La domanda continua ed estremamente forte di innovazione tecnologica garantirà performance elevate nel lungo termine. Intervista a Altaf Kassam, Emea head of investment strategy and research di State Street Global Advisors, e Esther Baroudy, Senior Portfolio Manager di State Street Global Advisors

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L’impennata dei tassi statunitensi ha condizionato negativamente l’andamento dell’indice Nasdaq nel 2022. Credete che il calo delle quotazioni abbia scontato a pieno le aspettative sulle intenzioni della Fed?

Altaf Kassam

L’ultimo e aggressivo ciclo di inasprimento monetario della Fed, iniziato nel marzo 2022, ha avuto un effetto negativo sulle azioni a livello globale, ma è stato particolarmente brutale per i titoli growth statunitensi.  Probabilmente questa categoria di titoli era diventata decisamente sopravvalutata sia rispetto alla storia sia rispetto ad altri settori e regioni, data la loro crescente dipendenza dai potenziali utili futuri.  Di conseguenza, la combinazione di tassi più elevati e di preoccupazioni per un rallentamento della crescita economica è stata per loro la più penalizzante.

Il sell-off di questi titoli a partire dal primo trimestre ha riportato le valutazioni a livelli vicini a quelli “normali” verso la fine del terzo trimestre, ma da allora il rimbalzo ha lasciato il settore nuovamente sopravvalutato rispetto alla storia e a titoli simili, e ancora una volta vulnerabile a ulteriori aumenti dei tassi.

In particolare, i mercati azionari statunitensi e la Fed si sono legati in un rapporto a reazione circolare in cui il mercato pensa che la Fed cambierà rotta perché le condizioni economiche stanno peggiorando a tal punto da dover interrompere l’aumento dei tassi e persino tagliarli per evitare un atterraggio duro. Ma la Fed ha ripetutamente detto: “Leggete le mie parole, nessun taglio dei tassi”.  Riteniamo che ciò lasci ancora un divario tra le aspettative del mercato e le intenzioni della Fed.

Esther Baroudy

L’attuale livello di tassi Usa potrebbe mettere in discussione le prospettive di crescita delle società tecnologiche più indebitate? Oltre alla dinamica dei tassi, quali altre variabili potrebbero condizionare l’andamento dell’indice nel 2023?

La maggior parte delle aziende tecnologiche non è fortemente indebitata, ma anzi detiene notevoli quantità di liquidità nei propri bilanci.  Tradizionalmente, queste aziende sono state finanziate con investimenti azionari.   Inoltre, la maggior parte delle aziende tecnologiche preferisce mantenere liquidità perché, sebbene i loro tassi di crescita tendenziali siano forti, la domanda del settore può essere volatile intorno al trend.  In alcuni casi, i requisiti di investimento sono così elevati che le società non registrano ancora utili e questo rende le valutazioni basate sui flussi di cassa attualizzati più vulnerabili quando il tasso di interesse o di sconto aumenta.  Da qui la debole performance del settore nel 2022. Prevediamo che il settore IT continuerà a registrare forti performance nei prossimi anni, poiché i driver del settore – ovvero AI e machine learning, automazione, migrazione al cloud, big data, cyber, elettrificazione, aerospazio e difesa – implicano una domanda continua ed estremamente forte di innovazione tecnologica.


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Rocki Gialanella

Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.