Il rendimento del capitale per i titoli tech è doppio rispetto a quello medio realizzato dallo S&P 500. Craig Sterling – Head of Equity Research, US Director of Core Equity, Portfolio Manager di Amundi US

Dopo le perdite accumulate negli ultimi mesi, credete che i titoli tecnologici Usa abbiano scontato l’effetto negativo derivante dalla nuova politica monetaria della Fed?
Non del tutto. Tassi d’interesse più elevati causano un deprezzamento sproporzionato degli asset con una lunga duration, essenzialmente titoli high growth per lo più del settore tecnologico. I titoli high growth soffrono quando i tassi d’interesse aumentano, poiché le loro valutazioni dipendono principalmente dai profitti futuri e quindi, a parità di condizioni, hanno un valore attuale inferiore.
Sebbene i titoli tecnologici abbiano subito una significativa correzione dall’inizio dell’anno, con il forward P/E ratio del settore tecnologico dell’S&P 500 sceso da 28x a 20x, riteniamo che le valutazioni siano ancora eccessive rispetto al mercato complessivo, anche dopo le correzioni del segmento high growth.
Riteniamo che la battaglia della Fed contro l’inflazione, con l’aumento dei tassi e l’inasprimento quantitativo, comprimerà ulteriormente le valutazioni; un aumento di 100 punti base dei tassi potrebbe far scendere il rapporto prezzo/utili a 16-17x. Nonostante le valutazioni elevate dei titoli tecnologici del segmento a più alta crescita, esistono opportunità interessanti nel settore, all’interno di segmenti con tassi di crescita più bassi e prevedibili (per esempio, i titoli tecnologici tradizionali che sono stati lasciati indietro negli ultimi anni in quanto gli investitori hanno privilegiato i titoli alternativi maggiormente growth). Così come alcuni dei titoli tecnologici mega cap le cui valutazioni sono diventate più ragionevoli durante la correzione del mercato.

Molte società tecnologiche hanno approfittato dei tassi bassi per aumentare i livelli di indebitamento. Credete che tali livelli siano sostenibili nel medio termine o rappresentino un fattore di rischio importante per l’asset class?
Sebbene negli ultimi anni le società tecnologiche abbiano aumentato i livelli di indebitamento, l’incremento è sostenibile e non rappresenta un fattore di rischio importante, innanzitutto perché il segmento nel suo complesso è molto più redditizio della media e può far fronte agli obblighi di spesa per interessi anche in caso di aumento dei tassi di interesse.
Nel 2021 l’indice S&P 500 ha raggiunto un rendimento del 10% sul capitale, ottenuto come rapporto tra gli utili netti al netto delle imposte di tutte le società dell’indice S&P 500 e il capitale aggregato investito. In confronto, il settore tecnologico dell’S&P 500 ha ottenuto quasi il doppio del rendimento complessivo dell’S&P 500, con un rendimento sul capitale del 22%.
La natura altamente redditizia e relativamente a basso assorbimento di capitale del settore tecnologico ha fatto sì che, anche dopo aver investito nella crescita e aver restituito il capitale agli azionisti sotto forma di dividendi e/o riacquisti di azioni, le società tecnologiche abbiano spesso saldi di cassa significativi. Apple, ad esempio, aveva 72 miliardi di dollari di disponibilità liquide a fine marzo, anche dopo aver dedotto i 120 miliardi di dollari di debito in bilancio dalla posizione di tesoreria.
Dato che la maggior parte delle società tecnologiche a grande capitalizzazione sono altamente redditizie e hanno un debito minimo o nullo al netto dei loro saldi di cassa, l’aumento dei tassi di interesse non sembra rappresentare un rischio significativo per il settore.
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.

