Le incertezze sulla direzione futura della politica monetaria suggeriscono di adottare un’ampia diversificazione. Thomas Kirchmair, senior portfolio manager, divisione fixed income di Swisscanto Invest

La Fed ha comunicato che il primo ritocco ai tassi dovrebbe arrivare a marzo. Fin dove credete possa spingersi il rendimento del Treasury decennale nel corso del 2022 e quale forma potrebbe assumere la curva dei tassi Usa?

I mercati monetari stanno attualmente prezzando un livello dei tassi Usa all’1,75% per la fine del 2023 e i Dot Plot della Fed indicano un tasso di equilibrio a lungo termine del 2,5%. Con l’annuncio di una riduzione della politica di acquisti della Fed, il cosiddetto portafoglio Soma (System Open Market Account), che rappresenta un ulteriore inasprimento (quantitative tightening), crediamo che il tasso finale dei Fed fund in questo ciclo potrebbe essere intorno al 2%.

Con i premi per il rischio d’inflazione a lungo termine, le aspettative sull’inflazione, ancora ancorati sotto il 2,5%, pur registrando un picco storico d’inflazione sopra il 7%, le scadenze a lungo termine sulla curva dei Treasury hanno ancora un po’ di spazio per muoversi al rialzo.

Guardando al passato, un tasso dei Fed Funds intorno al 2% e premi per il rischio d’inflazione del 2-2,5% mostrano rendimenti dei Treasury a 10 anni nel range tra 2 e 2,5%.

La curva dei rendimenti si è appiattita prima rispetto ai cicli precedenti e la curva forward swap a 1 anno sui 2-30 anni è già negativa, il che potrebbe avere diverse ragioni. Supponiamo che, insieme ad altri fattori, vi sia un “policy error risk premia” per le scadenze a più lungo termine, poiché la Federal Reserve cerca di rallentare il lato della domanda dell’economia per ancorare le aspettative di inflazione.

L’inflazione stessa è stata influenzata principalmente da fattori legati all’offerta a causa delle interruzioni negli approvvigionamenti dovuti alla pandemia e dal grande stimolo fiscale nel 2021, ma entrambi i fattori dovrebbero attenuarsi nel 2022 e 2023. Dall’altro lato, un mercato del lavoro rigido e l’aumento dei salari sono diventati recentemente un problema per la banca centrale statunitense. L’indebolimento dello slancio economico e l’aumento della volatilità del mercato potrebbero erodere non solo la fiducia dei consumatori, già a livelli bassi, ma potrebbero portare a riduzioni della spesa da parte delle società che affrontano pressioni sui margini a causa dell’aumento dei salari e dei costi.

Nel suo recente Q&A il presidente della Fed Jerome Powell è stato sorprendentemente interventista e ha spinto al rialzo sia il mercato monetario sia i tassi dei Treasury a 10 anni, appiattendo ancora di più la curva dei rendimenti.

In conclusione, pensiamo che i rendimenti a 10 anni potrebbero raggiungere il massimo intorno al 2,25% e che la curva dei rendimenti abbia ancora spazio per appiattirsi ulteriormente.

In questa fase di mercato quali tipologie di titoli di Stato Usa ritenete sia opportuno inserire in portafoglio?

In generale, ha senso un’ampia diversificazione. Preferiamo ancora essere difensivi sulla duration complessiva e vediamo un ulteriore potenziale di appiattimento, ma molto è già stato prezzato. Nei segmenti del reddito fisso preferiamo gli high yield dei mercati sviluppati con duration più brevi e ci atteniamo a titoli societari di più alta qualità o treasury nella parte molto lunga della curva.

Riteniamo che le obbligazioni investment grade con duration medie siano troppo costose e vediamo un certo potenziale negli emittenti dei mercati emergenti.


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Rocki Gialanella

Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.