf hanno incontrato sempre più interesse e consenso tra gli investitori. Inoltre, parlando di alternativi, crediamo che possa essere interessante lo sviluppo degli Etf cosiddetti fattoriali».

Etf fattoriali: quale sviluppo futuro?

Vincenzo Saccente (Lyxor Etf): «Gli Etf fattoriali possono aiutare gli investitori a catturare i diversi premi al rischio disponibili sul mercato fornendo un’esposizione esplicita a uno specifico fattore o a più fattori insieme (investimenti multifattoriali). L’idea di costruire un portafoglio equity composto solo da società selezionate sulla base di un fattore come quality, value, size, momentum o volatility, va proprio nella direzione di beneficiare in determinati contesti di mercato del valore generato dal fattore scelto; una strategia di questo tipo è appunto definita smart beta. È il contesto di mercato che influisce sull’interesse da parte degli investitori per queste tipologie di prodotti. Un esempio tra tutti è stato il ritorno di interesse su posizioni azionarie di tipo value non appena sono arrivati segnali positivi sul fronte pandemia e crescita economica. Qual è, dunque, il ruolo degli asset manager in questo contesto? Rendere accessibili gli strumenti adatti a esporsi ai diversi fattori. Su questo fronte Lyxor mette a disposizione un Etf per prendere posizioni sul value dell’Eurozona e una serie di Etf esposti ad altri fattori tra cui il quality e il size. Guardando poi alle tipologie di investimento che negli ultimi anni hanno attratto un forte interesse, citerei gli strumenti tematici. Questi ultimi hanno il grande vantaggio di essere fortemente trasversali rispetto al modo tradizionale di investire per settori merceologici e rappresentano, dunque, un’opportunità di diversificazione innovativa. In Lyxor abbiamo individuato alcuni megatrend di lungo periodo che plasmano l’economia e la società in cui viviamo e che, di conseguenza, si possono trasformare in cinque temi di lungo periodo: la crescita della digital economy e della disruptive technology, il cambiamento urbano con la future mobility e le smart city e le abitudini di consumo dei millennial. Nel tema digital economy rientrano settori consolidati come l’e-commerce e i pagamenti digitali, ma anche altri in rapida crescita, come la cybersecurity e il fintech. Sotto l’etichetta “disruptive technology” sono invece raggruppate le realtà che sviluppano innovazioni tecnologiche in grado di rivoluzionare i modi in cui le industrie e i consumatori agiscono. Pensiamo alle molteplici applicazioni della robotica e dell’intelligenza artificiale, i droni, la stampa tridimensionale. Poi i millennial. Investire nei millennial significa puntare sulle aziende che riescono a entrare meglio in sintonia con la mentalità, i gusti, le priorità e le aspirazioni di questa generazione, che ha abitudini sociali diverse da quelle delle generazioni precedenti. Infine, smart city e future mobility, due tematiche molto attuali: case intelligenti, infrastrutture urbane più efficienti per lo smaltimento dei rifiuti, per la produzione e il consumo di energia, sistemi intelligenti di sicurezza che renderanno più tempestivi ed efficaci gli interventi di personale sanitario e vigili del fuoco».

Emanuele Negro (Gsam): «Goldman Sachs Asset Management ha investito molto in questo comparto e riteniamo che ci sia ancora spazio di crescita, soprattutto per i prodotti monofattoriali. Quando siamo entrati nel mercato degli Etf, lo abbiamo fatto attraverso l’asset class azionaria con i prodotti multifattoriali, utilizzando un modello quantitativo. Si tratta dell’Etf Active Beta® progettato per replicare una metodologia proprietaria di Goldman Sachs che mira alla generazione di performance in campo azionario sulla base di quattro fattori equipesati: value, momentum, volatilità e qualità. Li abbiamo lanciati per la prima volta negli Stati Uniti e siamo diventati leader nel mercato: è stata una scelta vincente, ben congegnata e riconosciuta di grande utilità per l’asset allocation. Di recente vediamo che nel mercato è emersa la necessità di avere prodotti simili, sebbene monofattoriali, allo scopo di rispondere alla necessità degli investitori istituzionali di sovrappesare alcuni fattori specifici per rendere più efficiente il portafoglio o per rispondere a determinate esigenze legate a specifici stili d’investimento o facilitare un’attività di market timing. In Europa stiamo programmando ulteriori lanci di Etf azionari “smart beta”, insieme ad altri obbligazionari che permettono l’accesso ai mercati».

