Ci aspettiamo che l’inflazione Usa cominci a scendere nella seconda metà dell’anno. A colloquio con Altaf Kassam, head of investment strategy and research Emea di State Street Global Advisors
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La Fed ha comunicato che il primo ritocco ai tassi dovrebbe arrivare a marzo. Fin dove credete possa spingersi il rendimento del Treasury decennale nel corso del 2022 e quale forma potrebbe assumere la curva dei tassi Usa?
A nostro avviso, il mercato ha prezzato troppi aumenti dei tassi d’interesse da parte della Fed. L’azione sui prezzi a breve termine segnala una continua pressione sui tassi, ma se l’inflazione inizia a diminuire nella seconda metà dell’anno, come ci aspettiamo, alcuni dei rialzi dei tassi attualmente previsti potrebbero essere rivisti.
L’estremità lunga della curva è in linea con le nostre view sui trend a lungo termine, anche se non vediamo più valore in questa parte della curva, dal momento che è rimasta molto ben ancorata. Se da un lato è probabile che la curva dei tassi spot continui ad appiattirsi, i prezzi a termine indicano che a un certo punto dell’anno si potrebbe investire nella parte anteriore della curva dei rendimenti.
Probabilmente i rendimenti reali continueranno a registrare rialzi mentre i tassi di breakeven dell’inflazione scenderanno. Si ritiene che l’inflazione inizierà a scendere verso il 3% nella seconda metà dell’anno, con un rallentamento della crescita, che però rimarrà comunque al di sopra del trend dei rendimenti che, invece, restano al di sotto del tasso neutrale.
Gli scenari che stimano un rialzo dei rendimenti dipendono dal fatto che la Fed continui ad essere indietro rispetto alla curva dell’inflazione. Se l’inflazione resta elevata ed emergono segnali che indicano cambiamenti strutturali nel comportamento dei produttori e dei consumatori, il mercato potrebbe rivalutare i tassi d’interesse neutrali a lungo termine, e in quel caso, l’intera struttura a termine dei tassi d’interesse inizierebbe una traiettoria al rialzo.
Questo scenario porterebbe anche a una curva dei rendimenti più ripida, con rendimenti a 2 anni intorno all’1,60%, rendimenti a 5 anni che si avvicinano al 2,30% e quelli a 10 anni che si avvicinano al 3,25%. A nostro avviso una politica monetaria più aggressiva da parte della Fed ha alleviato questa preoccupazione in quanto la Banca Centrale si è impegnata ad arginare le pressioni inflazionistiche.

In questa fase di mercato quali tipologie di titoli di Stato Usa ritenete sia opportuno inserire in portafoglio?
Il nostro scenario di base prevede mercati caratterizzati da instabilità. Gli spread del credito probabilmente si allargheranno, ma una politica monetaria più restrittiva porterà questo fenomeno a durare almeno fino a quando la Fed non sarà più chiara sulle sue intenzioni rispetto all’aumento dei tassi.
Di conseguenza, negli ultimi 6 mesi abbiamo ridotto le esposizioni al credito in generale: riteniamo infatti che il rapporto rischio/rendimento non sia più interessante. Stiamo anche cercando opportunità nella parte anteriore del mercato dei tassi, dato che molti degli scenari sono ormai prezzati, e riflettono quanto illustrato sopra.
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.

