L’asset class offre un cuscinetto di rendimento in grado di assorbire l’urto derivante da una maggiore inflazione. Massimiliano Schena, Cio di Symphonia SGR

Quanto valore c’è ancora negli high yield bond?

Dopo aver sperimentato un drammatico drawdown nello scorso mese di marzo, l’universo high yield ha messo a segno un importante recupero generando un ritorno positivo nel corso del 2020. Gli indici, a livello aggregato, sono tornati su livelli di spread pre-pandemia e quindi non offrono più un valore particolarmente attraente in termini di ritorno sul capitale.

Riteniamo, tuttavia che l’asset class, tramite un approccio selettivo, possa ancora garantire un buon apporto in termini di carry ponderato per il rischio. Rispetto all’anno passato, la volatilità del mondo HY dovrebbe essere minore.

Infatti, oltre al permanere di fattori di policy a sostegno quali la politica monetaria e, soprattutto, quella fiscale, alcuni fattori tecnici, come i deflussi dal mondo investment grade, ormai caratterizzato da un profilo di rischio-rendimento asimmetrico, e la normalizzazione dei tassi di default, possono essere elementi chiave a supporto della performance delle emissioni sub-investment grade.

Inoltre, in caso di risveglio dell’inflazione e di conseguente rialzo dei tassi globali, le emissioni high yield possono contare su un “cuscinetto” di rendimento potenzialmente in grado di assorbire il movimento. Ovviamente, l’atteso miglioramento del contesto economico rimane una discriminante fondamentale.

Ritenete che le cedole e il potenziale apprezzamento derivante dal restringimento degli spread siano in grado di compensare i rischi di default?

La convenienza dell’investimento in emissioni high yield non può prescindere da una attenta valutazione della dinamica dei default rate. In Europa, il dato è aumentato dall’ 1,7% di inizio 2020 a circa il 4,8% attuale.

Riteniamo che, dopo il primo trimestre 2021 in cui potremmo toccare un picco intorno al 5% in un mercato ancora condizionato dalle numerose restrizioni che interessano gran parte delle economie mondiali, il tasso possa gradualmente normalizzarsi verso il suo range storico compreso tra il 2-2,5%.

Considerato che i rendimenti  offerti si aggirano intorno al 3% e che è ipotizzabile una ulteriore compressione media degli spread di 25-30 bps, il ritorno totale, al netto dei DR, potrebbe aggirarsi intorno al 1,5-2%, ben al di sopra del ritorno dell’universo IG.

In quali aree geografiche e settori state individuando le emissioni HY più interessanti da inserire nei vostri portafogli? Meglio gli HY bond Usa o quelli area euro?

Consigliamo un posizionamento ben diversificato e focalizzato sull’universo europeo alla luce di una composizione settoriale meno esposta a settori quali energy e travel, quindi meno volatile e caratterizzata da un’incidenza di distressed e default storicamente più contenuta (2,5% vs 5%). Inoltre, il ciclo di politica monetaria della Fed è più maturo mentre, in Europa, la BCE potrebbe riservare sorprese sul fronte di sostegno al credito.

Oltretutto, il recupero in US è stato più importante. Infine, suggeriamo il posizionamento su emittenti con rating “BB che, a differenza di quelli “CCC”, ormai molto vicini ai minimi di spread, trattano ancora a “sconto” di circa 50 bps.

Potrebbero beneficiare di una domanda consistente di investitori IG alla ricerca di rendimenti attraenti (yield ratio BB/BBB 15x) e, in alcuni casi, queste aziende, con la ripresa dell’economia post covid, avrebbero la possibilità di iniziare a scontare un loro ingresso nell’universo IG e quindi trattare a spread ben più contenuti.


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Rocki Gialanella

Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.