L’Etf “multifattoriale” non rischia di essere poco incisivo nelle scelte di investimento?

Emanuele Negro (Gsam): «Dipende dal risultato che si vuole ottenere. L’obiettivo dello smart beta multifattoriale è, per esempio, di avere sì l’esposizione a un indice, con un costo più moderato rispetto a un fondo attivo, ma che nel contempo non sia una mera replica del sottostante di riferimento. L’obiettivo è estrarre valore attraverso questo tipo di esposizione, pur mantenendo un portafoglio equilibrato. La logica del multifattoriale è di essere investito in un mercato senza però fare particolari scelte di stile, salvo poi decidere per un approccio più attivo e scegliere di sovrappesare un fattore rispetto a un altro. Inoltre, continuiamo a vedere interesse per gli Etf multifattoriali e anche nei prossimi lanci di prodotti che faremo proporremo questo tipo di strategia».

Quale ruolo avranno in futuro gli Etf nei portafogli degli investitori?

Vincenzo Saccente (Lyxor Etf): «Nel corso degli ultimi 20 anni, la gestione passiva ha saputo conquistare un ruolo sempre più importante agli occhi degli investitori, prima sul fronte azionario, poi su quello obbligazionario. Da tempo, infatti,  gli Etf non sono utilizzati solo come strumento di trading e/o allocazione tattica, ma hanno uno spazio sempre più significativo e, soprattutto, di lungo termine all’interno dei portafogli. Come anticipato, la pandemia non ha fermato l’industria della gestione passiva, ma ne ha anzi confermato la resilienza: nel 2020 gli Etf in Europa hanno registrato flussi positivi per quasi 90 miliardi di euro. Lo stato di ottima salute dell’industria della gestione passiva nel corso della pandemia è da ricondurre alle caratteristiche principali degli Etf, strumenti in grado di offrire agli investitori trasparenza, liquidità e diversificazione. E la solidità del trend di crescita dell’industria della gestione passiva è confermata anche dai dati del 2021: a maggio di quest’anno, i flussi complessivi in Etf in Europa si attestano a 78,2 miliardi di euro. Oggi a spingere la diffusione di questi strumenti sono soprattutto le strategie Esg, che da inizio anno a fine maggio 2021 hanno registrato flussi per 37,6 miliardi di euro, la metà dei capitali confluiti complessivamente negli Etf. In un contesto in cui la consapevolezza e la sensibilità degli investitori nei confronti delle tematiche sostenibili è aumentata considerevolmente, questo dato rappresenta perfettamente le potenzialità degli Etf nell’intercettare i trend del mercato e testimonia come questi strumenti siano destinati a giocare un ruolo sempre più strategico all’interno dei portafogli». 

Negli Stati Uniti si sono diffusi gli Etf attivi. Che cosa ne pensate?

Emanuele Negro (Gsam): «Gli Etf attivi stanno riscontrando sempre maggiore seguito negli Stati Uniti. È un’offerta che è ormai partita, è molto fertile e, a tendere, potrebbe fare concorrenza ai classici fondi attivi grazie alla grande trasparenza che offre. Guardiamo a questi prodotti con interesse, soprattutto perché la nostra recente piattaforma ci permette grande flessibilità e opportunità di cogliere i nuovi trend presenti sul mercato. Per il momento la loro diffusione è limitata agli Stati Uniti, ma ne monitoriamo da vicino gli sviluppi e, in base a quanto emerge, potremo declinare l’eventuale offerta sul mercato europeo. Ciononostante, per quanto riguarda la loro diffusione in Europa, va detto che, oltre a limitazioni di carattere regolamentare, il mercato si presenta più frammentato e dispersivo di quello americano: forse non è ancora un mercato maturo per gli Etf attivi e occorre tempo perché possano prendere piede».

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con Stefano Caleffi, head of Etf sales for Southern Europe di Hsbc Asset Management, e Massimo Siano, head of South Europe di 21 Shares

Focus Etf: Una grande crescita

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