Nel 2020 il contesto geopolitico ed economico è più incerto che mai, con alcuni elementi estremamente difficili da codificare per chi fa investimenti. Le elezioni presidenziali statunitensi nel 2020, i rapporti tesi tra America e Iran, così come la diffusione del coronavirus in Cina. Sono solo alcune delle tante “wild card” che potrebbero scuotere i mercati e influenzare le decisioni di gestori e investitori.
Se si aggiungono fattori di rischio già noti, come le conseguenze di Brexit e del cambiamento climatico – si capisce che ci troviamo all’inizio di un anno particolarmente difficile da pronosticare. Le variabili geopolitiche, monetarie e macro economiche sembrano particolarmente “impazzite” in questa fase. È pertanto improbabile che nel 2020 vedremo gli stessi ritorni da investimento visti nel 2019.
I valori sopravvalutati o inflazionati in diverse aree di mercato hanno permesso a molti investitori di realizzare guadagni notevoli in Borsa. Questo malgrado la crescita dell’attività economica mondiale più bassa dalla grande crisi finanziaria del 2008-2009 (+2,9%). Lo si deve non tanto allo stato di grazia di aziende quotate ed economie industrializzate, quanto piuttosto alle manovre coordinate senza precedenti delle banche centrali.
Sarebbe troppo contare su rendimenti analoghi anche nel 2020. Tuttavia, se da un lato non è ragionevole aspettarsi gli stessi risultati del 2019, al contempo non c’è da temere il peggio per i propri investimenti. Il merito va al persistere delle azioni coordinate eterodosse delle banche centrali, tra cui programmi di Quantitative Easing all’infinito e tassi di interesse ai minimi record.
Vista crescita moderata degli utili societari
Se, come ha osservato Martin Gilbert di Aberdeen Standard Investments, le autorità di politica monetaria (Bce, Fed, Banca del Giappone, Banca d’Inghilterra) continueranno a correre in soccorso delle aziende e delle famiglie, facilitando le linee creditizie con decisioni ultra accomodanti, i mercati azionari dovrebbero ancora giovarne.
Secondo Gilbert, chairman dell’asset manager, dal momento che una recessione non è dietro l’angolo, c’è da prevedere una “moderata crescita degli utili societari”. Le prospettive economiche non sono troppo rosee, è vero. L’FMI che ha tagliato le stime sul PIL mondiale dal 3,4% al 3,3% nel 2020 e dal 3,6% al 3,4% nel 2021. Ma sono comunque migliori di quelle del 2019.
In vista delle elezioni presidenziali Usa, poi, è chiaro che Donald Trump farà di tutto per consolidare la salute del mercato del lavoro interno e mantenere sostenuta l’attività economica del suo paese. È in quest’ottica, peraltro, che si spiega la recente tregua parziale stretta con la Cina in ambito commerciale.
Da parte loro, le autorità della potenza asiatica non possono permettersi di abbassare la guardia. La rapida propagazione del coronavirus costringe il governo della Cina a prepararsi all’azione, per aiutare alcune aree più fragili dell’economia in caso di bisogno. Secondo Massimo De Palma, responsabile team Multi Asset Italia di Gam, l’epidemia virale “potrebbe avere conseguenze più serie sull’economia nel breve periodo, andando a impattare sui consumi proprio a cavallo del capodanno cinese”.
Da parte sua, Ray Dalio, CIO e fondatore di Bridgewater Associates, confessa sul SUO PROFILO LINKEDIN di “non avere alcuna idea su quale sarà il reale impatto dell’epidemia sui mercati finanziari e l’economia”.
Investimenti, come difendersi dai rischi principali
Anche in questa area del mondo, la banca centrale dovrebbe adottare un piano fiscale e monetario favorevole. Soprattutto se si tiene conto che la seconda economia al mondo rischia di attraversare un periodo più fiacco del solito per quanto riguarda le spese al consumo. Specie nella prima metà dell’anno.
Nonostante (o forse proprio a causa di) gli aiuti monetari costanti e imponenti, da un punto di vista degli investimenti, si tratta a ogni modo di condizioni difficili in cui barcamenarsi.
“Molte imprese devono vedersela con una miscela negativa di costi in aumento, mercato del lavoro più rigido e maggiori PRETEsE da parte delle autorità di regolamentazione”, dice Gilbert.
Significa principalmente costi aggiuntivi, specie se si calcolano anche le sfide legate al cambiamento climatico e alla concorrenza spietata degli attori del digitale.
Investimenti: focus su fondamentali e diversificazione
Come spesso accade in momenti di elevata incertezza, nel fare le proprie scelte di investimento andrebbero fatte due cose su tutte. Innanzitutto, dare una maggiore enfasi alla qualità e alla solidità dei fondamentali, evitando di dare troppo peso all’attualità e ai segnali legati ai trend di breve periodo.
Secondo i manager multi-asset di Janus Henderson, “ha senso porre maggiore enfasi sui segnali collegati ai fondamentali di mercato, come le valutazioni, la qualità dei bilanci aziendali, le politiche di stimolo e l’inflazione”.
Un altro accorgimento indispensabile, concorda la maggioranza dei money manager, è quello di diversificare su più fronti. Sia come classi di attivo sia come strategie e aree geografiche.
Sono i due aspetti cruciali, che determineranno il risultato dei portafogli di investimento a fine anno e anche più avanti. Non è il tempo di riposarsi sugli allori. Quando i salvagenti monetari verranno a mancare, potremmo assistere a una fase di correzione di mercato, più o meno violenta. È allora che a spuntarla sarà chi avrà avuto il comportamento più pragmatico e meno compiacente.
Daniele Chicca
Laureato in lingue e letterature straniere all'Università di Bologna, con un anno presso la UCL di Londra, è giornalista professionista dal 2007. Partendo da Reuters si è con il tempo specializzato in finanza, economia e politica. Grazie a competenze SEO e social, ha contribuito a portare a un incremento del traffico progressivo sul sito Wall Street Italia (in qualità di responsabile editoriale). È stato inviato da New York per Radio Rai e per varie agenzie stampa, tra cui AGI e TMNews (ex Apcom). Al momento si occupa della strategia di comunicazione di alcune startup svizzere specializzate in crypto, FinTech, materie prime e mondo del lavoro.

