L’unemployment gap è stato assorbito dalla forza della ripresa economica e questo ha dato nuova linfa all’inflazione. Massimiliano Marzo, chief economist di Riv-Capital e Professore di Economia all’Università di Bologna

La Fed ha comunicato che il primo ritocco ai tassi dovrebbe arrivare a marzo. Fin dove credete possa spingersi il rendimento del Treasury decennale nel corso del 2022 e quale forma potrebbe assumere la curva dei tassi Usa?
Certamente la persistenza del tasso di inflazione in USA ha di fatto costretto la Fed a dichiarare in modo molto più esplicito la propria strategia per il 2022. Va rilevato che negli USA l’inflazione ha come causa principale non già la fiammata dei prezzi dei prodotti energetici, quanto piuttosto la dinamica salariale che, a causa della struttura del mercato del lavoro US, reagisce prontamente alle condizioni di domanda e offerta. E grazie alla forte ripresa registrata nel corso degli ultimi sei mesi, il mercato del lavoro in US ha chiuso quasi completamente l’unemployment gap avvicinandosi velocemente al suo tasso naturale di disoccupazione.
La conseguenza di questo è la ripresa dell’inflazione. Cionondimeno molti istituti di previsione sono concordi nel ritenere che il picco inflazionistico è in questo momento ed è dunque ragionevole ritenere che nel corso dell’anno l’inflazione possa lentamente assestarsi su valori più moderati anche come conseguenza di aspettative deflazionistiche indotte dalla reazione della Fed. Riguardo a quest’ultima, è ragionevole ritenere che vi siano più momenti di rialzo dei tassi nel corso dell’anno. Su quanti saranno, è presto per affermarlo, dal momento che sarà importante osservare la reazione di tutti i fondamentali dell’economia US, a seguito del primo rialzo.
Personalmente non ritengo che la Fed attui un numero di rialzi eccessivi, perlomeno non mi aspetto che da ogni riunione del FOMC programmata da qui sino alla fine dell’anno si esca con un rialzo di un quarto di punto. Ciò è anche infatti da leggersi in relazione all’aumentata volatilità che sta contraddistinguendo l’attuale fase di mercato: rialzi eccessivi o troppo frequenti dei tassi aumenterebbero la volatilità complessiva, con conseguenze non volute su tutta la struttura delle asset classes.

In questa fase di mercato quali tipologie di titoli di Stato Usa ritenete sia opportuno inserire in portafoglio?
In una fase di rialzo dei tassi, seppure progressiva, specialmente se il livello di tassi di interesse basso si è protratto per un periodo tempo molto lungo, è opportuno posizionarsi preferibilmente con titoli a bassa duration o con elevato flusso cedolare. Altro discorso meritano gli inflation linked: l’inflazione US si posizionerà certamente ad un livello superiore a quello pre-covid, ma inferiore a quello attuale. In un’ottica di medio termine, i titoli inflation linked possono garantire una buona protezione del capitale.
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.

