Usa, da una prospettiva top-down sembra un mercato da evitare. Da una prospettiva bottom up cambia tutto. Yves Bonzon, CIO di Julius Baer

La tesi dell’eccezionalismo statunitense è soggetta a una dicotomia. Il tema principale di ogni incontro con i clienti è: dobbiamo prepararci alla fine dell’eccezionalismo statunitense?

Usa, valutazione della convenienza ad investire dipende in ampia parte da due prospettive:

Da una prospettiva top-down, i mercati americani potrebbero essere influenzati da una prolungata carenza di capitali, poiché gli investitori non statunitensi riducono la loro esposizione agli Stati Uniti. Chiaramente, gli allocator di capitali non statunitensi esiteranno prima di impegnare il capitale negli Stati Uniti, poiché l’incapacità dell’amministrazione Trump di affrontare ampi e persistenti deficit aumenta l’incentivo a ricorrere alla repressione finanziaria per migliorare le prospettive di bilancio in peggioramento.

Nel breve periodo, il ritorno alla generosità fiscale allevia le difficoltà dell’economia statunitense e i bilanci del settore privato statunitense rimarranno in buona salute. Tuttavia, nel lungo termine, l’agenda politica dell’attuale amministrazione, compresi i suoi tentativi di indebolire i sistemi di pesi e contrappesi, forse eroderà gradualmente la fiducia degli investitori esteri nel dollaro americano, nei titoli del Tesoro US e nelle azioni statunitensi.

Usa, la prospettiva bottom up

Da una prospettiva bottom-up, tuttavia, le azioni americane rimangono eccezionali in termini di redditività e parametri di distribuzione del capitale. Questa asset class genera un ritorno sul capitale proprio complessivo di quasi il 19%, di cui il 72% distribuito in dividendi e riacquisti di azioni proprie. Questo per gli azionisti si traduce in un rendimento pari al 14% del capitale proprio su base annua.

In Europa e in Giappone, questa percentuale si attesta rispettivamente solo al 9% e al 5%. Tutto ciò non è altro che il riflesso dei solidi bilanci del settore privato derivanti dai deboli bilanci del settore pubblico a causa di deficit di bilancio record. Poiché la riduzione di questi deficit non sembra essere stata posta come priorità, il risultato netto risulta positivo per l’S&P 500 e negativo per il dollaro americano.

Certo, il punto di partenza della valutazione relativa non è particolarmente attraente. Il premio al rischio azionario statunitense prospettico si attesta ben al di sotto della sua media di lungo termine. Solo all’inizio degli anni 2000 si sono visti livelli inferiori. Per quanto riguarda l’andamento del mercato, l’indice MSCI World ex Usa è su una buona traiettoria per il secondo trimestre consecutivo di sovraperformance rispetto agli USA.

A partire dal 2009, si sono verificati solo due volte casi di tre trimestri consecutivi di sovraperformance di pari entità. In sintesi, ci vengono presentate prove contrastanti e la giuria è ancora indecisa sul destino dell’eccezionalismo statunitense.

Per il momento, la strada prudente da seguire è concentrare le allocazioni azionarie statunitensi su società davvero eccezionali e diversificare, ove possibile, con titoli ex USA. Nel complesso, possiamo affermare con certezza che il mondo appare molto migliore dal basso verso l’alto che dall’alto verso il basso.


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Redazione

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