Focus Etf: tanto spazio per l’innovazione finanziaria

Fino a pochi anni fa lo spazio per gli Etf e gli Etp più in generale sembrava limitato ai grandi temi, come l’azionario Usa, quello europeo o l’equity dei paesi emergenti. 

Andando avanti nel tempo l’interesse si è focalizzato su un’ampia gamma di settori e di stili e soprattutto ha avuto un enorme sviluppo l’obbligazionario, che era stato abbastanza trascurato dagli investitori nel corso dei primi passi degli exchange traded fund. Oggi l’industria, oltre che sui principali indici tradizionali, si sta concentrando su una grande quantità di temi di nicchia, che però hanno forti possibilità di sviluppo e soprattutto un’impostazione growth. E non poteva sfuggire nemmeno un tema così dirompente come le criptovalute, da circa tre-quattro anni al centro dell’attenzione. Oggi si parla addirittura di Etf attivi (apparentemente una contraddizione in termini), che negli Stati Uniti stanno cominciando a riscuotere un notevole successo. Raramente uno strumento di queste proporzioni e con tale diffusione è riuscito a dimostrare un dinamismo di tale forza.

Hanno partecipato a questo dibattito Stefano Caleffi, head of Etf sales for Southern Europe di Hsbc Asset Management, e Massimo Siano, head of South Europe di 21 Shares.

Quali evoluzioni prevedete per l’industria degli Etf?

Stefano Caleffi (Hsbc): «Forse al posto del termine evoluzione userei le parole “graduale progressione”. Infatti gli attuali trend più rilevanti dell’industria degli Etf sono evidenti già da quattro-cinque anni, anche se sicuramente nell’ultimo biennio sono diventati particolarmente robusti. In particolare, se ne possono identificare tre, con un quarto che si sta sviluppando negli Stati Uniti, ma che ancora non si è fatto sentire in maniera rilevante in Europa. Innanzitutto, non si può non menzionare l’ascesa dei prodotti fixed income, anche se in ambito Etf l’azionario resta ancora maggioritario. Ritengo che nell’obbligazionario ci sia spazio per un forte livello di innovazione, che permetterà di raggiungere segmenti del reddito fisso più di nicchia, e già stiamo iniziando a vedere lo sviluppo di questo genere di strumenti. Non sorprendentemente, poi, un’altra grande area di crescita è costituita dalla sostenibilità e dai prodotti Esg, sempre più dominanti nell’industria dell’asset management in genere e, di conseguenza, anche tra gli strumenti passivi. Il terzo fenomeno particolarmente rilevante è il graduale spostamento da un’esposizione settoriale a una di tipo tematico: gli Etf tematici stanno sempre più prendendo piede, con un cambiamento molto profondo rispetto a 10 anni fa, quando vi era una marcata preponderanza di prodotti costruiti sui settori. Penso che da questo punto di vista l’offerta di tematici si allargherà dai soliti mega-trend a molte altre aree. Infine, il quarto trend è rappresentato dagli Etf attivi, che finora hanno trovato una maggiore crescita negli Stati Uniti rispetto all’Europa. Sarà interessante capire come questo approccio si svilupperà nei prossimi anni».

Massimo Siano (21shares): «La nostra società è specializzata nel proporre Etf su criptovalute e, di conseguenza, non sorprendentemente vediamo proprio questo comparto come uno dei più importanti nei prossimi anni. Probabilmente in Europa ancora non si comprende bene l’importanza della tecnologia blockchain, che rappresenta una delle grandi aree di disruption in divenire, come qualche anno fa lo sono stati settori come la robotica e la cybersecurity, che oggi vantano numerosi prodotti di grande successo nel Vecchio continente. Mi rendo conto che il termine disruption sia oggi abusato, però rappresenta in generale un concetto chiave nella costruzione di Etf tematici. Oggi, infatti, per ottenere rendimenti importanti non vi sono altre alternative, se non investire su tecnologie che cominceranno solo fra diversi anni a fornire cash flow e dividendi e che andranno a impattare praticamente ogni settore, dall’energia ai servizi finanziari». 

