L’eventuale rally dovrà fare i conti con il braccio di ferro tra un’inflazione e una crescita ostinatamente forti. Garret Melson, portofolio strategist di Natixis Investment Managers Solutions
Sebbene le elezioni possano potenzialmente essere fonte di volatilità a breve termine per i mercati, storicamente l’effetto è relativamente di breve durata. Quest’anno, in particolare, è improbabile che le elezioni statunitensi influenzino in maniera significativa i mercati, dato che l’inflazione, la Fed e, sempre di più, i timori relativi alla crescita e alla recessione continuano a essere le forze chiave che muovono i mercati.
Come accaduto in occasione delle elezioni del 2020, è possibile ci vogliano diversi giorni per arrivare all’esito finale, a seconda dell’affluenza alle urne, del voto per posta e dei primi risultati. Detto ciò, anche se le aspettative del consenso sono passate da un risultato eterogeneo (con i repubblicani vincenti alla Camera ed i democratici che conservano il Senato) ad una vittoria rossa (70% di probabilità di Senato repubblicano, 90% di probabilità di Camera repubblicana), i mercati vi hanno prestato poca attenzione.
Il motivo? Il risultato probabile è una situazione bene o male di stallo. Un governo diviso riduce la probabilità di cambiamenti legislativi significativi, riducendo così l’incertezza politica – un fattore positivo per gli asset di rischio. Anche nello scenario (con bassa probabilità di realizzazione) di un’ondata blu, abbiamo visto gli effetti delle divisioni interne tra le fila democratiche che impedisce l’approvazione al Congresso dei principali cambiamenti. E la politicizzazione del contesto di inflazione elevata ha solo esacerbato questa dinamica.
Nel breve periodo è improbabile che le elezioni abbiano un impatto diretto sul mercato, ad eccezione di potenziali svalutazioni delle coperture, man mano che il rischio legato alle elezioni stesse si allontanerà. Detto ciò, se si guarda alla seconda metà del 2023, potremmo osservare dei cosiddetti effetti ritardati delle elezioni, man mano che l’attenzione si focalizzerà sul dibattito sul bilancio e sul tetto del debito.
Se i repubblicani dovessero conquistare una o entrambe le camere del Congresso, ci si aspetta una fase potenzialmente conflittuale di scontro politico che potrebbe contribuire ad una certa volatilità del mercato l’anno prossimo, prima di giungere ad una soluzione definitiva. Ma queste sono preoccupazioni da analizzare più avanti. Per il momento, le elezioni sono probabilmente di scarsa importanza per un mercato che rimane un gigantesco scambio di tassi mosso dall’inflazione e dalla Fed.
La spinta di fine anno sarà data dal braccio di ferro tra un’inflazione e una crescita ostinatamente forti che spingono a continuare la retorica hawkish e il sentimento ribassista, un posizionamento abbastanza scarico ed un support su base stagionale mentre i mercati azionari entrano nel loro periodo di rendimento più forte, il quarto trimestre di un anno di midterm.
Redazione
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