In caso d’inflazione state lontani dai bond societari

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Il debito societario è la classe di attivi più vulnerabile in un periodo di crescita e inflazione in aumento. L’analisi del team di Pictet

La paura dell’inflazione si sta propagando nel mercato obbligazionario globale. Con la ripresa economica che acquista forza e le aziende e i consumatori, detentori di un’ingente quantità di liquidità in attesa di essere spesa, è ragionevole prevedere prima o poi un aumento delle pressioni sui prezzi. Alcuni segmenti del mercato obbligazionario sono più esposti al rischio inflattivo rispetto ad altri.

Il credito investment grade statunitense non offre una cedola interessante, pari al 2,3%, per cui il rendimento iniziale è di poco superiore all’inflazione prevista (il tasso di inflazione di breakeven statunitense a 10 anni, implicito nel rendimento dei TIPS, è al 2,4%).

Le obbligazioni high yield statunitensi offrono una protezione ancora minore, in quanto sono scambiate con un premio di rendimento di appena l’1% superiore alle azioni, rispetto al divario del 10-15% osservato dopo le precedenti recessioni.

La leva societaria a livelli record (con il credito totale USA nel comparto societario non finanziario pari all’84% del PIL, secondo la Banca per i regolamenti internazionali) e la prospettiva di pressioni in aumento sui salari, aggiungono ulteriori rischi capaci di causare un’erosione dei margini di profitto societari. Per queste ragioni, rimaniamo sottopesati sul debito high yield statunitense.

Opportunità nei bond cinesi

Riteniamo invece che le obbligazioni cinesi in renminbi siano ben posizionate per affrontare un’eventuale risalita dell’inflazione. Infatti, hanno già dimostrato la loro resilienza durante la recente ondata di vendite di obbligazioni globali, distinguendosi come l’unico mercato del reddito fisso che è riuscito a rimanere in territorio positivo (in dollari USA) dall’inizio dell’anno. Oltre a offrire cedole interessanti, superiori al 3%, le obbligazioni cinesi in renminbi vantano anche notevoli vantaggi in termini di diversificazione, in quanto i loro rendimenti non sono strettamente correlati a quelli delle obbligazioni dei mercati sviluppati e delle altre principali classi di attivi.

 

Le obbligazioni indicizzate all’inflazione rappresentano un altro segmento di forza relativa, in particolare i TIPS statunitensi.

Intravediamo anche un buon potenziale nei Treasury USA, le cui valutazioni stanno diventando sempre più interessanti: i rendimenti sui Treasury decennali sono aumentati di circa 70 punti base nei primi tre mesi del 2021, muovendosi verso livelli che in passato hanno innescato dei rally. Inoltre, i prezzi di mercato sui tassi di interesse sono ora ampiamente in linea con le previsioni di consenso degli economisti e con le proiezioni della Fed. Vediamo un picco massimo per il rendimento del titolo decennale poco al di sopra dell’1,75%.

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