La questione degli Etf attivi sembra molto interessante: qual è la vostra previsione al riguardo?

Massimo Siano (21shares): «Negli ultimi anni i prodotti a gestione attiva hanno perso quote importanti di mercato, con una notevole affermazione degli Etf. Ciò essenzialmente a causa di due ragioni: da una parte i passivi offrono risparmi nelle fee notevoli, con una forte competizione fra gli emittenti. Dall’altra, i gestori hanno commesso un errore fondamentale, ossia concentrarsi quanto più possibile sulla riduzione del beta e della volatilità delle performance. Ciò porta a un’ovvia conseguenza, ossia ridurre necessariamente la propria esposizione alla disruption tecnologica di cui parlavamo in precedenza, che, per sua natura, tende ad avere un beta altissimo. In questo ambito, però, l’industria degli Etf ha ancora tanto da fare, perché finora la competizione si è svolta in gran parte sul piano dei costi. Sarebbe ora che gli emittenti si focalizzassero meno sul prodotto e più sui mercati sui quali va a investire». 

Stefano Caleffi (Hsbc): «Penso che sia ancora prematuro fare previsioni sul successo che gli Etf attivi avranno nel mercato europeo, che segue logiche differenti e ha caratteristiche distributive proprie rispetto agli Usa. Sicuramente, il successo di gruppi come Ark Invest negli Stati Uniti, focalizzati sull’offerta di prodotti attivi incentrati sulla disruption tecnologica, è molto interessante. Non va poi dimenticato che, a parità di strategia, la natura “exchange traded” (negoziata su borsa) degli Etf, che permette l’acquisto e la vendita dello strumento nel corso della giornata di negoziazione, rappresenta un elemento di differenziazione e di innovazione ed è uno dei motivi alla base del successo di questo tipo di strumenti». 

Quali trend intravedete per gli Etf di classi alternative?

Massimo Siano (21shares): «Per rispondere a questa domanda torniamo di nuovo al concetto di disruption: per potere, infatti, cavalcare questa onda è necessario impostare il proprio portafoglio secondo una logica radicalmente diversa rispetto alla mera replica degli indici. Torniamo indietro nel tempo, al 2008-2009: se si fosse voluto all’epoca puntare sulla rivoluzione degli smartphone e comprare in base alla capitalizzazione dell’indice dei produttori di elettronica di consumo società poi sparite dal mercato, come Nokia e Siemens, e Apple, non si sarebbe arrivati a grandi risultati. Il successo di uno dei player citati, infatti, è andato a scapito di tutti gli altri incumbent esistenti. I fondi attivi, come abbiamo visto, fanno fatica a ragionare con questa logica, aprendo così enormi possibilità per Etf strutturati su nuovi temi e asset class alternative. Queste ultime, e in questo caso pensiamo ancora una volta alla blockchain e alle criptovalute, possono senz’altro favorire la creazione di Etf innovativi. Tutto ciò anche per un’altra ragione: quando infatti aziende dal dirompente impatto innovativo arrivano alla quotazione, e quindi soddisfano i requisiti di liquidità di un Etf, il loro potenziale di rendimento è già stato intercettato in buona parte da chi vi ha investito nelle precedenti fasi di sviluppo». 

Stefano Caleffi (Hsbc): «Il punto di partenza che non si può dimenticare, nel rispondere a questa domanda, è che comunque l’Etf è uno strumento liquido: di conseguenza c’è un limite all’innovazione per quanto riguarda le strutture e i sottostanti che possono essere inseriti. Questa tipologia di strumenti, infatti, è stata concepita per essere comunque un investimento dalle caratteristiche Ucits. Se, però, si amplia la definizione di alternative andando a includere Etf attivi, che replicano strategie più complesse rimanendo però su titoli e mercati liquidi, allora sicuramente vi è un non indifferente potenziale di crescita. In questo senso il lancio in America di Etf attivi non transparent lascia intendere uno sviluppo in tale direzione. Sarà interessante capire nei prossimi anni se anche altri mercati si dimostreranno ricettivi nei confronti di simili offerte».

