Intervista a Rocco Bove, Head of Fixed Income e Carlo Sturlese del Team Investment Advisory di Kairos

kairos su piazza affari

L’arrivo di Mario Draghi alla presidenza del consiglio dei ministri, cui spetterà tra l’altro pianificare gli investimenti dei fondi provenienti dal Recovery Fund, sembra piacere ai mercati e andare nella direzione giusta. La Borsa di Milano riuscirà nei prossimi anni a trarre beneficio da questo contesto?
Carlo Sturlese

Il Recovery Plan prevede una pianificazione nei prossimi sei anni di investimenti in diversi settori: salute, infrastrutture, transizione energetica e digitalizzazione. Un piano di investimenti capace di gettare basi solide per il futuro e creare un quadro di riferimento affidabile a medio-lungo termine per l’Italia, che vuole tornare ad attrarre gli investitori internazionali.

Nel 2020 i flussi di investimento esteri diretti in Italia si sono addirittura azzerati. E l’azionario Italia nei portafogli internazionali è attualmente “sottopeso”.

Draghi rappresenta una sorta di vantaggio competitivo per il suo carisma riconosciuto a livello globale, non solo come uomo politico ma anche come uomo di mercato.

Questo fornisce all’Italia una chance irripetibile per attirare investimenti esteri.

Esiste quindi la concreta possibilità di far tornare nel nostro Paese flussi di capitali ma anche investimenti che sono in attesa di valide opportunità di medio-lungo termine. In particolare ora che il rischio Italia si è fortemente alleggerito.

Si potrebbero pertanto generare forti acquisti non solo sul FTSE MIB. A cascata, sulle mid e small cap di Piazza Affari, con effetti positivi sull’economia reale e sul sistema Paese Italia.

L’evoluzione del nostro mercato dei capitali incentiverebbe poi la quotazione di molte delle migliori eccellenze private presenti in Italia, generando quindi quel processo virtuoso di evoluzione e di apertura del mercato dei capitali al tessuto industriale e tecnologico del Paese.

In un contesto generale nel quale è sempre più difficile individuare titoli e temi d’investimento sottovalutati, l’Italia offre oggi una potenziale fonte di alpha. E rappresenta un’opzione di investimento che al contempo può essere motivo sia di diversificazione sia di crescita molto interessante all’interno dei portafogli globali.

Negli ultimi cinque anni, per esempio, mentre il FTSE MIB ha segnato un +50,8%, l’S&P 500 ha registrato un +95,2% e il Nasdaq addirittura un +175,3%. Performance che dimostrano quali siano i margini potenziali di recupero del listino italiano, a patto di saper sfruttare la congiunzione astrale favorevole al governo Draghi.

Sul versante dei titoli di Stato italiani, molti esperti ritengono che ci sia spazio per un’ulteriore compressione dello spread? Siete d’accordo con questa view? Su quali scadenze e tipologie di titoli di Stato italiani ritenete opportuno focalizzare l’attenzione?
Rocco Bove

Lo spread decennale italiano attualmente è in area 100 punti base, frutto della differenza del rendimento dello 0,65% dei Btp a 10 anni e del -0,35% dell’omologo Bund tedesco.

Le aspettative sul Governo Draghi fanno ragionevolmente ipotizzare che il differenziale italiano possa agganciare quello spagnolo, che attualmente viaggia intorno ai 65 punti base.

Se la crescita della zona euro dovesse prendere corpo è probabile che i tassi a 10 anni del Bund tedesco salgano, magari portandosi a zero. Se l’Italia agganciasse la Spagna a 65 punti base, il rendimento del Btp a 10 anni stazionerebbe ancora in area 0,65%.

L’Italia continuerebbe a pagare bassi tassi di interesse sul proprio debito. Ma con il vantaggio di avere una crescita molto più dinamica rispetti agli ultimi anni. Il rischio obbligazionario Italia può essere agevolmente gestito in portafoglio guardando a tutta la gamma di strumenti a disposizione, a cominciare dai Btp inflation linked per poi spaziare anche nelle altre asset class di rischio sia obbligazionarie sia azionarie.

Sarà importante evitare intoppi nel piano di vaccinazione, e che le Banche Centrali non commettano errori gravi. Uno di questi potrebbe essere quello di restringere troppo presto le condizioni favorevoli del credito. Oppure alimentare fiammate inflattive strutturali con un mix inadeguato di politiche monetarie e fiscali.


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Stefania Basso

Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.