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Jupiter AM: “Bene le obbligazioni legate all’inflazione”

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Jupiter AM: “Bene le obbligazioni legate all’inflazione”

Intervista a Mark Nash, Gestore Fixed Income di Jupiter AM

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Gli ultimi dati confermano la corsa al rialzo dell’inflazione Usa. Secondo le vostre stime dove potrebbero spingersi i rendimenti del Treasury decennale nei prossimi mesi?

Mentre l’economia globale si riprende dalla pandemia, il panorama politico è cambiato drammaticamente: la spesa fiscale  difficilmente scomparirà presto, visto che vengono affrontate le questioni della disuguaglianza e del riscaldamento globale.

Le banche centrali rimarranno a supporto ma con un ruolo più secondario, assicurandosi che i sistemi bancari siano in buona salute per sostenere la ripresa. Alla luce di questo mix reflazionistico, crediamo che sia iniziata una fase di mercato ribassista delle obbligazioni.

Negli Stati Uniti una massiccia spesa fiscale e una minore dipendenza dalla politica monetaria saranno positivi per l’economia americana e negativi per i Treasury. Ci aspettiamo che i rendimenti dei Treasury Usa salgano ancora nel 2021, con rendimenti a dieci anni che raggiungeranno il 2,20%, sulla base di 3 aspetti chiave.

In primo luogo, il percorso dei futuri tassi d’interesse salirà man mano che il mercato sconterà un futuro inasprimento della politica, sia con la fine del QE che con l’aumento dei tassi d’interesse. Sebbene ci aspettiamo una fine lenta e cauta della politica accomodante, i tassi possono salire fino a un “tasso terminale” più alto di quello attualmente previsto sulla base di un equilibrio di risparmio e investimento più sano all’interno dell’economia.

Una maggiore redistribuzione attraverso i canali fiscali abbasserà i risparmi inutilizzati e il miglioramento delle condizioni economiche aumenterà gli investimenti. Questa combinazione spingerà in alto il tasso d’interesse necessario per permettere all’economia di funzionare al massimo senza surriscaldarsi.

In secondo luogo, con il miglioramento delle condizioni macro, gli investitori richiederanno un premio di rischio per l’inflazione più alto per detenere Treasury USA a causa dei maggiori rischi che affrontano.

I recenti dati allarmanti dell’inflazione statunitense evidenziano il cambiamento dell’ambiente per gli investitori. La riapertura dell’economia e le pressioni sulle catene di rifornimento globali sono una causa importante e dovrebbero attenuarsi col tempo. Tuttavia, dato il mix di politiche a livello globale, l‘inflazione dovrebbe ancora salire in modo sostenibile verso gli obiettivi delle banche centrali fino al 2022 e oltre, producendo un risultato diverso dagli anni precedenti alla pandemia.

In terzo luogo, la relazione di finanziamento degli Stati Uniti con il resto del mondo è cambiata, poiché la domanda di Treasury USA da parte degli investitori d’oltreoceano è diminuita negli ultimi anni, proprio mentre il deficit fiscale è aumentato.

Il crollo della domanda si è verificato soprattutto perché il surplus commerciale della Cina con il mondo è diminuito mentre la domanda interna cresce. Al fine di superare questo deficit di domanda, i rendimenti dovranno muoversi più in alto per attirare gli investitori, portando a curve più ripide e rendimenti più alti.

Per un investitore europeo che voglia incrementare gradualmente la propria esposizione ai titoli di stato Usa, quali indicazioni ritenete opportune in termini di duration, tipologia di titoli (tasso fisso o legati all’inflazione) ed esposizione al rischio di cambio?

Sulla base di ciò, al momento favoriamo le obbligazioni legate all’inflazione, poiché il pricing dell’inflazione aumenta ulteriormente nella parte della curva a dieci anni. Poiché i costi di copertura FX sono molto bassi e a causa delle nostre prospettive negative per il dollaro con il miglioramento dell’economia globale, ci piacciono le obbligazioni legate all’inflazione USA con copertura valutaria.

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