Healthcare e small cap tra i favoriti del 2026. Le politiche monetarie e fiscali sostengono la crescita; le azioni e le materie prime rimangono più interessanti delle obbligazioni. Philipp E. Bärtschi, CFA, Chief Investment Officer di J. Safra Sarasin

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Obbligazioni – Mercati emergenti con maggiore potenziale

Sebbene negli Stati Uniti possano ancora verificarsi uno o due tagli dei tassi di interesse, riteniamo che nel 2026 vi siano poche possibilità di un calo dei rendimenti sulle scadenze medie e lunghe. All’estremità lunga della curva dei rendimenti, l’andamento insostenibile del debito in molte delle principali economie continuerà probabilmente a rappresentare un peso. Per stabilizzare i propri rapporti di indebitamento, Stati Uniti, Regno Unito e Francia dovrebbero ridurre la spesa pubblica di circa 3 punti percentuali del PIL. Data la limitata possibilità di aumentare le imposte o tagliare la spesa pubblica, sono più probabili forme di repressione finanziaria e tassi di inflazione più elevati, che dovrebbero lasciare poco spazio a un calo dei rendimenti dei titoli di Stato.

Le opportunità per gli investimenti a reddito fisso derivano quindi principalmente dalle strategie di carry e dal posizionamento sulla curva. Vediamo un potenziale aggiuntivo nei mercati emergenti, dove è più probabile generare valore aggiunto attraverso una gestione attiva. Poiché prevediamo che il dollaro statunitense rimarrà debole quest’anno, i flussi di denaro verso i mercati emergenti dovrebbero continuare ad aumentare.

Siamo neutrali sul credito. Le obbligazioni high yield dovrebbero generare rendimenti più elevati anche quest’anno, nonostante i premi di rischio siano ai minimi storici.

Azioni – Preferenza per le small cap e i mercati emergenti

L’intelligenza artificiale, che è stata uno dei principali motori dei mercati azionari lo scorso anno, dovrebbe continuare a rivestire un ruolo importante. Tuttavia, l’incertezza relativa al ritorno sugli investimenti delle maggiori società tecnologiche richiede un approccio di investimento più selettivo.

Uno dei settori con potenziale di recupero è quello sanitario, che lo scorso anno ha risentito delle varie dichiarazioni dell’amministrazione statunitense. Ora sembra che il rischio politico maggiore sia ormai alle spalle, poiché molte aziende hanno raggiunto accordi con il governo statunitense per le attività future. I settori biotecnologico e medtech, in particolare, dovrebbero beneficiare di ulteriori tagli dei tassi di interesse e di un’accelerazione della crescita.

Anche le small cap, che negli ultimi anni hanno registrato performance inferiori alla media, sono interessanti. Oltre alle valutazioni relativamente favorevoli, anche i tassi di interesse più bassi e la crescita robusta giocano a favore di queste società.  Anche l’aumento delle operazioni di M&A potrebbe avere un impatto positivo su questo segmento.

A nostro avviso, la Cina e altri mercati emergenti continueranno a dimostrare resilienza nonostante le guerre commerciali e tecnologiche. La Cina è riuscita ad ampliare i propri mercati di esportazione e l’America Latina è diventata una regione privilegiata per gli investimenti. Vediamo quindi un ulteriore potenziale di recupero per le azioni dei mercati emergenti, che beneficiano in particolare della diversificazione globale.

Asset allocation – sovrappeso su azioni e oro

All’inizio dell’anno, le azioni continuano ad apparire più interessanti delle obbligazioni nonostante le valutazioni elevate. Abbiamo leggermente aumentato la nostra allocazione nelle azioni dei mercati emergenti e manteniamo un sovrappeso nelle azioni e un sottopeso nelle obbligazioni.

Nell’ambito degli investimenti alternativi, manteniamo un sovrappeso sugli investimenti in oro e materie prime. L’oro dovrebbe mantenere una buona tenuta, date le prospettive di ulteriori tagli dei tassi d’interesse negli Stati Uniti e il persistere di una domanda elevata in un contesto di incertezza geopolitica.


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Redazione

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