Da ciò che emerso finora sembra che si possa parlare di una forte concorrenza, quasi una lotta, per la sopravvivenza, fra passivi e attivi. Quale valutazione date al riguardo?

Massimo Siano (21shares): «I difetti dei tradizionali prodotti di gestione sono tanti e sicuramente per certi aspetti, visti i volumi di raccolta e di Aum, si può affermare che la guerra è stata vinta dagli Etf. Come ho sottolineato, però, per questi ultimi è fondamentale uscire dalla guerra competitiva sui costi e focalizzarsi su una maggiore innovazione».

Stefano Caleffi (Hsbc): «Io da questo punto di vista sono meno drastico e ritengo che vi sia una sorta di relazione simbiotica fra attivi e passivi. Non dimentichiamo, infatti, che i normali fondi comuni d’investimento rappresentano in Europa i maggiori acquirenti di Etf, che li affiancano ad altri strumenti per esprimere scelte attive di asset allocation. Non vedo la crescita degli Etf come una concorrenza attivo/passivo (parte del loro successo deriva infatti dall’erosione di quote di mercato a scapito di strumenti derivati come futures o swap), ma come la presa di coscienza che la gestione passiva rappresenta uno degli strumenti, insieme a fondi attivi, derivati, singole azioni e obbligazioni, per un’efficiente gestione finanziaria. Ad esempio, il processo d’investimento in temi disruptive può venire portato avanti in entrambe le tipologie di prodotto. Inoltre, e qui mi riallaccio alla domanda precedente, alcune asset class (pensiamo ad esempio ai private loan) si prestano maggiormente ad accedervi tramite fondi comuni non quotati».

Etf fattoriali: quale sviluppo futuro?

Stefano Caleffi (Hsbc): «Molte delle strategie fattoriali offerte sul mercato sono rule based e collegate a indici sviluppati da index provider. Anche in questo caso potrebbe verificarsi però un movimento verso strategie di tipo attivo, con il lancio di strategie proprietarie (ci sono già esempi di questa tipologia di prodotti) o con l’aggiunta di un maggiore numero di fattori. Sicuramente, prodotti fattoriali più complessi sono rivolti soprattutto a investitori professionali, come asset allocator e fund manager, in grado di valutare la bontà di una simile strategia». 

Massimo Siano (21shares): «I trend di raccolta nell’ambito degli Etf fattoriali evidenziano a mio avviso alcuni elementi assolutamente chiari, ossia la marcata preferenza degli investitori per prodotti incentrati su un solo fattore. Diversi emittenti, infatti, hanno pensato di lanciare sul mercato Etf incentrati su strategie piuttosto contraddittorie, con la pretesa di soddisfare nicchie magari antitetiche fra loro, ottenendo però risultati scadenti in termini di raccolta. Infatti, se un cliente, ad esempio, ha una marcata preferenza per portafogli dividend, non ha senso proporgli insieme dividend e growth. Inoltre, a mancare, a mio avviso, in un mondo caratterizzato dalla disruption, sono prodotti che davvero offrono esposizione a fattori momentum e growth. Anche in questo caso mi riallaccio al tema precedente, sottolineando che non è necessario limitarsi alle azioni per raggiungere questo obiettivo. In passato Etf incentrati sulle commodity hanno svolto questo ruolo così come adesso è stato possibile raggiungere gli stessi risultati con le cripto». 

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con Mauro Giangrande, head of passive sales Emea South Europe di Dws, e Demis Todeschini, senior Etf sales specialist per l’Italia di Franklin Templeton
con Vincenzo Sagone, head of Etf, indexing & smart beta business unit di Amundi Sgr, Simone Rosti, country head di Vanguard Italia, e Luca Giorgi, managing director, head of iShares and Wealth di BlackRock Italia

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