Inflazione: bene settori ciclici mercato azionario

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Intervista a Giulio Casuccio, Head of Multi Asset & investment strategy di Fondaco SGR

Quali asset class ritenete sia opportuno detenere in portafoglio per proteggersi al meglio dal potenziale arrivo di una fase caratterizzata da rialzi dell’inflazione?
Giulio Casuccio

Per individuare gli strumenti più adatti a proteggersi al meglio da un potenziale incremento dell’inflazione è importante comprendere quali saranno i fattori determinanti di tale pressione sui prezzi al consumo: un effetto base positivo, dopo il crollo di marzo e aprile dell’anno scorso. E una domanda crescente, indotta dalla graduale riapertura dell’economia.

Alla luce di ciò, gli strumenti che potranno beneficiare di questa dinamica sono i titoli di Stato indicizzati all’inflazione, sia nell’area Euro sia negli Stati Uniti. Anche se le valutazioni stanno già incorporando aspettative di maggiore inflazione. E i settori più ciclici del mercato azionario, privilegiando, in questo caso, gli Stati Uniti, dove la ripresa economica sarà più repentina.

I primi, ovviamente, offrono rendimenti attesi più contenuti ma rappresentano un’alternativa attraente alle obbligazioni nominali. Mentre nel secondo caso la volatilità sarà quella propria dei mercati azionari ma con significative possibilità di apprezzamento.

Credete che l’eventuale rialzo dell’inflazione sia solo temporaneo o rappresenterà la nuova normalità in una fase post-pandemia permeata da tassi crescita dei Pil in accelerazione e necessità di gestire debiti pubblici molto elevati?

Il probabile incremento dell’inflazione nei prossimi mesi sarà prevalentemente un fenomeno temporaneo, dettato principalmente da fattori tecnici. Ricordiamoci il prezzo del petrolio prossimo allo zero un anno fa. E dalla spinta ai consumi per le misure di sostegno al reddito.

Il recupero della capacità produttiva inutilizzata richiederà comunque tempo. E, inoltre, è difficile immaginare che le forze responsabili di una modesta pressione sui prezzi al consumo durante il lungo ciclo espansionistico seguito alla crisi del 2008/09 vengano meno subito dopo la pandemia.

Allungando l’orizzonte temporale, invece, sarà importante valutare l’impatto delle riforme e dell’auspicata maggiore spesa infrastrutturale promessa dai diversi governi in Europa e negli Stati Uniti. Così come quello di eventuali riforme fiscali redistributive da parte dell’amministrazione Biden.

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