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Il fondo di ripresa dell’Ue richiede impegno e disciplina

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Il fondo di ripresa dell’Ue richiede impegno e disciplina

Intervista a Dr. Reto Cueni (Chief Economist) & Mario Montagnani (Senior Investment Strategist) di Vontobel

Vontobel sul petrolio e sulla Fed

La spinta economica legata al Recovery Fund potrebbe favorire i paesi periferici europei. In particolare l’Italia e la Spagna, i cui mercati azionari potrebbero guadagnare potere. Siete d’accordo con questa ipotesi?

Tra i paesi della zona euro, l’Italia e la Spagna sono in termini assoluti i principali beneficiari del Recovery Fund erogati dall’UE, dato che si prevede che riceveranno circa 190 e 170 miliardi di euro di sovvenzioni e prestiti.

Reto Cueni

Questo rappresenta quasi il 50% del fondo complessivo di 750 miliardi di euro. Se paragoniamo questi importi alla produzione economica dei paesi (PIL), l’Italia dovrebbe ricevere fondi per circa l’11% e la Spagna anche più del 12% del proprio PIL. Solo la Grecia e il Portogallo ricevono di più in relazione alla loro prodotto interno lordo totale. Questo rispetto a meno dell’1% del PIL per la Germania e solo circa il 2% per la Francia.

È importante notare che una gran parte dei fondi arriverà sotto forma di sovvenzioni, che non dovranno essere restituite. Mentre la quota di sovvenzioni della Spagna è vicina alla metà dell’importo totale, l’Italia riceverà più di un terzo sotto forma di sovvenzioni. Anche se i paesi dovranno prendere il resto del denaro sotto forma di prestiti, questi saranno ottenuti a condizioni molto favorevoli, molto meglio che se i paesi dovessero finanziarsi da soli. Questo allevia i costi del debito per questi paesi e dà loro anche spazio per ulteriori spese fiscali attraverso il proprio bilancio nazionale.

Quando si guarda all’impatto economico del Recovery Fund dell’UE in questi paesi, è importante sottolineare che i fondi del Recovery Fund o “Next Generation Fund” non arriveranno tutti in una volta, ma saranno distribuiti tra il 2021 e il 2026. Ci aspettiamo che le prime tranche fino al 13% del fondo totale assegnato a un certo paese siano pagate verso settembre, dopo che la commissione UE e i capi di stato avranno approvato il piano di spesa paese per paese. Molto probabilmente, il grosso del denaro confluirà nell’economia tra il 2022 e 2026, quindi con il rischio che ci sia un sostanziale back-load.

Le tranche annuali saranno erogate solo sulla base di precisi piani di spesa e dell’avanzamento dei lavori. Quindi, rispetto ai precedenti episodi di spesa pubblica, i paesi periferici dell’UE devono non solo migliorare le loro impostazioni istituzionali per indirizzare il denaro con precisione ai settori annunciati, ma anche migliorare in generale la loro capacità di assorbire il denaro che ricevono.

Quindi, in generale, sì, il fondo di ripresa dell’UE rappresenta un’opportunità unica per i paesi periferici dell’UE, ma richiede anche impegno e disciplina per diversi anni per mettere il denaro al lavoro.

Inoltre, richiede anche la volontà politica di farlo in questo arco di tempo. In secondo luogo, anche se le cifre sono grandi, gli investimenti pubblici devono attirare gli investimenti privati e non devono escluderli, ma alzare la crescita potenziale verso l’alto. Nel complesso, ci aspettiamo che i fondi migliorino i tassi di crescita annuali in media in Spagna e in Italia fino a 1 punto percentuale tra il 2022 e il 2026, il che dovrebbe avere un impatto positivo sui mercati azionari.

Se il Recovery Fund potrà “spingere” i paesi periferici dell’Eurozona, pensa che saranno le aziende small o large cap di questi paesi a beneficiarne maggiormente?
Mario Montagnani

Ci sono delle linee guida abbastanza precise dettate da Bruxelles, dove i paesi beneficiari si impegnano a investire i fondi. I settori che beneficeranno maggiormente delle linee guida e dei fondi sono tre: infrastrutture, transizione energetica, telecomunicazioni, insieme assorbiranno la maggior parte dei fondi stanziati.

Sia per la Spagna che per l’Italia, la prima emergenza è quella delle infrastrutture come ferrovie ad alta velocità, autostrade, ponti, viadotti, ospedali o scuole, solo per citarne alcuni. Si tratta di beni che, una volta costruiti, devono avere una durata di vita di almeno 50 anni e sono quindi destinati alle generazioni future.

Per quanto riguarda la transizione energetica, invece, sono previsti sia la de-carbonizzazione che il risparmio nella produzione di energia. Saranno favorite le rinnovabili per rimpiazzare lentamente le centrali elettriche tradizionali. Infine, gli investimenti nelle telecomunicazioni andranno invece sia a favore della rete mobile che su quella fissa.

Chi ne beneficerà maggiormente? In generale, le aziende più interessate dai benefici del Recovery Fund saranno quindi quelle attive nei settori sopra citati. Crediamo che sia i grandi che i piccoli gruppi ed aziende attivi direttamente o indirettamente in questi settori potranno beneficiare dei futuri investimenti in queste aree.

In questo senso, non dobbiamo dimenticare l’indotto generato dai grandi gruppi. Sia il mercato italiano che quello spagnolo hanno una forte esposizione ai settori delle utilities e dell’energia. L’indice IBEX 35 per quasi il 40% della capitalizzazione, con settori come energia, utilities, costruzioni e materiali. L’Italia non è da meno, con il 35% di esposizione a utilities, energia e materiali per l’indice FTSE MIB.

Oltre ai grandi gruppi elencati negli indici di riferimento, bisogna inoltre considerare, per esempio, anche le piccole PMI e le municipalizzate come grandi beneficiarie del Fondo di recupero.

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