Incaricare Mario Draghi, ex governatore della Banca Centrale Europea, di formare un governo istituzionale ha avuto l’effetto immediato e visibile di spingere lo spread a dieci anni tra BTP e Bund tedeschi sotto i 100 punti base. Al livello più basso dal 2015. La nomina ha rinnovato l’interesse degli investitori per le banche italiane.
I mercati finanziari hanno un chiaro ricordo del ruolo decisivo che ha avuto, come Presidente della BCE, nell’autunno 2011, quando il Quantitative Easing ha immediatamente spento l’allarme sui titoli di Stato italiani.
Il successivo lancio, a partire dal 2012, di politiche monetarie innovative come il rifinanziamento a lungo termine e i tassi zero o negativi (es. TLTRO) ha aiutato Roma a sostenere il suo debito. E le banche italiane a smaltire più facilmente i loro crediti deteriorati.
Mario Draghi dovrà lavorare per un uso efficace e tempestivo del Recovery Fund e attuare diverse riforme strutturali. Gli investitori ritengono che abbia l’esperienza, la credibilità e l’autorità per gestire al meglio l’implementazione di questo processo che, direttamente e indirettamente, avrà un effetto positivo sulle banche italiane.
Per vari motivi:
– La progettazione e l’implementazione del Recovery Plan dovrebbe avvenire con il coinvolgimento delle banche e dei risparmi delle famiglie, che sono cresciuti ulteriormente durante la pandemia.
– Se a breve termine è ragionevole pensare a un’estensione delle attuali garanzie statali, a medio termine il governo potrebbe favorire la trasformazione dei debiti in capitale sociale, con il coinvolgimento primario delle banche commerciali.
– L’esperienza di Draghi nel settore del credito dovrebbe inoltre indurre il nuovo Governo ad attuare misure che facilitino la trasmissione della politica monetaria alle imprese e alle famiglie e lo smaltimento dei crediti deteriorati.
– Il Governo Draghi dovrebbe spingere alle fusioni per aumentare la concentrazione nel settore, come ha fatto dai tempi della BCE.
– La credibilità del nuovo esecutivo potrebbe migliorare la capacità di dialogo e negoziazione dell’Italia con i partner europei, soprattutto quando le regole fiscali e di stabilità del settore creditizio, oggi in qualche modo attenuate o sospese, dovranno essere riattivate e riformulate.
– La fiducia dei mercati di Draghi è vantaggiosa per le banche e le assicurazioni italiane, fortemente esposte al rischio “sovrano”.
– Alcune banche italiane sono pronte a pagare i vecchi dividendi, approvati e non pagati, quando saranno rimosse le restrizioni stabilite dalla BCE, valide fino al 30 settembre 2021. Questo potrebbe accadere nel 4° trimestre di quest’anno.
Redazione
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