Una traiettoria di crescita incerta richiede ancora un’allocazione prudente. L’outlook di Amundi per il secondo semestre del 2023

L’analisi di Monica Defend, head of Amundi Institute

La resilienza economica e l’adeguamento meno problematico delle catene di fornitura e delle fonti (globalizzazione trasformativa) sia nei Paesi sviluppati, sia nei Paesi emergenti, ci hanno indotto a rivedere al rialzo le nostre previsioni sulla crescita a breve termine nonostante il fragile contesto mondiale. Stimiamo per il 2023 una crescita del PIL mondiale del 2,9%. La crescita nei Paesi sviluppati dovrebbe scendere dal 2,7% del 2022 allo 0,9%, rallentando meno del previsto, mentre la crescita nei Paesi emergenti dovrebbe salire al 4,2%, aumentando il divario tra i due gruppi di Paesi. Nonostante ciò, l’inflazione elevata, all’interno di un contesto macro-politico restrittivo e di un peggioramento del contesto geopolitico, ci inducono ad aspettarci una crescita mondiale complessivamente bassa per il 2023.

L’outlook sulla crescita è ancora più variegato all’interno delle singole regioni e dei singoli Paesi, soprattutto dove i miglioramenti riflettono più una dinamica a breve termine che non futuri, inattesi venti favorevoli. La stretta monetaria si sta avviando verso la conclusione anche se i suoi effetti ritardati si stanno facendo ancora sentire; prevediamo tuttavia che le Banche Centrali manterranno ancora per un po’ un orientamento monetario restrittivo, motivo per cui è meglio tenere d’occhio la liquidità. Le Banche centrali sono impegnate su due fronti: innalzamento dei tassi di interesse per combattere l’inflazione e ampi bilanci per preservare il ciclo economico e la stabilità finanziaria.

Prevediamo una crescita anemica in Europa, con il Regno Unito che dovrebbe riuscire a evitare la recessione grazie all’ottimo andamento del mercato del lavoro e ai maggiori introiti fiscali. L’inflazione elevata e le condizioni più difficili di accesso al credito dovrebbero spingere le famiglie e le imprese a ridurre le spese. Nonostante una crescita inferiore al potenziale, l’inflazione dovrebbe rimanere superiore al target fino a metà 2024.

Malgrado la discreta tenuta dell’economia, prevediamo una lieve recessione negli Stati Uniti a partire dal quarto trimestre del 2023 a causa dell’inasprimento delle condizioni di accesso al credito derivanti dalle costanti turbolenze che agitano il settore delle banche regionali e la progressiva trasmissione degli effetti della stretta monetaria all’economia reale. L’inflazione statunitense dovrebbe rimanere al di sopra del target per tutto il 2023.

Nei Paesi emergenti, la dinamica macroeconomica complessiva è fragile ma resiliente, soprattutto dove le misure di sostegno da parte dello Stato sono più consistenti. Il supporto fiscale sta mettendo in ombra il supporto alla politica monetaria perché la maggior parte delle misure varate per tutelare i consumatori dal carovita non sono ancora state eliminate del tutto.

Nel secondo semestre del 2023 la politica monetaria nei Paesi emergenti dovrebbe essere stabile o più accomodante. In Cina, prevediamo che la crescita del PIL reale nel 2023 si attesterà al 5,7%; a maggio sono emersi alcuni segnali di debolezza del settore immobiliare. Nel complesso, le condizioni economiche dei Paesi emergenti rimangono fragili, con la maggior parte della crescita economica concentrata nel primo trimestre del 2023.

Asset allocation a cura di Francesco Sandrini, head of multi asset strategies, e John 0Toole, head of multi asset investment solutions

In una fase di correzione è da privilegiare un’allocazione difensiva stando all’Advanced Investment Phazer di Amundi Institute il contesto economico atteso dovrebbe favorire il proseguimento dell’attuale fase di correzione sui mercati finanziari fino alla fine dell’anno, con una convinzione ancora più forte visto il peggioramento delle condizioni dell’economia negli Stati Uniti e vista una recessione degli utili che non ha ancora toccato il fondo. I mercati sono rimasti ottimisti sulla scia degli utili nel primo trimestre. Grazie alla domanda robusta, le aziende sono riuscite a trasferire i costi più elevati ai consumatori, ma gli utili del secondo/terzo trimestre non dovrebbero più beneficiare di queste condizioni favorevoli, rispecchiando il peggioramento dell’outlook per i consumatori. Prevediamo un deterioramento dei fatturati USA e degli utili per azione perché siamo convinti che ci sarà una lieve recessione. Nei due prossimi trimestri, i risultati sugli utili potrebbero innescare una correzione di mercato rispetto ai livelli attuali che, a sua volta, potrebbe creare punti di ingresso sui mercati azionari. Stando all’Inflation Phazer di Amundi Institute, nel primo semestre del 2023 si è passati da un regime di iperinflazione (con un aumento dei prezzi anno su anno negli Stati Uniti >10%) – che era stato dominante nel 2022 – a un regime inflazionistico più benigno (con un aumento dei prezzi anno su anno nell’ordine del 3%-6%).

Per il secondo semestre del 2023, un mix di fattori tra cui la stretta monetaria, il prezzo più basso delle materie prime e l’indebolimento della domanda dovrebbero contribuire a un ulteriore calo dei prezzi, soprattutto per quanto riguarda l’inflazione complessiva. Tuttavia, non vi sono certezze riguardo al ritorno a un regime inflazionistico normale – con un aumento dei prezzi anno su anno nell’ordine del 2%-3% – perché l’inflazione di fondo rimane persistente e si prevede che rimarrà al di sopra degli obiettivi fissati dalle Banche centrali. In termini di asset allocation è da preferire un approccio difensivo, con l’oro e la duration tra le asset class preferite, mentre manteniamo un atteggiamento prudente sugli attivi rischiosi. Per quanto riguarda il 2024, è più probabile una ripresa graduale nel primo semestre.

Tuttavia, è troppo presto per ipotizzare un atteggiamento generalizzato di propensione al rischio vista la visibilità limitata sull’impatto cumulativo della stretta monetaria generata tramite l’innalzamento dei tassi di interesse da parte della Fed. Uno scenario caratterizzato da pressioni inflazionistiche più moderate dovrebbe rendere le valutazioni attuali più sostenibili. I rischi rialzisti potrebbero giungere da uno scenario macroeconomico meno doloroso del previsto, con un impatto positivo sui ricavi societari, che rappresentano il principale motore di qualsiasi recessione da utili. I margini dovrebbero beneficiare di una normalizzazione dei prezzi alla produzione e del costo del lavoro, nonché dell’indebolimento del dollaro. I rischi di downside sono legati a un evento del credito e alle sue ripercussioni sulle obbligazioni societarie e sull’intera economia.


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Redazione

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