Intervista a Silvia Dall’Angelo, Senior Economist per la divisione internazionale di Federated Hermes

Quali asset class ritenete sia opportuno detenere in portafoglio per proteggersi al meglio dal potenziale arrivo di una fase caratterizzata da rialzi dell’inflazione?

In termini di implicazioni per gli investimenti, è utile rifarsi a diversi episodi di inflazione nel passato.
Una prima possibile analogia riguarda l’episodio di inflazione fuori controllo degli anni ‘70. In quello scenario, le banche centrali, guidate dalla Federal Reserve, risposero con una stretta monetaria aggressiva, che condusse a un crollo dei mercati finanziari e a una recessione economica.
In quello scenario, i beni difensivi, l’oro in particolare, si rivelarono vincenti. Un altro possibile parallelo può essere tracciato agli anni ‘50, un periodo di repressione finanziaria per sostenere gli sforzi di ricostruzione dopo il secondo conflitto mondiale. In quel caso la combinazione di politiche fiscali e monetarie accomodanti condusse a inflazione e crescita sostenute. In termini di investimenti azionari, lo scenario favorì una rotazione da titoli growth a titoli value.
Credete che l’eventuale rialzo dell’inflazione sia solo temporaneo o rappresenterà la nuova normalità in una fase post-pandemia permeata da tassi crescita dei Pil in accelerazione e necessità di gestire debiti pubblici molto elevati?
Nel breve periodo, l’inflazione rimarrà probabilmente contenuta, in linea con l’eccesso di capacità nel mercato del lavoro prevalente all’indomani della recessione più profonda dal secondo dopoguerrra.
Episodi di inflazione dovuti a effetti base, aumenti dei prezzi delle materie prime ed effetti collo di bottiglia legati alla pandemia sono destinati a essere transitori.
Il discorso per il medio e lungo periodo è più complesso. L’attuale esperimento politico di coordinamento tra espansione fiscale e monetaria, se sostenuto, ha importanti potenzialità inflazionistiche.
In effetti, una politica monetaria accomodante ha già generato inflazione nei prezzi degli asset finanziari. L’introduzione della spesa fiscale su larga scala potrebbe cambiare le carte in tavola, sollevando la velocità di circolazione della moneta nell’economia reale e le aspettative di inflazione al consumo.
Rimane, però, l’incertezza rispetto all’evoluzione di fattori strutturali che hanno trattenuto l’inflazione per molti anni, tra cui globalizzazione, distribuzione della ricchezza, tendenze demografiche e tecnologia.
Non è detto che l’espansione fiscale sia sufficiente a contrastare alcune pressioni disinflazionistiche secolari legate all’avanzamento tecnologico e all’automazione. Dal punto di vista di governi sempre più indebitati, un periodo di inflazione elevata sarebbe desiderabile come mezzo di repressione finanziaria per erodere il peso del debito pubblico.
Tuttavia, la composizione e la qualità della spesa pubblica contano molto: misure improntate a sollevare la produttività nel medio-lungo periodo hanno migliori chance di generare inflazione sostenibile e gestibile nel tempo.
Redazione
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