Alberto Tocchio, head of european equity and thematics di Kairos Partnes SGR, analizza i punti di forza e le variabili da monitorare 

I mercati azionari mostrano ancora la loro forza con i recenti nuovi massimi toccati da SPX e NDX, trainati sempre di più dalla tecnologia in un mercato compiacente, considerando che sono ben 326 le sessioni di mercato in cui l’indice SPX non arriva a perdere il 2%.

Il titolo Nvidia continua a essere il simbolo di questo 2024, con nuovi rialzi dopo il lancio dei nuovi super-potenti processori e lo stock split che ha sempre aiutato la performance. È ora la seconda azienda di maggiore valore al mondo con una valutazione di mercato superiore ai 3 mila miliardi di dollari, più di Apple, ed è responsabile da sola di 1/3 della performance annuale dell’indice SPX.

I cinque nomi che pesano per quasi un terzo dell’indice SPX la settimana scorsa sono stati responsabili del 90% del movimento al rialzo, tra cui Nvidia che ha contato da sola per quasi il 40%. Senza il contributo di queste aziende e di pochi altri titoli del tech/AI, l’indice sarebbe di poco superiore al 3% dall’inizio dell’anno.

Nelle ultime settimane, tuttavia, qualcosa sta provando a cambiare.

Le utility, ad esempio, la settimana scorsa hanno avuto i più grandi flussi in acquisto in due anni e nonostante la correzione delle ultime ore legata ai tassi, continuiamo a credere che il tema cruciale dell’intelligenza artificiale possa declinarsi presto in implicazioni di economia reale.

La performance dei governativi USA è ancora negativa da inizio anno e ben dell’11% sotto i massimi del 2020, frenata anche a causa delle commodity, l’asset class più positiva da inizio anno. Il petrolio ha già corretto del 13% dai massimi nonostante l’Opec+ abbia poco fa esteso alcuni tagli alla produzione fino al 2025. Anche il rame ha registrato un calo e venerdì scorso l’oro ha perso il 3,5% e l’argento il 6% dopo il dato del lavoro Payrolls negli Stati Uniti e la notizia che la Banca centrale cinese avrebbe interrotto l’acquisto di oro dopo 18 mesi consecutivi.

I flussi che invece continuano a supportare il mercato azionario arrivano dagli acquisti buyback e dai retailer, che negli Stati Uniti la settimana scorsa hanno comperato per ben 13 miliardi di dollari. Tra questi non si può non citare Keith Gill (nome d’arte Roarking Kitty) il quale ha speso ben 116 milioni di dollari in acquisti di opzioni call su Gamestop, e la settimana scorsa per qualche minuto è stato miliardario a causa del profitto on paper di 1,000 milioni di dollari. Gamestop non è stato l’unico titolo coinvolto dalla cultura “get rich quick” tanto che il numero di opzioni call comperate dai retailer nell’ultimo mese ha raggiunto quasi il 20% dei volumi totali di mercato ed è un fenomeno da seguire per il forte impatto che ha sui titoli più shortati.

Siamo entrati nella fase dei tagli tassi da parte delle Banche centrali. A livello globale, da inizio anno abbiamo già avuto quasi 50 tagli e appena 18 rialzi, e nel mese di giugno sono previsti ben 40 meeting, che hanno portato ai primi 2 tagli del G7: la Banca del Canada e ovviamente la Banca centrale europea, che per la prima volta nella sua storia ha anticipato la Fed.

Tuttavia, mentre per la banca canadese lo statement è stato favorevole ad altri tagli, quello della Bce è stato da molti interpretatati come un “hawkish cut”, ovvero un primo importante taglio dopo 5 anni ma con un discorso meno accomodante di quanto sperato. Questo perché l’inflazione, secondo le loro previsioni, sembra ancora almeno fino alla seconda parte dell’anno prossimo, e il mercato non si attende un taglio il prossimo mese ma 2, in ogni caso, entro fine anno.

Per quanto riguarda il prossimo meeting della Fed, invece, il mercato non si attende ancora un taglio che sembra essere rimandato a settembre. Powell chiederà ancora pazienza, per avere maggiori evidenze sul raffreddamento dell’inflazione o, più probabilmente, avere ulteriori dati sulla frenata economica.

Interessante notare come gli ultimi dati sull’inflazione siano stati più benigni, sebbene si parli di servizi e prodotti non di asset, perché comunque il potere di acquisto dei prodotti di uso quotidiano è sceso notevolmente in questi ultimi mesi. Ad esempio, l’immobiliare negli Stati Uniti negli ultimi sta avendo mesi una battuta d’arresto come volumi di vendite ma non ancora come prezzi, che hanno continuato a salire in diverse regioni.  Pertanto, la capacità di spesa del consumatore medio americano per l’acquisto di una casa è oggi la più bassa da quando esistono le statistiche di questo tipo, e stiamo parlando di più di 30 anni. Sempre a titolo di esempio è interessante notare come negli ultimi 5 anni il prezzo del panino medio da McDonalds sia salito del 90%, mentre per le patatine si va oltre il 130%. Sono convinto che, se parliamo di nuovo di taglio tassi negli Stati Uniti, lo dobbiamo alla stabilizzazione delle metriche di inflazione degli indicatori di mercato e, soprattutto, al sempre più pronunciato rallentamento economico.

Siamo di fronte a dei mercati molto consapevoli della loro forza, con bassa volatilità su tutte le asset class, basse correlazioni, diversi flussi quotidiani di supporto e statistiche che, se da un lato mostrano come dal 1950 il mese di giugno non abbia mai marcato un massimo annuale prima della discesa, dall’altro mostrano anche che le prime 2 settimane di luglio sono state le migliori dell’anno a partire dal 1928. Insomma, sembra proprio un mercato consensualmente inarrestabile in cui forse la migliore soluzione è quella di utilizzare la bassissima volatilità per fare stock replacement, ovvero sostituire i titoli con delle opzioni call per prendere meno rischi e avere più leva, o comunque investire qualcosa in protezione per navigare più tranquillamente l’estate.

Le valutazioni in termini relativi dell’azionario,  con l’equity risk premium più basso in 20 anni rispetto al risk free governativo, la bassa partecipazione al rialzo negli indici, il posizionamento carico di tutti gli investitori, le ultime problematiche sul real estate commerciale negli Stati Uniti e il rallentamento dell’economia sono fattori da monitorare,  che potrebbero portare a una piccola battuta d’arresto, potenzialmente tra fine luglio e agosto, prima del primo taglio della Fed e del rush finale delle elezioni US.

 

 

 


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Redazione

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