Matteo Ramenghi, Chief Investment Officer, UBS WM Italy, UBS Europe SE, Succursale Italia

 

Negli ultimi mesi sono aumentate le tensioni internazionali: dall’intervento degli Stati Uniti in Venezuela alle frizioni sulla Groenlandia, mentre prosegue la guerra in Ucraina, con un ruolo crescente da parte dell’Europa.

Matteo Ramenghi

Lo scorso sabato, gli Stati Uniti e Israele hanno avviato attacchi aerei congiunti contro l’Iran culminati con la morte del leader iraniano Ayatollah Ali Khamenei. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha invocato un cambio di regime; domenica un alto funzionario della Casa Bianca ha dichiarato la
disponibilità a discutere con la nuova leadership iraniana.

Sono stati riportati lanci di missili e droni in tutto il Medio Oriente e contro installazioni militari legate agli Stati Uniti nella regione. Gli attacchi hanno provocato la chiusura dello spazio aereo e gli aeroporti di Dubai e Doha hanno sospeso le operazioni, mentre compagnie aree come Emirates, Etihad e Qatar Airways hanno interrotto la maggior parte dei voli.

I mercati azionari regionali, aperti la domenica, sono scesi tra il 2 e il 5%. I mercati energetici sono rimasti chiusi durante il weekend. Reuters riferisce che il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica ha inviato messaggi radio alle petroliere per avvisare che non sarà consentito alcun passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz.

Questa è la rotta petrolifera più importante del mondo, che rappresenta oltre un quinto della domanda globale di petrolio movimentando circa 21 milioni
di barili al giorno, da tutto il Medio Oriente verso i mercati globali. Negli anni ’80 l’Iran ha interrotto le rotte di navigazione posando mine sottomarine.

A nostro avviso, questa volta sarebbe più complesso interrompere a lungo i flussi commerciali.

Nel 2019, ad esempio, un attacco ai principali impianti petroliferi sauditi fece balzare il Brent di quasi il 20% in un giorno, ma dopo poche settimane i prezzi tornarono ai livelli precedenti: i mercati tendono a «digerire» rapidamente anche shock significativi.

Parallelamente, persiste l’incertezza sui dazi statunitensi. La decisione della Corte suprema di annullare i dazi imposti da Trump in base all’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) segna una svolta importante nella politica commerciale e nei poteri esecutivi degli Stati Uniti.

La sentenza conferma che per adottare misure economiche di ampia portata è necessaria l’approvazione esplicita del Congresso e blocca la riscossione di circa due terzi dei dazi doganali, che da aprile 2025 hanno generato 175 miliardi di dollari di entrate. Nonostante ciò, la Corte suprema non ha menzionato eventuali rimborsi.

La reazione della Casa Bianca non si è fatta attendere: Trump ha annunciato dazi globali prima al 10% e poi al 15%, oltre ad avvertire i Paesi che intendono ritirarsi dagli accordi commerciali recentemente negoziati che, in tal caso, imporrà dazi molto più elevati. Complessivamente ci aspettiamo che il tasso effettivo dei dazi statunitensi scenda al 10-15%.

Nei prossimi mesi i rischi geopolitici probabilmente resteranno elevati, ma la storia insegna che l’impatto di questi eventi sui mercati di solito è di breve durata, a meno che non vengano minacciate risorse critiche o grandi economie. Ad esempio, negli ultimi 11 principali eventi geopolitici, l’S&P 500 è risultato in media solo dello 0,3% più basso una settimana dopo e del 7,7% più alto a distanza di 12 mesi.

Per gestire l’incertezza, a lungo termine l’asset allocation strategica resta la difesa più efficace: infatti, un’ampia diversificazione consente di cogliere le opportunità nei mercati azionari, mantenere un’adeguata esposizione ai titoli di buona qualità del mercato obbligazionario e detenere liquidità sufficiente per evitare di dover liquidare asset durante i periodi di stress.

Da un punto di vista tattico, la crescente attenzione dei Paesi verso difesa, autosufficienza tecnologica e sicurezza energetica dovrebbe creare
opportunità in settori come industria ed energia.

Il rovescio della medaglia è l’ulteriore pressione sui debiti pubblici dei Paesi avanzati che nel tempo potrebbe portare a politiche monetarie più espansive, potenzialmente creando ulteriore supporto per gli asset reali come azioni, immobili e oro.

 


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