Tassi BCE al 4.5% creano un nuovo contesto generale in cui operare con attenzione. Dieter Aigner, managing director, Raiffeisen Capital Management

Il massiccio aumento del livello dei tassi d’interesse in area euro – oggi i tassi in Europa sono al 4,5% che rappresenta il massimo nella storia dell’Unione europea – per contenere la dinamica dell’inflazione comporta inevitabilmente un forte cambiamento delle condizioni di finanziamento e crea quindi, sotto molti aspetti, un nuovo contesto generale.
L’impatto delle misure fiscali sull’economia reale. In seguito alle estreme misure di sostegno fiscale durante il periodo della pandemia, ma anche a causa della precedente lunga fase di tassi d’interesse bassi o nulli, le misure introdotte e le nuove condizioni-quadro stanno generando un impatto con maggiore ritardo rispetto situazioni paragonabili accadute in passato . Tuttavia, la graduale eliminazione delle misure fiscali, combinata con l’effetto frenante della politica monetaria restrittiva, sarà sempre più percepita nell’economia reale.
Segnali di recessione. Sia i principali indicatori macroeconomici anticipatori che la struttura fortemente inversa dei tassi di interesse segnalano ormai da tempo il profilarsi di una significativa recessione economica. Nell’Eurozona, ampie porzioni dell’industria, soprattutto in Germania, l’economia più grande, sono già in recessione.
Tiene il mercato del lavoro. Il mercato del lavoro finora è stato sorprendentemente resistente: se da un lato, per le banche centrali, rappresenta l’indicatore più importante (anche se ad effetto ritardato) dello stato dell’economia nel suo complesso, dall’altro rappresenta una delle principali fonti di inflazione attraverso l’aumento di salari e stipendi. Di recente si è diffusa l’espressione “higher for longer”, soprattutto perché i tassi di inflazione sono ancora ben al di sopra dell’obiettivo del 2%.
Sul mercato obbligazionario, la prolungata fase di tassi di interesse elevati è stata scontata di conseguenza attraverso ulteriori aumenti dei rendimenti, soprattutto per i titoli di Stato a lunga scadenza. Inoltre, l’aumento dei deficit di bilancio e la riduzione dei bilanci delle banche centrali stanno alimentando la pressione sui rendimenti obbligazionari. Il mercato azionario, d’altro canto, fino a poco tempo fa si è dimostrato solido e, da inizio anno, continua a registrare guadagni significativi. Tuttavia, riteniamo che probabilmente questi non saranno sostenibili.
Il mercato azionario, invece, fino a poco tempo fa si è dimostrato solido e da inizio anno continua a registrare forti guadagni. Tuttavia, riteniamo che questi difficilmente saranno sostenibili e portiamo il nostro posizionamento sulle azioni da neutrale a sottoponderato.

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Redazione

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