Intervista a Francesco Mantica, CIO Edmond de Rothschild in Italia

L’arrivo di Mario Draghi alla presidenza del consiglio dei ministri, cui spetterà tra l’altro pianificare gli investimenti dei fondi provenienti dal Recovery Fund, sembra piacere ai mercati e andare nella direzione giusta. La Borsa di Milano riuscirà nei prossimi anni a trarre beneficio da questo contesto? Quali settori del listino milanese ritenete sia opportuno sovrappesare?

All’indomani della nomina di Draghi come Presidente del Consiglio, i mercati hanno reagito positivamente soprattutto in ambito obbligazionario.
Sicuramente la credibilità della persona aiuterà il mercato italiano, ma il compito che deve svolgere è e resta particolarmente arduo.
L’Italia da decenni ha perso appeal nei confronti degli investimenti stranieri e soprattutto ha perso competitività.
A nostro avviso il suo governo, oltre a fronteggiare l’emergenza pandemica, dovrà in primo luogo fare un piano credibile per spendere i soldi del Recovery Fund. Da un punto di vista teorico, se spesi per investimenti strutturali e compiuti per promuovere la crescita futura, questo potrebbe portare quanto meno a un marginale recupero dell’Italia nei confronti dei nostri vicini europei.
Le sfide da fronteggiare sono molteplici ma sembra arduo poter ritenere che l’inefficienza degli ultimi decenni possa essere colmata in pochi trimestri. Tuttavia, gettare basi su progetti di medio termine è sicuramente un passaggio obbligato. Sul listino di Milano sono quotate società di ottima qualità e spesso leader nei loro settori.
Non a caso se prendiamo l’indice STAR notiamo che ha avuto negli ultimi dieci anni risultati in linea con gli indici mondiali. La sfida sarà capire se le società a più grande capitalizzazione possano nei prossimi anni colmare almeno il gap valutativo che hanno nei confronti dei loro competitor. In un contesto di maggior crescita, di conseguenza, terremmo sotto osservazione i settori delle costruzioni, ma anche il settore bancario.
Sul versante dei titoli di Stato italiani, molti esperti ritengono che ci sia spazio per un’ulteriore compressione dello spread? Siete d’accordo con questa view? Su quali scadenze e tipologie di titoli di Stato italiani ritenete opportuno focalizzare l’attenzione?
Tendenzialmente con una stabilità politica ed economica, un ulteriore restringimento dello spread è plausibile. Gettare le basi di maggior crescita futura aiuterà l’Italia ad avere spread strutturalmente più bassi. Ma comunque stiamo parlando di investimenti con rendimenti estremamente contenuti.
Ricordiamo che a oggi il rendimento del 5 anni italiano è già prossimo allo zero. Conseguentemente un investimento in titoli governativi deve tener conto anche delle condizioni macroeconomiche circostanti.
Sebbene noi siamo dell’idea che i tassi resteranno bassi almeno nell’area Euro, non possiamo dimenticare che nel breve termine a oggi il mercato si sta domandando se non ci possano essere delle pressioni inflazionistiche che mettano nei prossimi mesi sotto pressione i rendimenti obbligazionari. Per questa ragione più che posizioni lunghe sarebbe da sfruttare solo il restringimento dello spread.
Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.

