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Il risveglio dell’inflazione

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Il risveglio dell’inflazione

Quali implicazioni per gli investimenti? Gli investitori dovrebbero aumentare la diversificazione, includendo attività che resistano meglio a un’inflazione più alta. Amundi

Le aspettative di un’inflazione più alta si sono tradotte negli Stati Uniti in tassi di inflazione di pareggio più elevati e in una curva dei rendimenti più ripida. Sul breve termine, i rendimenti dei Treasury USA saranno soggetti a spinte rialziste limitate perché la domanda da oltreaceano potrebbe essere robusta: gli attuali rendimenti dei Treasury USA appaiono appetibili agli investitori mondiali.

Prudenza sulla duration

Tuttavia, l’eventualità di spinte rialziste derivanti dall’aumento dell’inflazione, unitamente al rischio che la Fed possa rimanere dietro la curva, giustificherà un’esposizione prudente alla duration.

Per quanto riguarda l’ambito obbligazionario, l’aumento dei rendimenti garantirà un approccio prudente e attivo alla duration mentre prosegue la ricerca di rendimento nell’intero spettro del mercato con un approccio globale non vincolato.

Infatti, i rendimenti dei Treasury decennali USA sono ritornati ai livelli pre-pandemia, con la curva dei rendimenti che si è irripidita per via dei forti stimoli fiscali, della ripresa dell’economia e dell’accelerazione dell’inflazione. Inoltre, gli investitori dovrebbero utilizzare un approccio flessibile e andare alla ricerca del rendimento al di là dei benchmark.

Attualmente i benchmark tradizionali mantengono un rischio di duration significativo, con rendimenti impliciti bassi. Proprio per tale motivo, sarà fondamentale che gli investitori abbiano un’esposizione a diverse fonti di rendimento, con un approccio non vincolato che potrebbe essere utile a limitare il rischio di duration.

Value e linkers da preferire

Inoltre, sarà utile valutare l’idea di aumentare l’allocazione alle obbligazioni indicizzate all’inflazione, ai notes a tasso variabile e alle attività cartolarizzate, e sfruttare le opportunità relative value. In un tale contesto possono risultare vincenti degli approcci absolute return che possono rafforzare i portafogli con una serie di strategie non correlate (valute, curve, settori) così da proteggere gli investitori contro l’aumento della volatilità delle obbligazioni e il rialzo dell’inflazione.

Inflazione e impatto sulle azioni ‘costose’

Per quanto riguarda le azioni, l’aumento dell’inflazione potrebbe ridurre le valutazioni, soprattutto quelle che sono già molto costose. Visto che l’obiettivo d’inflazione della Fed è ora spalmato su un orizzonte temporale più lungo, l’accelerazione dell’inflazione potrebbe risultare persistente e ridurre le valutazioni azionarie. A sua volta, ciò potrebbe favorire una rotazione pluriennale dai titoli growth ai titoli value sia negli Usa sia in Europa.

Secondo il nostro modello, ci sono il 60%-70% di possibilità di avere un regime d’inflazione normale nel 2021, 2022 e 2023. Gli altri due regimi, quello deflazionistico e inflazionistico, hanno probabilità simili, ma che propendono leggermente verso quello inflazionistico.

Le asset class tendono a comportarsi diversamente nei vari regimi d’inflazione

Negli anni Settanta, la performance dell’azionario è stata deludente, mentre le materie prime sono state la classe di attivi più remunerativa. Storicamente, l’oro ha dimostrato di mettere a segno le performance migliori in un regime inflazionistico, anche se ha ottenuto buoni risultati in tutti e tre gli scenari (regime deflazionistico, regime normale e regime inflazionistico). È uno dei pochi attivi che ha registrato rendimenti positivi in ogni scenario.

Gli indici del credito hanno avuto la tendenza a mettere a segno la loro miglior performance durante i periodi di inflazione normale (2%-3%), perché di solito questo tipo di regime è accompagnato da una crescita economica e dall’appetito per il rischio sui mercati finanziari. D’altro canto, in un regime inflazionistico (inflazione dal 3% al 6%), a livello di politica monetaria è di solito in corso una stretta sui tassi, per cui gli spread si allargano e c’è una sottoperformance del credito.

Diversificare per ridurre i rischi

Com’era prevedibile, la performance relativa delle obbligazioni indicizzate all’inflazione rispetto al credito è allettante soprattutto in un regime inflazionistico. L’inflazione normale ha dimostrato di essere il miglior regime anche per l’azionario. I rendimenti azionari hanno registrato la loro miglior performance nei regimi di inflazione normale perché una salutare crescita dell’economia e le politiche monetarie accomodanti favoriscono la propensione al rischio sui mercati finanziari. Così come è successo sui mercati del credito.

Le soluzioni che puntano ai rendimenti reali con un’ampia gamma di classi di attività saranno interessanti in un normale regime inflazionistico con rischi rialzisti. Tra queste figurano gli attivi reali, le obbligazioni indicizzate all’inflazione, le notes.

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