Lulu Wang, Portfolio Strategist, Private Market Solutions di Aberdeen Investments

Dal ruolo crescente del private credit nella finanza d’impresa all’accelerazione delle infrastrutture digitali e green, l’ultimo anno ha confermato l’importanza strategica degli asset privati nei portafogli moderni. Il contesto macroeconomico è in trasformazione: la crescita globale rallenta ma resta solida, le pressioni inflazionistiche si attenuano e le banche centrali si avvicinano alla fine dei cicli di restrizione monetaria, con alcune già orientate verso politiche più accomodanti. Questo quadro sta migliorando le condizioni di finanziamento, sostenendo deal-making e valutazioni nei mercati privati.
In questo scenario, la più recente Private Markets House View delinea una prospettiva moderatamente ottimista per le quattro principali asset class – private equity, private credit, infrastrutture e immobiliare – ciascuna caratterizzata da opportunità specifiche, influenzate da trend strutturali e dinamiche regionali.
Private equity: rimbalzo e riallineamento
Il private equity ha registrato una decisa ripresa, con un ritorno di slancio nelle operazioni grazie al miglioramento della fiducia, a una maggiore disponibilità di credito e a un più efficace allineamento tra acquirenti e venditori. Le valutazioni, indebolite nella fase di rallentamento, sono risalite, sostenute da condizioni finanziarie più favorevoli e da una crescente attenzione alla qualità degli asset.
L’investimento tematico resta centrale. Tecnologia e sanità continuano ad attrarre capitali, trainate da innovazione e cambiamenti demografici, con particolare interesse per le aziende che adottano digitalizzazione, automazione e intelligenza artificiale. I settori più ciclici vengono invece approcciati con maggiore cautela, a favore di modelli resilienti e con potenziale di crescita di lungo periodo. Nel complesso, il private equity è ben posizionato per continuare a essere un motore chiave dei rendimenti di portafoglio, pur in presenza di rischi macroeconomici.
Private credit: colmare il gap del credito
Il private credit ha rafforzato il proprio ruolo come fonte alternativa di finanziamento, soprattutto a fronte di una minore propensione al credito da parte delle banche tradizionali. Nonostante in alcune aree l’attività sia rimasta più contenuta per effetto della volatilità e dell’incertezza normativa, la domanda resta solida, sostenuta dal potenziale di generazione di reddito.
In Europa, il direct lending si è mostrato particolarmente dinamico, favorito dalla disintermediazione bancaria e dalla domanda di soluzioni flessibili, soprattutto nel segmento mid-market, dove pricing e condizioni rimangono interessanti. La qualità del credito si è mantenuta robusta grazie a strutture più conservative. Con la stabilizzazione dei tassi, l’attrattiva degli strumenti a tasso variabile e i rendimenti potenzialmente più elevati continuano ad attirare capitali, sia nel lending tradizionale sia in strategie più opportunistiche.
Infrastrutture: investire nel futuro

Gli investimenti infrastrutturali stanno vivendo una fase di forte espansione, trainata dalla digitalizzazione e dalla transizione energetica.
L’interesse è elevato soprattutto per energie rinnovabili e infrastrutture digitali, sostenute da politiche di lungo periodo e da una domanda crescente di soluzioni sostenibili e connesse.
Gli investitori ampliano l’esposizione oltre gli asset core tradizionali, privilegiando strategie core-plus che combinano stabilità e potenziale di crescita. La pipeline di progetti resta solida, grazie all’impegno congiunto del settore pubblico e privato. In un contesto di accelerazione della transizione energetica e di crescente centralità della connettività digitale, le infrastrutture continueranno a rappresentare un pilastro dei mercati privati.
Immobiliare: un mercato in transizione
Il real estate privato mostra segnali di stabilizzazione dopo la fase di aggiustamento, con l’allentamento monetario che inizia a sostenere le valutazioni. Tuttavia, le performance rimangono eterogenee, con forti differenze tra aree geografiche e segmenti.
Si accentua la polarizzazione all’interno dell’asset class: gli investitori privilegiano asset di elevata qualità e “future-fit”. Logistica e residenziale risultano favoriti da una domanda strutturale e da un’offerta limitata, mentre uffici tradizionali e retail continuano a incontrare difficoltà, penalizzati dall’evoluzione dei modelli di lavoro e dei comportamenti di consumo. Cresce inoltre l’interesse per strategie value-add e per immobili con solide credenziali di sostenibilità, adattabilità e forte domanda locativa.
Considerazioni finali
Guardando al 2026, i mercati privati presentano un profilo particolarmente interessante. Ogni asset class offre opportunità specifiche, sostenute da cambiamenti strutturali e dall’evoluzione delle esigenze degli investitori. In un contesto macroeconomico in miglioramento, selettività e disciplina restano fondamentali, ma i mercati privati continueranno a svolgere un ruolo centrale nella diversificazione e nella resilienza dei portafogli.
Diventati ormai una componente essenziale dell’asset allocation, gli asset privati consentono, attraverso innovazione, sostenibilità e una visione di lungo periodo, di affrontare l’incertezza e cogliere le opportunità del 2026 e oltre.
Redazione
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