Bert Flossbach, co-fondatore di Flossbach von Storch

L’IA ha aperto le porte a un nuovo mondo dalle possibilità apparentemente illimitate. Innovazioni rivoluzionarie stanno alimentando al massimo l’immaginazione degli investitori. Guida legale senza patente, farmaci che si sviluppano virtualmente da soli, assistenti visibili e invisibili in ogni ambito della vita, la fine della carenza di manodopera: il vasto potenziale di un tema affascinante, unito a una fede quasi religiosa in un nuovo salvatore, costituisce il terreno fertile per una bolla del mercato azionario.
È importante, tuttavia, distinguere tra l’innovazione tecnologica da un lato e il comportamento di investimento di aziende e risparmiatori dall’altro. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale non è una bolla, proprio come non lo era Internet. La celebre bolla delle dot-com non scaturì infatti da un fallimento della rete in quanto infrastruttura, ma da proiezioni finanziarie illusorie e modelli di business inconsistenti che alimentarono l’irrazionalità degli investitori.

Mentre le icone di quel boom svanivano in un crash del Nasdaq durato tre anni con perdite dell’80%, i futuri colossi del settore stavano ancora ridefinendo la propria identità o non erano ancora nati. La storia insegna dunque che il valore reale di una rivoluzione tecnologica emerge solo dopo che la speculazione finanziaria ha esaurito la sua spinta distruttiva.
Anche il timore dei dirigenti d’azienda che la propria attività altamente redditizia possa essere scardinata da un’altra società o da una nuova tecnologia può innescare un’ondata di investimenti. È esattamente ciò che sta accadendo ora.
Ha senso che i leader del settore proteggano i loro profitti e le migliaia di miliardi di dollari di valore di mercato offrendo essi stessi servizi di IA o gestendo giganteschi data center per conto terzi. Il principio guida è chiaro: meglio investire troppo che perdere il treno dell’IA.
L’imponente afflusso di capitali nell’intelligenza artificiale da parte degli hyperscaler (Amazon, Alphabet, Meta e Microsoft) risponde a una logica difensiva per blindare il vantaggio competitivo, ma la mole di questi investimenti sta alimentando una pericolosa spirale speculativa nel comparto dei produttori di chip.
Giganti come Nvidia (che ha una capitalizzazione di mercato di 4500 miliardi di dollari) e Broadcom (1700 miliardi di dollari in borsa) hanno raggiunto pesi determinanti negli indici globali, spingendo gli investitori, mossi dal timore di restare esclusi dai guadagni, verso valutazioni irrazionali tipiche delle bolle finanziarie. Quando tali eccessi colpiscono titoli pesanti, tendono a trascinare l’intero mercato con sé: prima verso l’alto, poi verso il basso. Ciò può portare a dolorose sorprese per gli investitori passivi che investono in un fondo indicizzato ampio per diversificare il rischio.
Ogni bolla segue il proprio copione. A differenza della bolla delle dot-com, l’attuale boom dell’IA poggia su basi economiche più solide. Tuttavia, sarebbe senza precedenti nella storia finanziaria che un boom di investimenti come quello che stiamo vivendo si concludesse in modo dolce e silenzioso senza danni collaterali. Le bolle azionarie scoppiano quando le elevate aspettative degli investitori si rivelano esagerate. Vale quindi la pena cercare di capire quanto siano elevate e realistiche le aspettative del mercato azionario per i volumi di investimento nell’IA.
Sulla base delle stime degli analisti finanziari e delle valutazioni dei principali produttori di chip, si prevede che Amazon, Alphabet, Meta e Microsoft avranno un budget di investimento totale di circa 2500 miliardi di dollari per gli anni dal 2025 al 2029. Ciò significherebbe investire circa 500 miliardi di dollari all’anno in infrastrutture IA. Gran parte di questi fondi è destinata probabilmente ai chip ultraveloci del produttore statunitense Nvidia, come si deduce dalle stime di vendita degli investitori.
Tuttavia, questo non è affatto sufficiente a giustificare la capitalizzazione di mercato di Nvidia, qualora il boom dovesse finire subito dopo. Gli investitori si aspettano di più, la spesa per data center e chip deve continuare a salire anche oltre il 2030 – non più al ritmo recente, ma comunque più velocemente della crescita economica generale. Il tutto deve anche rivelarsi redditizio per i clienti di Nvidia, che tradizionalmente ottengono elevati ritorni sugli investimenti.
Ipotizzando un ritorno sul capitale investito dal 10 al 15%, gli investimenti effettuati entro il 2029 dovrebbero generare entrate annuali aggiuntive da 250 a 367 miliardi di dollari a partire dal 2030. Per fare un confronto, si prevede che l’utile totale delle quattro società nel 2025 sarà di 412 miliardi di dollari. Oltre a ciò, i quattro hyperscaler dovrebbero generare circa mille miliardi di entrate aggiuntive dall’IA, a seconda della redditività delle vendite.
Questo obiettivo appare estremamente ambizioso. Il potenziale di guadagno derivante dagli abbonamenti ai grandi modelli linguistici, come ChatGPT o Gemini, è poco più di una goccia nell’oceano. Oggi ci sono circa 20 milioni di utenti che pagano 20 dollari al mese (principalmente per ChatGPT). Le stime più ottimistiche prevedono fino a 200 milioni di utenti paganti. Ciò si tradurrebbe in entrate per 4 miliardi di dollari al mese o 48 miliardi di dollari all’anno. La maggior parte deve quindi essere generata attraverso la vendita di capacità di calcolo nel cloud (Microsoft, AWS, Alphabet) o l’aumento dei ricavi pubblicitari (Meta, Alphabet).
Ciò sarà possibile solo se un numero sufficiente di clienti aziendali sarà disposto a e in grado di spendere centinaia di miliardi di dollari ogni anno in potenza di calcolo IA. Lo faranno se l’uso dell’IA consentirà loro di aumentare i ricavi e/o ridurre i costi.
Quest’ultimo punto è la vera speranza dei fornitori di IA. È improbabile che la maggior parte delle aziende sblocchi fonti di reddito completamente nuove solo attraverso l’IA, anche perché l’uso dell’IA non è un fattore di differenziazione unico, proprio come non lo sono stati il telefono, il fax o Internet.
Il risparmio sui costi è quindi l’incentivo più ovvio per le aziende a investire nell’IA. In questo ambito, l’attenzione principale è rivolta al costo del personale, che rappresenta la voce di spesa più importante, in particolare nei settori dei servizi. Resta da vedere se l’IA si tradurrà alla fine in tante perdite nette di posti di lavoro quanto si aspettano i suoi sostenitori. Tuttavia, questo non accadrà certamente da un giorno all’altro, soprattutto perché i fornitori di servizi IA e i loro clienti devono ancora esplorare le applicazioni a lungo termine e il potenziale di guadagno.
Secondo Elon Musk, i progressi nell’intelligenza artificiale e nella robotica renderanno il lavoro facoltativo per gli esseri umani entro 10-20 anni, consentendo alle persone di scegliere liberamente come trascorrere il proprio tempo. Questa visione potrebbe rappresentare una salvezza indolore per le nazioni industrializzate pesantemente indebitate e per i loro sistemi di sicurezza sociale minacciati dal cambiamento demografico – sempre che non arrivi troppo tardi.
Redazione
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