L’intervista a Giovanni Brambilla, AD e Responsabile Investimenti di AcomeA SGR

Il Giappone è sempre stato un Paese orientato alla ripresa economica globale. Sarà così anche nel 2021 o il Paese riuscirà a fare meglio degli altri Paesi industrializzati grazie alla migliore gestione della pandemia?

Giovanni Brambilla, AcomeA Sgr

Non crediamo che nel 2021 le buone performance del Giappone saranno legate a una buona gestione della pandemia. Tanto è vero che attualmente è stato indetto un nuovo lockdown. Ma crediamo siano legate a una ripresa dell’economia mondiale.

Il Giappone, infatti, rimane strutturalmente legato, più di altri Paesi sviluppati, alla ripresa economica globale.

La sua economia è fortemente legata alle esportazioni. In particolare per le difficoltà strutturali di crescita domestica. Sia per problemi legati alla demografia (crescita demografica negativa) sia a causa di una legislazione sull’immigrazione abbastanza rigida. La quale non permette alla popolazione di crescere attraverso flussi migratori.

È quindi evidente che la domanda interna tende a stagnare. In un Paese in cui l’inflazione è a zero se non addirittura negativa da più di dieci anni, la crescita interna è molto poco significativa, anche a livello di capitalizzazione di mercato.

Il Giappone continua a essere un mercato interessante perché a fronte del fatto che la crescita è molto contenuta in termini economici e dei fatturati, le aziende hanno concentrato i loro sforzi per ottenere una riduzione delle revenue, a fronte, però, di un aumento della marginalità.

Questo fattore, dal punto di vista dei fondamentali, determina quindi un livello di valutazioni dei mercati più attraente. Oggi molte aziende stanno razionalizzando i loro business e si stanno focalizzano su quelli più profittevoli.

Una grossa mano iniziale l’ha data la serie di politiche macroeconomiche messe in atto dall’allora primo ministro giapponese Shinzō Abe (Abenomics). Oggi la fa da padrone un cambio di rotta messo in atto dal management delle principali imprese del Paese, che ha puntato più sulla marginalità che sulla differenziazione del business.

Oggi il Giappone punta su società altamente specializzate in settori chiave, quale il robotics, l’intelligenza artificiale, l’automotive. Toyota, ad esempio, ha già pronti i primi modelli da commercializzare di auto a idrogeno.

I principali indici della Borsa di Tokyo hanno fatto segnare forti rialzi dopo il sensibile calo di marzo 2020. Credete che l’equity nipponico sarà in grado di offrire performance anche nel 2021?

Ci sono diverse ragioni per cui il mercato giapponese continua a essere interessante: se escludiamo il one-off dovuto a Covid, è molto attrattivo perché gli EPS delle aziende sono saliti più di quanto sia salito il mercato.

Un secondo aspetto è che ci sono ancora dei gap significativi, dal punto di vista della marginalità, all’interno dei diversi settori, fra aziende giapponesi e i rispettivi competitor internazionali.

Quindi, sebbene ci sia una maggiore attenzione alla marginalità, essa non ha ancora raggiunto livelli di efficienza pari a quella delle aziende americane o europee. Per questo c’è ancora margine di crescita.

Il terzo elemento ha a che fare con la rotazione settoriale che è in atto in tutti i mercati, anche il Giappone ha settori particolarmente ciclici che ne possono beneficiare. Seppur ci siano aziende di grande qualità, non ci sono i big che si trovano nel mercato americano (vedi: Tesla, Google, Amazon).

Ci sono perlopiù titoli industriali che non hanno avuto lo stesso rerating di quelli americani. Quindi sì, per queste ragioni continua a esserci interesse verso il mercato giapponese.


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Stefania Basso

Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.