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Inflazione headline rimbalzerà nel secondo trimestre

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Inflazione headline rimbalzerà nel secondo trimestre

Intervista a Norman Villamin, CIO Wealth Management, Union Bancaire Privée (UBP)

UBP tassi Cina

Credete che l’eventuale rialzo dell’inflazione sia solo temporaneo o rappresenterà la nuova normalità in una fase post-pandemia permeata da tassi crescita dei Pil in accelerazione e necessità di gestire debiti pubblici molto elevati?
Norman Villamin, CIO Wealth Management di Union Bancaire Privée (UBP)
Norman Villamin, Ubp

L’economia globale è nel mezzo di un episodio reflazionistico iniziato con le misure di stimolo straordinarie applicate nel 2020 e all’inizio del 2021. Combinate alle prospettive positive per la fine dei lockdown e per la campagna vaccinale, soprattutto nelle economie occidentali.

Questo dovrebbe portare a un forte rimbalzo dell’inflazione headline nel secondo trimestre. Con gli Stati Uniti in particolare che vedranno probabilmente l’inflazione superare il range di riferimento della Banca Centrale del 2-2,5%.

La Fed e le altre principali Banche Centrali sembrano avere come obiettivo implicito i tassi di crescita nominale del PIL per gestire gli elevati livelli di debito in tutto il mondo. Con i governi che a livello globale stanno aumentando la spesa per affrontare il cambiamento climatico, questo potrebbe essere sufficiente a guidare la componente di crescita reale verso gli obiettivi impliciti di crescita nominale.

Se questo non dovesse succedere, i policymaker proporranno come alternativa un focus più esplicito sulla componente di inflazione della crescita nominale, aumentando il pericolo di stagflazione come scenario di rischio primario.

Quali asset class ritenete sia opportuno detenere in portafoglio per proteggersi al meglio dal potenziale arrivo di una fase caratterizzata da rialzi dell’inflazione?

Se i policymaker dovessero riuscire ad aumentare la crescita nominale del PIL attraverso la componente di crescita reale, mantenendo l’inflazione all’interno del range di riferimento, il tradizionale posizionamento reflazionistico nei portafogli multi-asset dovrebbe performare bene.

Le azioni dovrebbero essere preferite alle obbligazioni. All’interno del segmento obbligazionario, le strategie di carry dovrebbero sovraperformare l’esposizione alla duration. Allo stesso modo, con un’inflazione meno preoccupante nell’area euro, crediamo che sia sensato spostare l’attenzione dai mercati obbligazionari in dollari ai mercati in euro.

Tra i titoli azionari, questo contesto reflazionistico dovrebbe favorire i settori più cicliciindustriale, finanziario, minerario – a scapito dei tradizionali segmenti growth, come la tecnologia e la sanità. Detto questo – dato il cambiamento secolare che sembra essere in corso in queste aree- crediamo che sia prudente mantenere un’esposizione selettiva ai settori growth maturi e in trasformazione, abbinati all’esposizione ciclica tradizionale. Anche i private asset e i real asset dovrebbero registrare una buona performance in questo contesto.

Se i policymaker non dovessero riuscire a spingere la crescita reale del PIL, spostandosi verso un esito stagflazionistico per affrontare l’eccesso di debito globale, sarà probabilmente necessaria una strategia di maggior conservazione del capitale. Dato il costo attualmente basso della protezione, proteggere i portafogli da questo rischio di coda sembra importante.

Gli inflation linked bond prezzano lo scenario di ripresa reflazionistica ma non prendono ancora in considerazione uno scenario inflazionistico. Anche l’esposizione alle materie prime e le industrie collegate non riescono a nostro avviso a prezzare pienamente uno scenario di ripresa ciclica. In uno scenario inflazionistico, entrambi dovrebbero fornire un po’ di protezione quando i mercati ri-prezzeranno un contesto così difficile.

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